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TENSIONE 16 Agosto Ago 2014 1230 16 agosto 2014

Iraq, raid Usa per riconquistare Mosul

L'area della diga è nella mani degli jihadisti.

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Un pilota di caccia a bordo del suo F/A-18C.

Non si ferma la strage dell'Isis in Iraq della minoranza Yazidi. Il nuovo crimine dei jihadisti dello Stato islamico, secondo alcune fonti locali, è stato il massacro di 81 uomini e il rapimento di 180 donne vicino alla città di Sinjar.
Fonti informate nella provincia di Ninive hanno spiegato che la strage è stata compiuta nel villaggio di Kojo, dove si è ripetuto uno scenario già conosciuto da quando, il 3 agosto, l'Isis ha conquistato la zona, culla degli Yazidi.
DONNE RIDOTTE A SCHIAVE. Le donne rapite, secondo i testimoni, sono state portate verso una località sconosciuta. Una sorte dunque simile a quella di altre centinaia di loro correligionarie sequestrate nei giorni precedenti, che si teme siano state ridotte allo stato di schiave sessuali.
Secondo Baghdad, già prima del massacro di Kojo si era avuta notizia di almeno 500 Yazidi uccisi, mentre 300 donne erano state rapite.
NUOVI RAID DEGLI USA. Insomma, l'avanzata degli estremisti islamici sembra non essersi fermata. Per questo anche sabato 16 agosto sono proseguiti i raid degli Usa sulle postazioni dei jihadisti, mentre dall'Italia sono arrivati i primi voli umanitari per i soccorsi ai profughi.
I bombardamenti non si sono fermati nemmeno il 17, quando 44 miliziani dell'Isis sono rimasti feriti nei pressi della diga di Mosul.
La televisione panaraba al Jazeera ha evidenziato che l'intervento Usa è sempre più pesante. E da Wasghinton si è appreso che il presidente americano Barack Obama ha deciso di interrompere le vacanze a Martha's Vineyard, l'isola dei vip al largo del Massachusetts, per rientrare alla Casa Bianca per analizzare i dossier sull'Iraq per almeno 48 ore.
OFFENSIVA DEI CURDI. I curdi hanno, invece, riferito di un attacco compiuto da aerei contro le postazioni dell'Isis che controllano la strategica diga di Mosul, la più grande dell'Iraq.
Successivamente i Peshmerga curdi avrebbero lanciato un'offensiva di terra prendendo «il controllo del lato Est della diga», ha detto all'Afp il generale curdo Abdel Rahman Korini. Mentre il ministero della Difesa di Baghdad ha sostenuto che una colonna di 30 blindati dell'Isis è stata distrutta.

L'Onu ostacola finanziamenti e forniture di armi all'Isis

Il ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini.

Sul piano internazionale, dopo che il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha approvato all'unanimità una risoluzione con misure che dovrebbero ostacolare i finanziamenti e le forniture di armi all'Isis, è arrivato un appello di Hadi al Bahara, il presidente della Coalizione nazionale siriana dell'opposizione in esilio, che s'è rivolto all'Occidente e «soprattutto gli Usa», perché sostengano l'Esercito libero siriano contro le milizie dell'Isis in Siria come fanno con i curdi in Iraq.
APPELLO DEL PAPA. Drammatica rimane poi la situazione di decine di migliaia di profughi, tra cui molti cristiani oltre che Yazidi che si sono riversati nella regione autonoma del Kurdistan.
«Non dimentichiamo il grido dei cristiani e di ogni popolazione perseguitata in Iraq», ha twittato papa Francesco da Seul.
INVIATI AIUTI ITALIANI. In mattinata è poi arrivato nella capitale curda Erbil il primo dei sei voli umanitari predisposti dall'Italia.
L'ambasciata a Baghdad ha fatto sapere che l'operazione, coordinata dai ministeri degli Esteri e della Difesa, prevede il trasporto di 50 tonnellate di acqua e cibo, 200 tende e 400 sacchi a pelo.
Intanto, dopo la riunione straordinaria dei ministri degli Esteri della Ue hanno dato il via libera alla fornitura di armi alle forze curde dei Peshmerga, l'Italia ha convocato le commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato per il 20 agosto. Anche se il viceministro degli Esteri Lapo Pistelli ha precisato che c'è «il decreto missioni» per abbreviare i tempi sulle decisioni.

BERLINO VISITA BAGHDAD. A Baghdad e ad Erbil si è intanto recato il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, che ha incontrato il presidente iracheno Fuad Masum, il premier incaricato Haidar al Abadi e le autorità curde.
Steinmeier ha definito un «piccolo barlume di speranza» gli sforzi messi in atto da Al Abadi per formare un governo inclusivo delle forze politiche sciite e sunnite per avviare una riconciliazione nazionale in un Paese diviso da odi interconfessionali.
Un tentativo che sembra almeno in parte facilitato dalla decisione dell'ex primo ministro Nuri al Maliki di rassegnare le dimissioni, dopo che per diversi giorni aveva rifiutato di lasciare la carica.

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