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MAMBO 20 Agosto Ago 2014 1532 20 agosto 2014

Iraq e Isis, perché la 'guerra giusta' al terrorismo è sbagliata

Contro l'orrore dell'Isis in troppi invocano nuove Crociate. Ma non servono a nulla. Ora è il momento delle parole misurate e della rabbia temperata.

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L'orribile esecuzione, mostrata in un video, del reporter statunitense James Foley dovrebbe chiudere questa stupida discussione, innescata da un deputato grillino, sulla possibilità di dialogo con i seguaci del Califfato.
Il mondo arabo musulmano sembra dominato da bande di assassini con le quali ogni via di trattativa sembra preclusa.
Quello che colpisce è che il gruppo terrorista che succede a quello che sembrava già aver raggiunto il vertice dell'orrore si presenta sulla scena con delitti, quasi sempre di massa, ancora peggiori.
Da qui l'orientamento di gruppi intellettuali e anche di realtà statali occidentali e occidentaliste sulla linea della guerra «senza se e senza ma», con annessi bombardamenti e con l'idea che i costi umani di queste operazioni vanno considerati inevitabili e comunque accettabili, visto che in cambio si cerca di salvare altre vite.
TROPPI INVOCANO LA 'GUERRA GIUSTA'. È il tema della guerra giusta, che sconfina con quello della guerra sacra o santa, che sembra crescere nell'opinione di titolati commentatori, di uomini di Stato, di ultra-religiosi cattolici o ebrei.
Chiunque mostri dubbi su questa linea e ponga anche il tema di come si sia arrivati a questo punto viene accusato di arrendevolezza, di pacifismo, di subalternità terzomondista.
Proviamo a ragionare.
Il mondo è in effetti sull'orlo di una guerra mondiale combattuta su molti, troppi, fronti.
Le stragi sono talmente quotidiane da offuscare la memoria di quelle del passato: il fiume di sangue sembra in piena e gli assassini dilagano.
Il mondo arabo musulmano non riesce a tirar fuori dalla propria cultura la parte - che continuo a pensare prevalente - pacifica e tollerante.
Io ho speranza, perché la storia dell'umanità è talmente lunga che i periodi di terrore si sommano a periodi in cui ebrei, musulmani e cristiani hanno collaborato.
Oggi sembra una strada sbarrata.
Dapprima tutto era dominato dal tema della rivoluzione anti-coloniale.
Oggi emergono argomentazioni ultra religiose e dovunque il tema dello Stato teocratico sembra dominare. L'Occidente ha responsabilità per questo stato delle cose e per la loro degenerazione.
TERRORISTI SPESSO ARMATI DALL'OCCIDENTE. I terzomondisti vedono 'solo' queste responsabilità, gli occidentalisti si sono messi una benda sugli occhi.
Quel che è certo è che l'Occidente, e in esso l'Europa e gli Usa in particolare, non hanno più strategia mondiale. E si scopre che ogni nuovo gruppo assassino è stato armato nel periodo precedente - spesso dagli stessi americani - per combattere guerre per conto terzi.
La stagione di Bush è stata la più dannosa per l'Occidente.
Dopo Saddam dovevano saltare come birilli tutti i dittatori. Così è avvenuto, peccato che inseme a loro siano saltati Stati, si siano frantumate realtà storiche, abbiano preso il sopravvento gruppi via via peggiori.
Chi crede che la guerra santa ci libererà dagli ultras islamici oggi vede che non è così, che finora è successo il contrario.
È arrivato il tempo di nuovi visionari e di nuovi statisti dotati di progetto e di senso della realtà.
Il papa ci sta provando e anche oggi viene deplorato perché poco guerriero: lo vorrebbero infatti alla guida di una definitiva crociata, così come vi sono quelli che pensano che per distruggere Hamas bisogna che l'esercito di Israele torni e resti a Gaza.
PAZZO CHI PENSA ALLE CROCIATE. Penso che siano tutti pazzi. Penso che non c'è altra strada che nel tentativo di trovare un nuovo accordo, nelle condizioni date, con le potenze così come sono e così come sono dirette.
Non c'è' altra strada che nel cercare di ridare significato e ruolo alle organizzazioni internazionali.
Non c'è' altra strada che non sia quella di disinnescare le crisi più acute, di selezionare gli interventi che prevedano la forza, di dividere il fronte islamista cercando così di dare coraggio a chi, i moderati, finora non l'ha mostrato.
La via del dialogo è lunga e spesso porta all'insuccesso.
La via dei bombardamenti e della guerra «senza se è senza ma» porta sicuramente all'insuccesso.
C'è' un dato di analisi nei teorici dello scontro frontale che sembra fragile: l'idea che la forza restituisca primato all'Occidente e ne preservi la sicurezza.
È accaduto e sta accadendo il contrario.
Penso che nell'opinione pubblica occidentale, sui media, fra gli intellettuali, debba aprirsi una vera discussione che sappia sconfiggere sia la subalternità tardo-pacifista sia il machismo dei nuovi guerrieri.
Ecco perché quando leggo le parole di Antonio Socci, violente e fuori di luogo, contro il papa e le critiche di Giuliano Ferrara, più educate, penso a come sia strana la vita se tocca a un ateo ex comunista, amico di Israele ma ripudiato dalla destra ebraica perché d'accordo con i 10 mila portati da Grossman in piazza a Tel Aviv, dire che questo è il momento della trattativa paziente, delle parole misurate, della rabbia temperata, dei pensieri lunghi.

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