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EPIDEMIA 20 Agosto Ago 2014 0945 20 agosto 2014

Ebola, la proposta dell'Oms: ai malati il sangue di chi è guarito

La proposta dell'Oms per l'emergenza virus.

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Ragazzi di Monrovia, capitale della Liberia, dov'è esploso il virus.

Si stanno cercando soluzioni alternative di emergenza per fermare il virus Ebola, visto che fino a 30 mila persone potrebbero avere un bisogno urgente di ricevere i farmaci sperimentali e i vaccini, ma le scorte sono del tutto inadeguate all'entità dell'epidemia.
Così, in attesa che questi siano pronti, l'Organizzazione mondiale della sanità sta valutando di usare gli anticorpi contenuti nel plasma di chi è sopravvissuto alla malattia per aiutare i malati.
UNA CHANCE DAL SANGUE DI CHI È GUARITO. Secondo quanto spiegato su Nature dall'epidemiologo Oliver Brady della University of Oxford, se l'epidemia dilagasse anche nelle comunità urbane il problema dei contagi crescerebbe in modo esponenziale, e allora le persone bisognose di interventi preventivi e terapeutici sarebbero destinate ad aumentare ulteriormente. Secondo gli esperti dell'Oms la migliore chance di cura per i malati di Ebola può arrivare dal sangue di chi è riuscito a sopravvivere al virus: si sta pensando di usare il plasma del sangue di chi è guarito dall'epidemia, che contiene gli anticorpi sviluppati alla malattia, e 'condividere' questa immunità al virus con chi è malato per aiutarlo a combattere l'infezione.
L'OMS: «VALE LA PENA PROVARE». «Alcuni studi suggeriscono che usare il sangue dei sopravvissuti può essere una strategia di successo», ha spiegato David Wood dell'Oms. «Anche se le ricerche finora hanno dato risultati contrastanti, vale la pena di provare questa strada visto il bilancio delle vittime. Stiamo consultando i tecnici che hanno la capacità di maneggiare il sangue, per capire quando questa strategia potrà essere effettivamente disponibile».
DUE ROBOT PER COMBATTERE IL VIRUS. Un altro contributo alla lotta alla malattia arriverà anche dai due robot 'made in Usa' partiti per la Liberia per combattere l'Ebola nei luoghi contaminati dal virus: con dei raggi ultravioletti particolari, gli UV-C, i robot, alti circa 160 centimetri, disinfettano molto rapidamente ambienti contaminati come i reparti ospedalieri. A dare la notizia è il sito della WIS, canale locale della Carolina del Sud, da dove arrivano i robot, chiamati TRU-D e sviluppati con la collaborazione della UEC eletronics. Ad accompagnare i robot nella difficile missione africana è Jeffery Deal, direttore della Water Missions International di North Charleston e sviluppatore dei TRU-D.
ULTRAVIOLETTI DI TIPO C. La loro arma segreta sono appunto i raggi ultravioletti di tipo C, gli stessi usati nelle lampade 'germicide', un tipo particolare di lampada che produce una luce ultravioletta capace di agire sul DNA ed efficace contro una grandissima quantità di virus, batteri e altri microorganismi. Queste lampade sono usate ad esempio in sala operatoria per sterilizzare le superfici, e di robot come questi ve ne sono già vari esemplari in uso in diversi ospedali americani.
POLVERIZZANO LE TRACCE DEL VIRUS. Per affrontare l'emergenza Ebola in Africa, ha spiegato Deal, i due robot sono stati settati per 'sparare' una determinata intensità di luce capace di 'polverizzare' ogni traccia di virus Ebola. La loro azione decontaminante in ospedali e ambienti in cui sono state persone infettate dal virus è importante, ha affermato lo sviluppatore dei TRE-D, anche solo considerando che attualmente il 10-15% delle vittime dell'ebola sono state proprio operatori sanitari in prima linea nella lotta al virus fuori controllo in Africa.

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