Eterologa 140729130430
SENTENZA 18 Agosto Ago 2014 1300 18 agosto 2014

Eterologa, giudice Bologna accoglie ricorso

Il tribunale dà ragione a due coppie.

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Una foto di archivio mostra un'inseminazione svolta in laboratorio, con l'iniezione dello spermatozoo nell'ovulo.

Accogliendo il ricorso di due coppie, presentato prima della sentenza della Consulta che ha abolito il divieto, il tribunale di Bologna ha riconosciuto il diritto ad accedere all'eterologa e nelle due ordinanze gemelle ha sottolineato che non c'è alcun vuoto normativo che impedisca di procedere in base alle regole della medicina e alla legislazione sanitaria vigente.
POLITICA BRUCIATA. La politica aveva messo in moto, su impulso del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, l'iter per un decreto legge, che puntava tra l'altro a inserire l'eterologa nei Lea, i Livelli essenziali di assistenza, prevedendo quindi il concorso economico del Servizio sanitario nazionale.
Percorso che aveva sollevato anche dubbi tra associazioni e addetti ai lavori, per il timore che nel passaggio parlamentare potessero essere introdotte misure capaci di limitare il diritto di accesso a questo tipo di fecondazione.
Tutto sembrava pronto, ma l'8 agosto l'ipotesi è saltata e il governo ha passato la palla al parlamento perché legiferi.
NON SERVE UNA NUOVA LEGGE. Ora, però, due ordinanze depositate il 14 agosto e firmate dallo stesso giudice, Antonio Costanzo, prima sezione civile del tribunale di Bologna, hanno affermato l'esatto contrario: una norma non serve; la legge 40 sulla fecondazione assistita insieme a una serie di direttive europee già recepite, offrono le garanzie necessarie; semmai si possono introdurre linee guida di dettaglio sul numero delle donazioni e anonimato dei donatori, ma all'eterologa si può ricorrere immediatamente.
GLI AVVOCATI: «DIRITTO INNEGABILE». «La pronuncia è assolutamente positiva: linee guida, decreti attuativi potranno contribuire al miglioramento delle procedure: ma non sono e non possono essere il pretesto per negare un diritto e aggirare una (chiarissima) sentenza della Corte Costituzionale», hanno dichiarato i legali di una delle coppie, Massimo Clara, Marilisa D'Amico, Mariapaola Costantini e Sebastino Papandrea.
«I giudici smentiscono il ministro Lorenzin. Il tribunale di Bologna conferma l'inconsistenza di qualsiasi timore di vuoto normativo», hanno aggiunto gli avvocati dell'altra coppia, Filomena Gallo e Gianni Baldini.
TRATTAMENTO NEGATO DA DUE CENTRI. Le due coppie avevano fatto ricorso nel 2010, prima del pronunciamento della Consulta. Bologna, a differenza di altri tribunali che hanno inviato gli atti alla Corte, aveva messo i casi in stand by, attendendo la pronuncia costituzionale, giunta il 9 aprile scorso e diventata esecutiva il 18 giugno.
Ora, dopo oltre tre anni d'attesa per le coppie, il verdetto del tribunale è chiaro, scritto in due ordinanze fotocopia eccetto per i protagonisti e per i centri medici a cui si erano rivolti: Tecnobios in un caso, Sismer nell'altro.
Le strutture avevano dovuto dire no agli aspiranti genitori che a causa di un'infertilità assoluta chiedevano di poter ricorrere a un donatore esterno di gameti perché questo tipo di fecondazione era vietata. Ora che quel divieto è caduto, l'ostacolo è venuto meno.

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