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ANALISI 20 Agosto Ago 2014 1800 20 agosto 2014

Tornado, cinque dubbi sull'incidente delle Marche

Tutte le domande sullo scontro tra i jet.

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Volavano alla «quota stabilita» per un'esercitazione di guerra simulata i due Tornado precipitati nelle Marche martedì 19 agosto. Tutto sembrava svolgersi in modo regolare, quando qualcosa è andato storto.
Resta aperta la pista dell'errore umano, visto che dai primi accertamenti non sarebbero emersi elementi per ipotizzare un'avaria ai velivoli.
Per accertare la cause dell'incidente la procura di Ascoli ha aperto un'indagine, ipotizzando il reato di disastro aereo colposo.
Ecco cinque dubbi sull'incidente che, secondo quanto hanno riferito i carabinieri impegnati nelle operazioni di ricerca dei piloti, è costato la vita a entrambi gli equipaggi.

1. Aerei pronti alla pensione: tecnologia troppo obsoleta

Un Tornado in volo (©Ansa).

I Tornado sono caccia piuttosto vecchi: sono infatti operativi in Italia dagli Anni 80 e la polemica sulla loro sostituzione con i più moderni F35 ha tenuto banco per un certo periodo. Ma secondo l'Aeronautica sono mezzi affidabili.
Anche se non è ancora possibile escludere che entrambi abbiano avuto un'avaria - l'ipotesi è remota - saranno le scatole nere a smentire o confermare che uno dei due velivoli sia andato in avaria e abbia, per questo, centrato l'altro velivolo. Ma i primi accertamenti hanno smentito questa eventualità.

2. Da Ghedi nessun allarme: l'impatto appreso solo dopo l'incidente

Il Tornado è un velivolo in grado di effettuare voli anche a 50 metri da terra (©Ansa).

I due Tornado precipitati stavano effettuando un'esercitazione di guerra simulata. Lo ha chiarito l'Aeronautica militare in una nota in cui è stato spiegato che si trattava di «un volo addestrativo». L'Aeronautica ha fatto sapere anche che i velivoli volavano a circa 500 metri da terra, considerata bassa quota, ma che era quella «stabilita» e si trovavano sulla «rotta prescritta». E sempre secondo l'Aeronautica i due jet erano stati «severamente controllati».
Dalla sala di controllo che seguiva l'esercitazione, gli uomini radar della base di Ghedi hanno detto di «poter confermare solo di aver ricevuto il segnale radio di avvenuto lancio dei seggiolini». Di altri allarmi, tuttavia, neppure l'ombra: «Non ne abbiamo ricevuti, abbiamo scoperto dell'impatto a incidente avvenuto».

3. Per Pinotti «standard di sicurezza rispettati»: ma erano a 30 metri da terra

Da sinistra il capitano Mariangela Valentini, il capitano pilota Alessandro Dotto, il capitano navigatore Paolo Piero Franzese e il capitano navigatore Giuseppe Palminteri (©Ansa).

Le ore di volo per un pilota di caccia sono fondamentali: più sono le ore di volo, più è la confidenza con il mezzo. Si tratta di allenamento vero e proprio.
I piloti che sono precipitati a Tronzano stavano, secondo l'Aeronautica, affrontando un esercizio di guerra simulata in vista di un addestramento Nato in autunno.
Motivo per cui, probabilmente, stavano volando a soli 500 metri di altezza. Che è pur sempre un volo a bassa quota, ma non quella minima cui può volare un Tornado. Il caccia, infatti, può scendere fino a 50 metri dal suolo per effettuare voli di ricognizione e battaglie aeree.
SOTTO LA QUOTA MINIMA. Nonostante il ministro della Difesa Roberta Pinotti abbia precisato che sono stati «rispettati gli standard di sicurezza», Marco Giuliani, proprietario di una tartufaia in località Castiglione di Rocca Fluvione che ha assistito all'incidente, ha riferito che i jet fossero addirittura a 30 metri da terra e che uno dei due Tornado «è andato a schiantarsi su lato della collina dopo essersi infilato sotto i cavi dell'alta tensione».
Il sospetto è, quindi, che i piloti abbiano cercato di spingere al limite i jet proprio per arrivare preparati alle esecitazioni dell'Alleanza atlantica.

4. Escluse le avarie ai jet: è possibile un errore umano dei piloti

L'incendio sulle colline delle Marche dopo l'incidente dei due Tornado (©Ansa).

In attesa del responso delle scatole nere, basandosi su ciò che ha confermato l'Aeronautica, sarebbero da escludere avaria e manovre non in sicurezza. Resta, quindi, aperta l'ipotesi che a far precipitare i velivoli sia stato l'errore umano.
I Tornado, infatti, possono volare a oltre 2 mila chilometri all'ora, il che significa che siamo oltre la velocità del suono e che, pur essendoci a bordo un navigatore, la strumentazione è, forse, più importante rispetto a ciò che si vede. Il volo a vista sicuramente è previsto, ma la velocità non consente errori.
Recentemente un pilota di caccia Amx è precipitato a Vasto: si era pensato, inizialmente, a una sorta di 'inchino' dato che l'incidente era accaduto sopra i cieli del paese natale dell'aviatore. L'Aeronautica ha smentito dichiarando che si è trattato di un incidente.

5. Mancano le aree per l'addestramento: si rischiano le stragi

L'intervento sulle colline marchigiane dopo l'incidente dei due Tornado (©Ansa).

Per quanto riguarda i voli di esercitazione, il territorio italiano pone dei limiti piuttosto rigidi ai voli addestrativi. Non ci sono aree completamente disabitate e, soprattutto, non ci sono deserti o pianure sconfinate che offrirebbero molte più opportunità (basti pensare alle basi americane piazzate in mezzo al nulla come quella dei marine di Twentynine Palms (la cui superficie è di oltre 2 mila chilometri quadrati) a metà strada tra il Deserto del Mojave a Nord e il Joshua Tree National Park a Sud.
DA CASALECCHIO AL CERMIS. Senza spazi adatti, c'è sempre il rischio di compiere una strage: come quella del 1990 quando un Mb-326, velivolo da addestramento dell'Aeronautica militare, precipitò sopra un scuola di Casalecchio di Reno provocando la morte di 12 15enni che si trovavano in classe durante l'impatto.
O più recentemente la tragedia del Cermis, quando un velivolo americano in addestramento tranciò i cavi di una funivia provocando la morte di 20 persone.
Da quell'episodio i voli a bassa quota non sono più permessi nel nostro territorio. E questo, naturalmente, potrebbe essere un altro problema per l'addestramento dei piloti.

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