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PAURA 18 Agosto Ago 2014 1245 18 agosto 2014

Ebola, allertate università del Regno Unito

Allarme per l'arrivo di studenti africani. Guida sull'epidemia.

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Monrovia (Liberia): un infermiere indossa indumenti protettivi contro l'ebola.

L'allarme Ebola dilaga in Europa.
Tutte le università del Regno Unito sono state allertate e istruite su come gestire un'eventuale focolaio di epidemia.
Con l'approssimarsi dell'inizio del semestre e delle lezioni a settembre infatti, Universities Uk, l'organismo che rappresenta i vice-rettori e le università britanniche, ha scritto ad ogni campus e università, inviando una guida con dettagliate istruzioni su come far fronte ad un'epidemia, come segnala il 18 agosto il quotidiano inglese The Independent.
STUDENTI DALL'AFRICA. La decisione di inviare la guida agli atenei è stata presa perché si attendono migliaia di nuovi studenti proprio dall'Africa occidentale, dove è in corso l'epidemia di Ebola. Se Liberia, Guinea e Sierra Leone, dove è stato registrato il maggior numero di casi, avranno a malapena qualche studente iscritto, la Nigeria invece è il quarto Stato per numero di studenti stranieri iscritti alle università britanniche. Nel biennio 2012-2013 erano ben 9.630.
ISOLAMENTO IMMEDIATO. La guida inviata agli atenei spiega in modo chiaro che chiunque si sospetti possa aver contratto il virus Ebola deve essere immediatamente isolato in una stanza a parte, lontano da ogni contatto con gli altri studenti e il personale. La stanza deve avere delle strutture annesse o almeno un bagno dedicato.
GUANTI E VISIERA. Il livello di protezione del personale dipenderà dalle condizioni del paziente, e quelli che avranno a che fare con lui dovranno adottare precauzioni di igiene molto scrupolose, indossando doppi guanti e una visiera monouso. La guida rassicura però il personale delle università sul fatto che la principale via di trasmissione è il contatto diretto attraverso ferite della pelle o mucose, e quello indiretto in ambienti contaminati, con fluidi corporei o gocce di sangue, mentre non ci sono prove di un rischio di trasmissione aerea tra pazienti.

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