James Foley Isis 140820124159
MAMBO 21 Agosto Ago 2014 1557 21 agosto 2014

Iraq, perché coi giovani jihadisti serve un conflitto culturale

Dall'uso della tecnologia allo sfruttamento dei media, dentro l'Is c'è un elemento di modernità che è prevalente. E questo può dare nuove 'armi' a chi vuole combattere il Califfato.

  • ...

James Foley in ginocchio prima della decapitazione. Alle sue spalle un miliziano dell'Isis.

Sul sito Quattrocentoquattro.com, gestito da un gruppo di 30enni, è apparso un articolo-saggio di Niccolò Serri che smonta alcune pigrizie intellettuali attorno ai movimenti terroristici musulmani e soprattutto sul più pericoloso che ci sia oggi: parlo del Califfato dell'Is.
La tesi corrente è che il mondo moderno, cioè noi occidentali, siamo costretti a batterci in una guerra in cui da una parte c'è la nostra modernità, dall'altra il sogno arabo-musulmano di tornare a vecchi modelli di un passato di molti secoli fa.
Non c'è dubbio che l'estremismo musulmano, come tutti gli estremismi religiosi, cerchi una tradizione a cui ancorarsi e, nel caso degli islamici, considera nemici da abbattere tutti coloro che, a partire da musulmani di altre correnti, non condividono i loro totem e i loro tabù.
UNO JIHADISMO 'MODERNO'. Tuttavia c'è nei sostenitori dell'Is, sostiene Serri, un elemento di modernità che è prevalente. Il giovane studioso lo rintraccia nel vero e proprio network criminale che governa i vari gruppi terroristici, nella disinvolta capacità di usare i media, nel porre il tema del Califfato non solo come proposta che guarda al passato, ma come progetto finale di una rivoluzione moderna che punta a scardinare l'assetto esistente.
Questa tesi non sminuisce, anzi dilata, la pericolosità del nuovo gruppo terrorista e spiega come mai tanti giovani, anche occidentali, siano soldati in questo esercito che non vuole la sopravvivenza di un passato di purezza religiosa, ma punta a un futuro, sanguinosissimo, che ha per loro il senso di una rivoluzione, magari finanziata dalla cedola petrolifera di Stati arabi canaglia ultra-ricchi.
La capacità mediatica dei nuovi terroristi non è solo capacità tecnica, ma coerente sbocco di una guerra fra due idee di modernità in cui appare un modello teocratico-militare portato alle estreme conseguenze, persino più in là di quanto avevamo visto sia con altre organizzazioni terroristiche, sia con l'Iran degli ayatollah.
Se la tesi della modernità del Califfato ha un senso, e io penso che lo abbia, cambiano i modi in cui ci si può adoperare per contrastarlo.
SERVE AGIRE SULLA PERSUASIONE. Ovviamente con le armi, ma soprattutto con un lavoro di lunga lena, teso a rendere evidente al mondo musulmano tutto, ma in particolare ai suoi giovani, anche a quelli occidentali che laggiù combattono per il califfo, che l'idea di fondo è totalmente sbagliata e li porta al di fuori persino di qualsiasi progetto rivoluzionario.
Penso che ai giovani musulmani non possiamo proporre di occidentalizzarsi e dobbiamo accettare un grado di contrasto fra noi e loro che resti dentro una competizione non violenta.
Il Califfato coi suoi video, le sue armi americane, la sua strategia da gruppo criminale che agisce in network, le sue parole d'ordine ultra-ortodosse, fornisce a tanti giovani arabi una possibilità di fronte a una condizione attuale che loro ritengono, e spesso è, inaccettabile.
Tollerare un grado basso di conflitto politico-culturale con loro, incanalarlo, accettarne la contrapposizione e agire sulla cultura, sulla persuasione, su un grado misurato nell'uso della forza, è la strada maestra. Ma non si riuscirà a farlo se si sbaglia l'analisi e si presentano questi gruppi come soldati di 'ieri' che si oppongono all'oggi: è un terribile abbaglio, anche dal punto di vista militare. Perché non vede, come scrive Serri, la modernità dello scontro.

Correlati

Potresti esserti perso