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INTERVISTA 21 Agosto Ago 2014 0941 21 agosto 2014

Is, Veryan Khan: «L'Italia rischia tantissimo»

L'analista Khan a Lettera43.it.

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Con il brutale omicidio del giornalista americano James Foley, l’Is ha lanciato apertamente la sua sfida all’Occidente.
La nascita del Califfato di Abu Bakr al Baghdadi ha segnato uno spartiacque nella lotta al terrorismo islamico e la minaccia si è trasformata in qualcosa di nuovo, di più ambizioso e di più pericoloso.
1.400 EUROPEI COI JIHADISTI. Il primo ministro britannico, David Cameron, ha interrotto le vacanze con la famiglia per rientrare a Londra. Il timore è infatti che il boia mascherato del video in cui viene decapitato Foley sia uno dei tanti sudditi di Sua Maestà partiti per combattere con i jihadisti in Siria e Iraq. Secondo quanto pubblicato dal Guardian, l’uomo, che parla con uno spiccato accento britannico, è il capo di una cellula di quattro combattenti britannici che operano a Damasco e dintorni. In tutto, secondo i governi continentali, sono 1.400 gli europei che hanno imbracciato le armi in Siria. E la maggior parte di loro milita nell'Is.
«RISCHI ALTISSIMI PER L’ITALIA». E mentre l'Interpol invita a una risposta globale contro il terrorismo, il mondo si interroga sulle reali possibilità di penetrazione e attentati dello Stato Islamico in Occidente. Secondo Veryan Khan, direttrice editoriale del Trac, il Consorzio di ricerca e analisi sul terrorismo con sede negli Usa, i «rischi sono altissimi». E l'Italia è un «bersaglio più facile rispetto a Regno Unito, Germania e Francia».

Combattenti dell'Is. Nel riquadro, Veryan Khan, direttrice editoriale del Trac.

DOMANDA. Gli Stati del Golfo, alleati degli Usa, stanno finanziando l'Is. Perché?
RISPOSTA. Le donazioni private provenienti dagli Stati del Golfo sono usate per influenzare e ottenere potere. Bisogna sempre tenere a mente che è in corso la più grande battaglia per il potere, quella tra sciiti e sunniti.
D. Si spieghi meglio.
R. Tale sostegno potrebbe essere attribuito a vari motivi, come la mancanza di fiducia nel coinvolgimento degli Usa nella regione, il supporto ai sunniti contro il governo di Bashar al Assad e più recentemente contro il governo iracheno. Ma anche al fatto che vedono l’Is come una forza d’opposizione all’influenza dell’Iran sciita sulla regione. Per l’Arabia Saudita l’Is rappresenta il mezzo ideale per contrastare l’Iran e diffondere il ceppo wahabita nella regione.
D. Da chi arrivano esattamente i finanziamenti all’Is?
R. Ricchi donatori in Arabia Saudita, Kuwait, Turchia e Qatar. La frequente mancanza, da parte di questi governi, di una risposta volta a contrastare tale finanziamento è stata vista come un’indiretta approvazione del sostegno offerto. A prescindere dalla recente dichiarazione dei governi del Medio Oriente, secondo cui essi avrebbero migliorato le misure per contrastare il flusso di denaro verso l’Is, queste pratiche sono apertamente in corso.
D. Qual è il Paese più esposto?
R. Il Kuwait è stato definito essenziale nella fornitura di finanziamenti non solo all’Is, ma anche ad altri gruppi di ribelli siriani. Il Paese raccoglie fondi da donatori negli Stati del Golfo. Da qui poi i soldi trovano la loro strada attraverso la Turchia e la Giordania.
D. Oltre che con le donazioni dei privati, come si finanzia l’Is?
R. Ora come ora lo Stato Islamico riceve finanziamenti da molte fonti: vendendo petrolio, controllando la fornitura d’acqua e sequestrando persone in cambio di un riscatto. Per non parlare delle recenti importanti rapine in banca a Mosul, che hanno già fatto dell’Is il più ricco gruppo terroristico del mondo.
D. L'Is ha diversi centri di reclutamento in Europa: anche in Italia?
R. La Spagna è molto più nota. A partire da giugno del 2014, le autorità spagnole hanno arrestato 472 persone sospettate di collaborare al reclutamento di jihadisti. Francia, Regno Unito e Germania sono altri grossi centri di reclutamento per lo Stato Islamico. Grazie all’impegno online, il reclutamento è più semplice e diffuso che mai.
D. Quali rischi corre l’Italia?
R. L’Italia è un bersaglio più facile rispetto a Regno Unito, Germania e Francia.
D. Ne è convinta?
R. La vulnerabilità dell’Italia nei confronti della minaccia terroristica è riscontrabile negli arresti di sospetti accusati di aver pianificato gli attacchi a Londra e negli Stati Uniti. Una ventina, tra il 2013 e il 2014, a Roma, Milano, Venezia, Anzio (leggi il dettaglio del report).
D. E il Vaticano?
R. Bè, parlando di ideologia il Vaticano rappresenta una minaccia diretta e un centro di potere ben consolidato capace di esercitare un’influenza sul mondo. Detto questo, penso che le cellule dell’Is siano più propense a scegliere come obiettivo un bersaglio meno fortificato.
D. Quali sono i pericoli per Stati Uniti ed Europa nel suo complesso?
R. La minaccia più pericolosa è rappresentata dal ritorno di combattenti ben addestrati. Non possiamo sostenere che tutti quelli che torneranno attaccheranno il loro Paese d’origine ma, se anche solo una minima parte lo farà, i rischi saranno enormi.
D. Quali tattiche potrebbero usare per attaccare?
R. Sono tanti i modi in cui gli attacchi potrebbero essere pianificati, supportati ed eseguiti. Un esempio significativo è il caso di Mehdi Nemmouche in Belgio: qui alcuni civili ebrei sono stati uccisi dall’attacco di un lupo solitario. Monitorare chi parte e chi ritorna è cruciale. Ancor prima è fondamentale contrastare gli sforzi di radicalizzazione per evitare che le persone partano.
D. Perché, secondo lei, l’Is si è diffuso così tanto?
R. Fa appello alle giovani generazioni, i suoi membri “appaiono” e si presentano non solo come efficaci, ma anche come “puri”. Il travolgente sostegno allo Stato Islamico su Facebook, Twitter, YouTube, Sound Cloud e Just Paste It lo rende una centrale elettrica del reclutamento.
D. Due ragazze italiane sono state rapite in Siria da un commando di uomini armati. Quali sono i gruppi terroristici che operano in quell’area?
R. Questo rapimento è un caso molto strano. Il fatto che, come è stato riferito, le due ragazze se la siano “svignata” per andare a fare le volontarie in una delle aree più lacerate del mondo desta sospetti. Penso che l’Is abbia già rivendicato il rapimento. Diverse divisioni dello Stato Islamico sono note per aver rapito donne, ma la presenza di occidentali sul territorio sembra l’occasione ideale per chiedere un grosso riscatto e non per una mera “gratificazione personale”.
D. I ribelli sarebbero in grado di sconfiggere i gruppi terroristici in Siria?
R. Attualmente il Fronte Islamico e il Fronte al Nusra sono gli unici due gruppi capaci di ostacolare l’Is. Detto ciò, dopo aver passato anni a combattere fra di loro, nessuno di questi due gruppi ha avuto successo nello sconfiggere lo Stato Islamico. In realtà, secondo alcune voci, entrambi hanno fazioni che stanno disertando per passare all’Is.

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