TENSIONI SOCIALI 18 Agosto Ago 2014 1550 18 agosto 2014

Ferguson, omicidio Brown: 10 cose da sapere

Cosa sta succedendo in Missouri.

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Un caso pieno di ombre, quello dell'omicidio di Michael Brown, il giovane di colore ucciso il 9 agosto dall'agente di polizia Darren Wilson a Ferguson, un sobborgo di St. Louis nello Stato del Missouri.
Di certo c'è che il 18enne era disarmato quando è stato colpito a morte: stava tornando da una visita alla nonna quando è stato fermato dalla polizia. Diplomatosi in primavera, avrebbe dovuto iniziare le lezioni universitarie al Vatterott College due giorni dopo.
FERMATO IN STRADA. La polizia di Ferguson ha riferito che Brown ha rapinato un negozio prima della sparatoria (online è stato diffuso un video in cui si vede un giovane, la cui identità non è stata chiarita, mentre ruba dei sigari). Ma il capo degli agenti di Ferguson, Tom Jackson, ha precisato che l'agente non ne era a conoscenza al momento del suo «primo contatto con il giovane». Wilson ha, infatti, fermato Brown per «attraversamento irregolare della strada».
INCHIESTA IN CORSO. Il dipartimento di polizia di St. Louis, separato da quello di Ferguson, sta intanto conducendo l'inchiesta penale destinata ad accertare se l'uso letale della forza da parte di Wilson sia stato giustificato oppure no. Inoltre si vuole ricostruire l'esatta dinamica dei fatti, al momento ancora poco chiara, come documentato da Vox.

1. Il giovane era disarmato: ha sparato solo il poliziotto

Finora è stato confermato che Wilson ha sparato e ucciso Brown nel primo pomeriggio di sabato 9 agosto. Il giovane era disarmato: i bossoli trovati sulla scena del delitto provengono tutti dalla pistola dell'agente di polizia.
Dopo l'omicidio, Wilson, che in sei anni non ha mai ricevuto richiami disciplinari, è stato posto in congedo amministrativo retribuito.
Ciò che non è chiaro, però, sono i dettagli di quanto accaduto. Ci sono testimoni che hanno smentito la versione della polizia.

2. Per un testimone il 18enne è scappato alla vista della pistola

Johnson, un amico di Brown che era con lui al momento dell'omicidio, ha raccontato che stavano camminando in mezzo alla strada quando Wilson li ha intercettati, dicendo loro di salire sul marciapiede. L'agente ha cercato di uscire dall'auto, ma la portiera ha urtato i due uomini rimbalzando contro il poliziotto e facendolo andare su tutte le furie. A quel punto, Wilson ha afferrato Brown per il collo e il ragazzo ha cercato di scappare. Quindi l'agente ha estratto la pistola facendo fuoco: i due giovani sono allora scappati, ma Wilson ha sparato di nuovo. Brown, ferito, si è girato e ha alzato le mani in aria: l'agente allora gli si è avvicinato, esplodendo altri colpi di pistola.

Michael Brown ritratto nel giorno del diploma (©Ansa).

3. L'uomo in fuga con le mani alzate raggiunto dai proiettili

Un'altra testimone, Piaget Crenshaw, ha assistito alla sparatoria mentre aspettava l'autobus per andare a lavoro. Ha raccontato che il poliziotto ha provato a far entrare Brown nell'auto della polizia, ma il ragazzo è fuggito con le mani in aria. A quel punto l'agente ha sparato diversi colpi. Crenshaw ha fotografato la scena e ha consegnato gli scatti alla polizia.

4. L'agente è stato provocato e ha reagito per difendersi

Jon Belmar, capo della polizia di St. Louis che sta conducendo le indagini sulla morte di Brown, ha riportato la versione di Wilson.
Brown, secondo il suo racconto, lo ha aggredito fisicamente prima della sparatoria, quindi l'agente ha tentato di uscire dalla macchina, ma il giovane lo ha respinto all'interno del veicolo. Brown ha dunque aggredito Wilson tentando di prendergli la pistola. A quel punto, è stato esploso un primo colpo dall'interno della macchina, e un altro colpo ha colpito e ucciso il ragazzo a 35 metri di distanza.

  • Il video della rapina al negozio di Ferguson: per la polizia, il giovane è Micheal Brown (video da YouTube).

5. Colpi esplosi: sei per la prima autopsia

Un altro punto incerto riguarda il numero di colpi che hanno raggiunto Brown.
Secondo i risultati di una prima autopsia indipendente pubblicati dal New York Times, il giovane è stato raggiunto da sei colpi di pistola, due dei quali alla testa.
Secondo Michael Baden, ex capo del dipartimento di Medicina legale di New York che ha condotto l'esame per conto dei familiari, un proiettile è entrato nella parte superiore del cranio, facendo pensare che la testa del giovane fosse piegata in avanti al momento dello sparo.
Il procuratore della contea di St. Louis, invece, ha annunciato di non voler rendere pubblici i risultati dell'autopsia sul corpo di Brown.

