Giornalista Americano Austin 140820123911
ALLARME 20 Agosto Ago 2014 1236 20 agosto 2014

Usa, mistero sulla sorte di un altro giornalista

Austin Tice è scomparso in Siria nel 2012, come Foley.

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È mistero sulla sorte di un terzo giornalista americano, Austin Tice, scomparso in Siria nel 2012 e la cui famiglia ha espresso nelle ultime ore le condoglianze ai genitori di James Foley, reporter statunitense ucciso barbaramente da jihadisti dello Stato islamico (Isis).
Nel video, diffuso la sera del 19 agosto dal gruppo estremista armato, si mostra la decapitazione di Foley e l'immagine di un altro giornalista americano, Steven Sotloff, anche lui in mano ai jihadisti che minacciano di ucciderlo.
Nessuna menzione viene però fatta di Tice, 33 anni, scomparso il 14 agosto 2012 a Nord di Damasco e a ridosso del confine con il Libano, in una regione che all'epoca era contesa tra forze del regime di Bashar al Assad e ribelli locali.
EX MARINE DIVENTATO GIORNALISTA. Prima di intraprendere la professione di giornalista, Tice aveva servito come marine americano in Afghanistan e in Iraq. Ed era entrato in Siria dal Libano tramite valichi informali di frontiera. Alla fine di agosto 2012, il Washington Post, giornale per il quale Tice lavorava, citava fonti «bene informate», tra le quali l'ambasciatore della Repubblica Ceca in Siria che rappresentava al momento gli interessi Usa, affermando che il giovane freelance era stato catturato da forze governative e detenuto nei pressi di Damasco.
IN MANO AI LEALISTI. Ai primi di ottobre di due anni fa, la allora portavoce del Dipartimento di Stato Victoria Nuland, aveva confermato che Washington riteneva che Tice fosse nelle mani dalle forze lealiste. In quei giorni era apparso un breve video amatoriale che mostrava Tice, bendato, accompagnato da uomini incappucciati e vestiti di bianco lungo un non meglio precisato sentiero di montagna. «Negli ultimi 635 giorni», hanno scritto i genitori Marc e Debra Tice, «abbiamo dovuto condividere un terribile incubo, che ci ha fatto essere vicini alla famiglia di Foley. A cui adesso va il nostro affetto».

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