Barack Obama 140611202733
MAMBO 19 Agosto Ago 2014 0950 19 agosto 2014

Iraq e non solo: l'Occidente ha smarrito se stesso

Fronteggia con le stesse parole agguerrite Hamas e il Califfato, Erdogan e lo zar. Ma non distingue tra nemici mortali e avversari. Perché prigioniero di sette religiose ultra ortodosse.

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Il presidente americano Barack Obama.

Fateci caso, sono tutti come il mitico allenatore Canà (Lino Banfi), nel pallone. Quando scrivo «tutti» penso ai politici, ai commentatori, alle persone pubbliche di ogni tipo.
Ognuno si chiude nelle sue piccole certezze, si rifugia nella sua piccola patria e da lì spara contro amici e nemici.
È successo nei giorni dello scontro Israele-Hamas quando il dissenso dai bombardamenti indiscriminati ha stabilito un rigido confine fra i «buoni», quelli della guerra giusta, e i non buoni, quelli che non pensano che una guerra sia giusta quando muoiono troppi civili.
IL PAPA SOTTO TIRO. Ora tocca al papa di essere messo sotto tiro da questi personaggi con l'elmetto di guerre altrui. Lo vorrebbero in Siria e in Iraq, nessuna richiesta simile venne fatta al pontefice precedente presentato come ideologicamente in regola; gli chiedono di dichiarare la guerra giusta e si lamentano per le sue parole forti ma prudenti.
Il papa dice che il mondo è già immerso in «una guerra mondiale a pezzi» e teme l'accelerazione incontrollata dei conflitti. Pensa che sia giusto l'intervento anche militare ma non vuole bombardamenti indiscriminati né azioni fuori dal mandato internazionale, togliendo così alle guerre quell'aura 'fai da te' che esalta l'occidentalismo con l'elmetto.
AL MONDO SERVONO PIÙ FRANCESCO. Francesco sta giocando la vera carta 'mondiale' con l'apertura alla Cina. Se riuscirà, il mondo avrà una nuova possibilità di stabilizzarsi. Invece leggiamo parole deluse di chi fu ammiratore e propagandista di Bush che con la sua fallimentare strategia ha portato al mondo di oggi. L'argomento di queste penne con l'elmetto è la necessità di contrastare le innumerevoli bande violente, selvagge e armate del l'islamismo radicale.
È una giusta preoccupazione, ma l'azione di contrasto messa in campo finora ha fallito. Vogliamo chiederci perché? Possiamo sognare che il mondo si arricchisca di tanti lungimiranti Francesco invece che di leader bombardieri?
L'OCCIDENTE PERDE SE STESSO. Non sono pacifista. So però che da sempre un'azione armata internazionale deve sottostare a tre regole: la legittimità data da un consesso internazionale, l'esistenza di un pericolo umanitario, la temperanza nella forza. Serve anche molta paziente diplomazia. Un Occidente che fronteggia contemporaneamente e con le stesse parole agguerrite i seguaci del Califfato, le bande di Hamas, Erdogan e Putin vede probabilmente il rischio di una saldatura di forze avversarie ma non vede soprattuto la necessità di allargare il proprio fronte, di separare i nemici mortali dagli avversari.
È un Occidente che perde se stesso perché perde la visione del mondo nostro, prigioniero anch'esso di sette religiose ultra ortodosse delle altre due fedi monoteiste. L'Occidente può sopravvivere e vincere se sconfiggerà gli ultra ortodossi comunque camuffati, fra i cristiani radicali d'America o la destra israeliana. La storia è più complicata di come la raccontano quelli con l'elmetto. A chi come me è amico di Israele ma non di Netanyahu consiglio la lettura di un libro di un giornalista di Haaretz, Ari Shavit. Il titolo è La mia terra promessa, l'editore è Sperling & Kupfer.

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