6. Scontri e saccheggi nelle strade in nome di Brown

Brown è considerato dalla comunità nera di Ferguson una vittima di razzismo. E il caso ha riportato alla memoria precedenti simili, come quello di Trayvon Martin, il 17enne afro-americano che è stato ucciso da un vigilante il 26 febbraio 2012 a Sanford in Florida.
Le tensioni razziali che da lungo tempo covavano all'interno della comunità del sobborgo di St. Louis sono così esplose, nonostante il coprifuoco imposto dalle autorità. I residenti di Ferguson sono scesi in strada per protestare, e la polizia ha risposto in assetto antisommossa: dal giorno della morte di Brown ogni giorno si assiste a violenze e saccheggi.

Giovani nelle strade di Ferguson riprendono gli scontri con la polizia con gli smartphone (©Ansa).

7. La polizia ha licenza di sparare in caso di pericolo di vita

Nel 1980 due decisioni della Corte suprema americana hanno stabilito le condizioni in cui la polizia è autorizzata a sparare.
Si tratta sostanzialmente di due circostanze, e la logica, per entrambe, è che non importa che ci sia una minaccia reale quando si utilizza la pistola. Ciò che conta è la convinzione da parte dell'agente dell'esistenza di una minaccia «oggettivamente ragionevole».
FARE FUOCO CONTRO LE MINACCE. Nel momento in cui, nel corso di un'azione, la minaccia dovesse cessare, l'agente è quindi tenuto a smettere di sparare.
La polizia è autorizzata a fare fuoco per proteggere la propria vita o quella di altri. Si tratta, insomma, dei casi di legittima difesa.
Gli agenti, però, possono anche sparare per evitare che un sospetto possa fuggire. Ma solo se hanno fondato motivo di ritenere che quella persona abbia commesso un grave crimine violento.

8. Le forze dell'ordine sono dotate di equipaggiamento militare

Al di là delle regole d'ingaggio delle forze dell'ordine, però, a Ferguson i poliziotti sono stati dotati di attrezzature militare, grazie al programma 1033. In pratica si tratta di una procedura che permette di fornire mezzi militari - attrezzature e altre dotazioni - alle forze di polizia civili.
Tra il materiale ci sono lanciagranate, elicotteri, robot militari, fucili d'assalto e veicoli militari. Oltre alle uniformi e all'attrezzatura tecnologicamente avanzata.
Per farsi un'idea, la stampa Usa ha riferito che il programma 1033 nel 2012 è costato circa 500 milioni di dollari.

Il presidente Usa, Barack Obama (©GettyImages).

9. La comunità nera Usa è politicamente sottorappresentata

Le proteste esplose a Ferguson dopo la morte di Brown hanno acceso i riflettori sulla comunità nera Usa, che lamenta una limitata rappresentanza politica.
Ferguson è abitata per il 67% da persone di colore, secondo l'Us Census Bureau. Il sindaco e il capo della polizia sono, però, bianchi, e solo uno dei sei membri del City Council è nero. Non ci sono persone di colore nel consiglio scolastico, e su 53 agenti di polizia solo tre sono neri, secondo quanto ha riferito il Los Angeles Times.
Proteste sono poi arrivate sul numero delle azioni di polizia che penalizzerebbero i cittadini di colore. Secondo un rapporto dell'ufficio del procuratore generale del Missouri, infatti, più del 93% degli arresti effettuati nel 2013 dalla polizia Ferguson ha riguardato neri.

10. Gli appelli delle istituzioni per riportare l'ordine

La reazioni della politica all'omicidio sono state guidate dal presidente Usa Barack Obama che ha ha chiesto moderazione sia ai manifestanti sia agli agenti incaricati di far rispettare l'ordine pubblico a Ferguson.
Eric Holder, procuratore generale degli Stati Uniti, ha criticato l'utilizzo delle attrezzature militari da parte della polizia: «In un momento in cui dobbiamo ricostruire la fiducia delle forze dell'ordine e la comunità locale, sono profondamente preoccupato che sia inviato un messaggio di conflitto».
DEMILITALIZZARE LA ZONA. Identica posizione per Claire McCaskill, senatrice democratica del Missouri, secondo cui c'è «bisogno di demilitarizzare questa situazione», considerando «questo tipo di risposta un problema invece che la soluzione».
Infine il governatore dello Stato Jay Nixon ha fatto sapere che mentre si rispetta la «solenne responsabilità delle forze dell'ordine per proteggere il pubblico» è pure necessario «salvaguardare i diritti dei cittadini di riunirsi pacificamente e il diritto della stampa di riferire su questioni di interesse pubblico».

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