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SCOMPARSI 20 Agosto Ago 2014 1146 20 agosto 2014

Rapimenti, gli italiani prigionieri nel mondo

Da Lo Porto a Greta e Vanessa. I nostri connazionali spariti.

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Sei italiani dispersi nel mondo. Rapiti e spariti nel nulla. Le ultime sono state Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, scomparse in Siria, dove si erano recate per portare aiuti umanitari con la loro associazione. Una sorte tristemente condivisa da altri connazionali, tutti sequestrati in Paesi musulmani. E che potrebbero rischiare di fare la drammatica fine di James Foley, il reporter Usa rapito in Siria nel 2012 e decapitato dall'Isis due anni dopo.
Ecco tutti casi ancora aperti sul tavolo della Farnesina.

1. Siria: Vanessa e Greta sparite da Aleppo

Vanessa e Greta sono state rapite a fine luglio in Siria.

Vanessa e Greta hanno 20 e 21 anni. Una ha i capelli scuri, l'altra li ha biondi. A unirle un'amicizia e l'amore per la Siria, devastata da un conflitto civile che non sembra aver fine.
Il 28 luglio erano arrivate ad Aleppo per portare aiuto alla popolazione. Tre giorni dopo un commando di una decina di uomini le ha prelevate dall'appartamento in cui si trovavano e le ha caricate su un furgone. Da allora si sono perse tutte le loro tracce. Nessuna rivendicazione, nessuna richiesta di riscatto.
Il sospetto è che possano essere state prese da criminali comuni che hanno agito per conto di qualche gruppo politico. Le famiglie restano in attesa di notizie. Il padre di Vanessa, il 12 agosto, ha lanciato un appello ai rapitori: «Ricordatevi cosa erano andate a fare. Volevano il bene e sarebbe un dramma se qualcuno le ripagasse con il male».

2. Siria: padre Dall'Oglio e una morte smentita più volte

Padre Paolo Dall'Oglio: di lui non si hanno più notizie da oltre un anno.

In Siria è disperso da oltre un anno anche padre Paolo Dall'Oglio, sacerdote gesuita di 59 anni. Se in molti hanno criticato l'imprudenza delle giovani Vanessa e Greta, di padre Dall'Oglio non si può dire lo stesso.
Per 30 anni ha vissuto in Siria, Paese dal quale era stato espulso nel novembre del 2011 ma in cui aveva deciso di tornare proprio nel bel mezzo del conflitto. Una missione vissuta all'insegna del dialogo tra religioni, tra islam e cristianesimo.
Da quando è scomparso si sono inseguite notizie e smentite sulla sua presunta morte, l'ultima arrivata a maggio. Anche in quel caso la circostanza è stata negata da alcuni attivisti, che hanno riferito come Dall'Oglio sia ancora prigioniero, ma vivo. La sua famiglia ha chiesto più volte di fare chiarezza sulla sua sorte.

3. Libia: Marco Vallisa rapito sul lavoro

Marco Vallisa è stato sequestrato in Libia a inizio luglio.

La Libia è invece la sede della prigionia di Marco Vallisa, tecnico 53enne esperto di costruzioni sequestrato a Zuwara il 5 luglio.
Vallisa era nel Paese per lavorare a un cantiere della modenese Piacentini Costruzioni, quando è sparito con due colleghi stranieri, il bosniaco Petar Matic e il macedone Emilio Gafuri, successivamente liberati.
Di Vallisa, invece, ancora nessuna traccia.

4. Libia: Gianluca Salviato e la minaccia diabete

Gianluca Salviato è stato rapito a marzo in Libia.

Di Gianluca Salviato, 48enne della provincia di Venezia, non si sa nulla dal 22 marzo, quando è stato rapito in Cirenaica. Si trovava a Tobruk per lavorare a un progetto di infrastrutture per la ditta di costruzioni Enrico Ravanelli di Venzone (Udine), un'azienda che ha fissato una ricompensa per chiunque fornisca informazioni sul suo conto.
Ad accrescere la preoccupazione per le sue condizioni, si aggiungono i problemi di salute di cui soffre: all'interno della sua auto abbandonata è stata trovata dell'insulina, l'ormone che si iniettava per combattere il diabete. Anche per lui non è mai arrivata una richiesta di riscatto.

5. Afghanistan: Lo Porto sparito da oltre due anni

Giovanni Lo Porto è nelle mani dei suoi rapitori da oltre due anni.

Sono passati più di due anni da quando Giovanni Lo Porto, cooperante palermitano di 38 anni, è stato sequestrato in Pakistan. Era il 19 gennaio 2012, quando è stato preso a Qasim Bela, nel Punjab, con un collega tedesco: Bernd Johannes. Entrambi lavoravano per una Ong tedesca, la Welt hunger hilfe (Aiuto alla fame nel mondo). Erano lì per far fronte all'emergenza causata dalle inondazioni del 2011. Poco dopo il loro rapimento si era diffusa la voce che fossero nelle mani dei talebani. Una circostanza immediatamente smentita.

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