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COLLOQUI DI PACE 17 Agosto Ago 2014 1200 17 agosto 2014

Gaza, Netanyahu: «Tregua solo se la sicurezza di Israele è garantita»

Delegazioni riunite al Cairo: Hamas e Israele divise.

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Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu.

I colloqui di pace del Cairo si sono riaperti, ma il clima sembra tutt'altro che positivo. Tra Israele e Hamas permane la diffidenza.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Israele accetterà di sottoscrivere la formula egiziana per un cessate il fuoco a Gaza solo se le necessità di sicurezza di Israele saranno assicurate. «La delegazione israeliana al Cairo», ha ribadito il premier, «ha ricevuto ordine di concentrarsi sui nostri interessi di sicurezza».
CONTINUA LA GUERRA. «Fintanto che sul terreno non ci sarà la calma, Hamas continuerà a subire colpi (da parte di Israele)» ha anche avvertito il premier, nell'imminenza della ripresa dei colloqui del Cairo per una tregua a Gaza.
Netanyahu ha sostenuto anche che Hamas «non può sperare di compensare una sconfitta militare con un successo politico» al tavolo dei colloqui.
Immediata, da Gaza, la sferzante risposta di un portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri. La «sconfitta» non c'è stata e Netanyahu, ha sostenuto, ha preferito nascondere agli israeliani «le ingenti perdite» militari patite a Gaza. Hamas, ha proseguito, non è infiacchita e il prossimo round di combattimenti, ha previsto, tocca ad Ashqelon, ossia in territorio israeliano.
HAMAS INSODDISFATTA DELLA PROPOSTA EGIZIANA. Insomma, veti e minacce incrociate non sembrano favorire la missione del presidente dell'Anp Abu Mazen, che il 16 agosto ha inviato un suo emissario (il negoziatore capo Saeb Erekat) a Doha per convincere il leader di Hamas Khaled Meshal ad assecondare le proposte egiziane per un tregua con Israele a Gaza. Lo ha riportato la stampa palestinese.
Ma un membro dell'Ufficio politico di Hamas, Osama Hamdan, ha replicato che le proposte formulate finora al Cairo «non soddisfano le richieste dei palestinesi».
Su suggerimento delle autorità del Qatar (che non vedono di buon occhio la mediazione egiziana) Meshal insiste per ricevere fin d'ora l'impegno che la Striscia possa disporre in un prossimo futuro di un porto commerciale e di un aeroporto.
ISRAELE NON CEDE SUL PORTO. L'ostilità israeliana è evidente: «Quel porto sarebbe subito sotto influenza iraniana, diventerebbe un duty-free per i loro missili» ha commentato il ministro per le questioni strategiche Yuval Steinitz.
Secondo la televisione di Stato israeliana la proposta egiziana prevede una fase iniziale in cui Israele si impegnerebbe a cessare gli attacchi a Gaza, con un impegno reciproco di Hamas. La riapertura dei valichi della Striscia verso Israele avverrebbe sotto controllo dell'Anp, e così pure l'ingresso nella Striscia dei materiale di ricostruzione. L'Anp dislocherebbe poi le proprie forze lungo la linea di demarcazione e allora Israele annullerebbe la zona di interdizione.
La zona di pesca per Gaza (riaperta fino a 3 miglia) sarebbe estesa a 19 chilometri.
HAMAS MAI MENZIONATA NELLA PROPOSTA. In questo progetto, secondo l'emittente,Hamas non viene mai menzionata. Il porto di Gaza, secondo la tivù, verrebbe discusso in una fase successiva, ma nel contesto degli accordi di Oslo del 1993 fra Israele e Olp. Quegli accordi autorizzavano i palestinesi a organizzare una gendarmeria per mantenere l'ordine pubblico, ma escludevano la costituzione di una milizia potente e ben organizzata così come è venuta a crearsi a Gaza negli anni in cui Hamas ha gestito la Striscia, in contrapposizione all'Anp.
Dunque, nell'ottica israeliana, Gaza può disporre di un porto solo dopo essere stata demilitarizzata: una proposta che Hamas rifiuta in maniera categorica di prendere in considerazione. Lunedì 18 agosto, alle ore 24 locali, la tregua di cinque giorni cessa e nessuno - né i dirigenti israeliani né i palestinesi - sanno dire se subito dopo possano riprendere i combattimenti.
VERSO NUOVI COMBATTIMENTI. L'esercito israeliano ha fatto sapere di essere pronto ad ogni eventualità. Hamas, da parte sua, ha mostrato ai mass media la ripresa della produzione di razzi.
Nel tentativo di uscire dalla spirale di violenza, migliaia di israeliani - fra cui lo scrittore David Grossman - si sono riuniti il 16 agosto a Tel Aviv, nella piazza Rabin. Al loro governo hanno detto che si presenta adesso l'opportunità di rilanciare negoziati di pace con l'Anp, collegandoli ai colloqui sulla tregua. Ancora a giugno, hanno rilevato, Netanyahu aveva respinto il governo di unità nazionale palestinese, mentre adesso lo considera un partner adeguato ai colloqui del Cairo. Dunque, hanno concluso, un'occasione da non lasciarsi sfuggire.

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