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GUERRA 18 Agosto Ago 2014 1528 18 agosto 2014

Iraq, Roma accelera su armi ai curdi

Ponte aereo in pochi giorni.

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Un guerrigliero peshmerga.

La diga di Mosul è presa, e ora i peshmerga si dirigono verso Sud, rafforzati dall'aiuto americano. È in questo contesto che l'Italia ha intenzione di accelerare sulla questione della consegna delle armi ai ribelli curdi che combattono l'Isis, con un ponte aereo che, dopo l'informativa del governo alle Camere fissata per il 20 agosto alle 12.30, potrebbe svilupparsi in tempi rapidi.
INTERVENTO IN DUE O TRE GIORNI. Il primo aereo C-130J potrebbe lasciare Roma e arrivare a Erbil nel giro di due o tre giorni. Ma la tratta è già battuta da voli che portano aiuti umanitari come acqua, viveri e generi di prima necessità.
Il nodo principale, però, resta la consegna delle armi ai curdi. Uno dei limiti tecnici sta nel fatto che i peshmerga hanno sempre utilizzato materiali di origine sovietica. È per questo che l'Italia pensa di ricorrere a circa 30 mila kalashnikov e alle munizioni sequestrate nel 1994 durante la guerra dei Balcani. A queste potrebbero aggiungersi delle mitragliatrici Browning e fucili a ripetizione Mg, da anni in disuso presso le forze armate italiane. Ma per queste armi sono in corso valutazioni di compatibilità con le competenze dei curdi.
M5S E NCD CONTRARI. Si valuta anche la possibilità di inviare armi non letali come puntatori laser, dispositivi anti-bomba, giubbotti antiproiettile, sistemi di comunicazione radio.
Contrari all'invio di armi Movimento 5 stelle e Nuovo centrodestra. Ha fatto scalpore la posizione di Alessando Di Battista, che ha individuato nei jihadisti non dei nemici da combattere ma una realtà con cui dialogare. Fabrizio Cicchitto, di Ncd, ha mostrato tutto il suo scetticismo: «In primo luogo bisogna fornire di aiuti umanitari le popolazioni colpite in Iraq da un genocidio messo in atto dalle truppe dell'Isis. Detto tutto ciò è bene che in Europa e negli Usa nessuno pensi che fornendo un po' di armi ai peshmerga questi siano in grado di risolvere un problema che è innanzitutto dell'Occidente nel suo complesso».
BAGHDAD VUOLE RIPRENDERSI MOSUL. Intanto i jihadisti perdono terreno. Dopo aver dovuto rinunciare la diga di Mosul, l'Isis rischia di farsi prendere la città stessa, la seconda per grandezza in Iraq, da Baghdad. Intanto il governo iracheno si è congratulato con i curdi:
«Quella di lanciare un attacco rapido ma avvolto nel silenzio è una tattica che ha avuto successo. La manterremo, con l'aiuto dell'intelligence americano. La prossima meta sarà Mosul», ha detto il portavoce dell'antiterrorismo, Sabah Nouri.
Il premier designato Haider al Abadi cerca di comporre un governo inclusivo, con il ministro degli Esteri uscente, Hoshiyar Zebari, che ha auspicato un miglioramento delle relazioni con i curdi, dopo lo scontro tra la regione autonoma e l'ex premier Nouri al Maliki.
La riconquista della diga di Mosul è stata riconosciuta da Zebari come un successo dei peshmerga, che presto potrebbero tornare al tavolo negoziale con il governo.
L'ISIS VOLEVA INONDARE I TERRITORI NON CONTROLLATI. Gli Stati Uniti hanno spiegato come i piani dell'Isis prevedessero l'utilizzo della diga di Mosul per inondare i territori non ancora sotto il loro controllo, con grossi rischi per i civili iracheni ma anche per l'ambiasciata Usa a Baghdad.
E se da una parte i jihadisti devono affrontare curdi e americani, dall'altra si trovano stretti nella morsa dei raid siriani, che hanno già colpito a morte almeno 31 miliziani. Il fronte anti Isis potrebbe presto estendersi, con Londra che sembra decisa ad andare oltre gli aiuti umanitari, come spiegato dal ministro della Difesa Michael Fallon: «Noi e altre nazioni in Europa siamo determinato ad aiutare il governo dell'Iraq a combattere questa estrema forma di terrorismo».

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