STATO ISLAMICO 19 Agosto Ago 2014 2347 19 agosto 2014

Iraq, l'Isis decapita il giornalista Usa James Foley

Il cronista era scomparso in Siria nel 2012.

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La strategia del terrore dei jihadisti ha colpito gli Stati Uniti.
Lo Stato islamico in Iraq e nel Levante (Isis) ha annunciato di aver decapitato un giornalista Usa scomparso in Siria, il 40enne James Foley, e ha postato su internet un video di 4.40 minuti (guarda il filmato), dal titolo 'messaggio all'America', in cui apparentemente se ne vede l'esecuzione.
GLI USA «INORRIDITI». La portavoce del Consiglio per la Sicurezza nazionale Usa, Caitlin Hayden, ha detto: «Siamo inorriditi dall'uccisione brutale di un giornalista americano innocente».
Precisando poi che «l'intelligence sta lavorando per determinare l'autenticità del video».
FREELANCE RAPITO NEL 2012. Il freelance, che ha realizzato molti reportage per l'Afp e numerosi altri media, era stato rapito nel Nord-Ovest della Siria il 22 novembre 2012.
Nel filmato, subito rimosso da Youtube e di cui non è possibile verificare l'autenticità, appare nel deserto, in ginocchio, con indosso una tuta arancione e con un terrorista, interamente vestito di nero e col volto coperto.
Foley è stato quindi ripreso mentre parla contro la guerra in Iraq e «la recente campagna aerea».
«NOI SIAMO UNO STATO». Si sente il terrorista dire, in inglese: «Questo è James Foley, un cittadino americano... i vostri attacchi hanno causato perdite e morte tra i musulmani... non combattete più contro una rivolta, noi siamo uno Stato, che è stato accettato da un gran numero di musulmani in tutto il mondo. Quindi, ogni aggressione contro di noi è un'aggressione contro i musulmani e ogni tentativo da parte tua, Obama, di attaccarci, provocherà un bagno di sangue tra la tua gente».
A quel punto il terrorista ha messo un lungo coltello alla gola dell'ostaggio, iniziando vigorosamente a tagliare. Nell'immagine successiva si vede il corpo del giornalista riverso per terra, nel sangue, e la sua testa mozzata sulla schiena.

C'È ANCHE STEVEN JOEL SOTLOFF. Nelle riprese c'è anche un altro reporter americano, Steven Joel Sotloff, a sua volta rapito in Siria.
«La vita di questo cittadino statunistense, Obama, dipende dalle tue prossime decisioni», ha minacciato il terrorista.
È comparsa anche una scritta: «Obama ha autorizzato operazioni militari contro lo stato islamico ponendo effettivamente l'America su un piano scivoloso verso un nuovo fronte di guerra contro i musulmani».
Poi ecco le immagini di quando nelle settimane scorse il presidente Obama dalla Casa Banca ha annunciato l'avvio di raid aerei Usa in Iraq.
FOLEY ERA UN ESPERTO REPORTER DI GUERRA. Fino al giorno prima del suo ultimo rapimento, Foley aveva inviato reportage e video dal Nord-Ovest della Siria, teatro di violenti scontri tra ribelli e regime di Damasco.
Secondo le ricostruzioni, sarebbe stato prelevato nelle vicinanze di Taftanaz, insieme con il suo autista e il suo traduttore, che sono poi stati rilasciati.
Reporter di guerra esperto, Foley aveva già coperto i conflitti in Afghanistan e Libia.
NEI GUAI ANCHE NEL 2011 IN LIBIA. Nell'aprile 2011 era stato vittima di un rapimento nell'Est della Libia, a opera di un gruppo di sostenitori del regime di Gheddafi.
Con lui erano stati prelevati altri due giornalisti, l'americana Clare Gillis e lo spagnolo Manu Brabo, mentre un quarto, il sudafricano Anton Hammerl, era stato ucciso. I tre avevano passato 44 giorni in prigionia prima di essere liberati.
Foley aveva raccontato la sua esperienza in un'intervista.

Dopo il suo rapimento, la famiglia Foley ha creato un sito web (www.freejamesfoley.com) per chiedere il suo rilascio e sensibilizzare l'opinione pubblica.
Il 19 agosto quel sito, in cui sono pubblicate molte notizie del giornalista, è stato rapidamente inondato di messaggi di cordoglio, diffusi via Twitter da tutto il mondo.

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