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BATTAGLIA 17 Agosto Ago 2014 1840 17 agosto 2014

Iraq, la diga di Mosul in mano ai curdi

Isis sconfitto con l'aiuto degli Usa. Feriti 44 jihadisti.

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Soldati Peshmerga in Iraq.

La diga di Mosul è tornata curda. Appoggiati dai raid americani, i guerriglieri Peshmerga hanno strappato il più grande bacino idrico dell'Iraq all'Isis.
La diga, a Nord di Mosul, fornisce l'acqua e l'elettricità alla maggior parte della regione settentrionale dell'Iraq, indispensabile per l'irrigazione dei campi nella provincia di Ninive.
OLTRE 20 RAID IN DUE GIORNI. Attorno alla diga, conquistata dall'Isis il 7 agosto, si è sviluppata una battaglia tra jihadisti e curdi, sostenuti dai ripetuti raid americani con caccia e droni, oltre 20 tra il 16 e il 17 agosto. Quattordici le operazioni registrate la mattina di domenica, da aggiungere alle nove del giorno prima.
Sarebbero stati 44 i miliziani dell'Isis feriti nel corso dei bombardamenti.
SOSTEGNO AGLI AIUTI UMANITARI. Gli attacchi americani, condotti con successo anche da droni, hanno danneggiato o distrutto 10 vettori blindati, sette Humvees, due veicoli armati e un checkpoint dell'Isis. Il Pentagono ha ribadito che i raid mirano a sostenere gli sforzi per gli aiuti umanitari e a proteggere il personale americano a Irbil.
Intanto le forze curde Peshmerga, appoggiate dagli Stati Uniti, hanno riconquistato tre cittadine nel Nord dell'Iraq cadute appena una settimana prima nelle mani dell'Isis.
Si tratta, secondo quanto riferito dalla televisione satellitare panaraba al Jazeera, di Tel Skuf, Ashrafia e Batnaya. I Peshmerga sono ora impegnati in combattimenti per cercare di riconquistare anche la città di Tal Kif.

Cameron: «Serve un intervento più ampio»

Il premier britannico, David Cameron.

Intanto, in un intervento sul Sunday telegraph il primo ministro britannico David Cameron è sembrato accennare all'opportunità di un intervento militare su più larga scala, affermando che contro la minaccia dell'Isis non è sufficiente la sola azione umanitaria, in cui Londra è già impegnata, con l'invio di aiuti ai rifugiati. Gli Stati Uniti stanno inviando anche armi sofisticate ai curdi, come la Francia e probabilmente in un prossimo futuro anche altri Paesi della Ue, dopo il via libera dato venerdì 15 agosto in una riunione straordinaria dai ministri degli Esteri dell'Unione.
STEINMEIER: «RISCHIO STABILITÀ». Ma il ministro tedesco Frank-Walter Steinmeier, tornato da una missione compiuta il 16 agosto a Baghdad e nel Kurdistan, ha messo in guardia dal pericolo che la situazione di crisi e la debolezza delle forze armate federali irachene possano portare alla creazione di uno Stato curdo indipendente che, a suo avviso, «destabilizzerebbe ancora di piu' la regione».
Tuttavia, il viceministro degli Esteri italiano Lapo Pistelli ha sottolineato «il diritto di autodifesa di un popolo di fronte ad una invasione jihadista»: «Se non agiamo tutti tra un mese ci troveremo a parlare di una nuova Srebrenica», ha aggiunto Pistelli.
IN SIRIA RAPITI 150 SHAITAT. Ma per l'Isis il conflitto va al di là dei confini dell'Iraq, investendo anche i territori contigui nel Nord della Siria, facenti parte del loro autoproclamato Califfato islamico. L'ong Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) ha denunciato il rapimento da parte dei jihadisti di 150 membri del clan tribale degli Shaitat, nella provincia nordorientale di Dayr az Zor, dopo che il 16 agosto aveva parlato di un massacro di 700 uomini della stessa tribù nelle ultime settimane.
L'Ondus ha segnalato ben 26 raid compiuti dall'aviazione di Damasco sulle postazioni dello Stato islamico nella provincia di Raqqa, con l'uccisione di 31 jihadisti, ma anche otto civili, tra cui alcuni bambini. Si tratta di attacchi senza precedenti contro l'Isis da parte delle forze del regime, che da tempo ha perso il controllo di vaste regioni nel Nord del Paese.
Un messaggio, secondo l'ong, inviato dal presidente siriano Bashar al Assad agli americani che le sue forze sono schierate sullo stesso fronte nella lotta ai fondamentalisti. La stessa organizzazione ha detto di aver ricevuto un video in cui una quarantina di anziani del clan degli Shaitat hanno dovuto piegarsi alle minacce dello Stato islamico, affermando che «l'Isis si batte per la giustizia», nella speranza di ottenere la liberazione di 150 dei loro uomini che si ritiene sequestrati dai jihadisti.

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