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PROFILO 21 Agosto Ago 2014 0833 21 agosto 2014

James Foley, chi era il giornalista Usa decapitato

Foley mostrava gli orrori della guerra al mondo.

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Il giornalista 40enne James Foley.

Aveva 40 anni, James Foley, e amava il suo lavoro che viveva come una missione. L'uomo di cui l'Isis ha rivendicato la decapitazione era un veterano del giornalismo di guerra, un reporter serio, generoso e coraggioso, sempre in prima linea, nei conflitti più cruenti, in Afghanistan, Libia, Iraq, Siria.
Era già stato vittima di un rapimento, nell'aprile del 2011, per 44 giorni, mentre era impegnato a seguire la rivolta che ha rovesciato il leader libico Muammar Gheddafi.
IN PRIMA LINEA. Dopo quel sequestro in Libia, in un'intervista al Boston Globe aveva affermato di credere che «il giornalismo in prima linea sia importante. Senza quelle foto e video, senza esperienze di prima mano, non si può dire davvero al mondo quanto può essere terribile» la guerra.
Da freelance collaborava con molte testate, tra cui Global Post, Afp o la tv Usa Pbs. E aveva anche un blog personale, chiamato A World of troubles (un mondo di problemi), a cui aveva dato come sottotitolo la celebre affermazione di Carl von Clausewitz: «Le guerre le combattono gli esseri umani».
IMPEGNATO NEL SOCIALE. Aveva quattro fratelli più piccoli di lui e due genitori che ora lo piangono e sono orgogliosi del figlio che hanno cresciuto. Educato ai valori del cristianesimo presbiteriano, aveva deciso di aiutare i più sfortunati. Per questo aveva scelto di fare volontariato in diverse associazioni, come Teach America, con la quale insegnava ai figli degli immigrati esclusi dalle scuole dell'Arizona, bambini spesso senza genitori né documenti, e senza diritti pur essendo nati negli Stati Uniti. Per invogliarli a studiare prometteva loro di portarli al parco acquatico, a sue spese.
Per raccontare a tutti la triste realtà del mondo si era iscritto alla scuola di giornalismo della prestigiosa Northwestern university di Chicago.
RAPITO IN LIBIA. Era già stato su vari fronti di guerra per quasi quattro anni quando è stato rapito in Siria il 22 novembre 2012, nelle vicinanze di Taftanaz, nella provincia nordoccidentale di Idlib. È stato fermato insieme al suo autista e al suo traduttore, che sono poi stati rilasciati. Di lui, invece, non si è saputo più nulla, fino al 19 agosto 2014.
Inizialmente la sua famiglia aveva scelto di mantenere il silenzio, sperando che la discrezione aiutasse gli sforzi per raggiungere la sua liberazione. Ma dopo numerose settimane di attesa, aveva deciso di cambiare strategia, creando un sito (www.freejamesfoley.com), una pagina Facebook e un account Twitter dedicate al rapimento. E ha iniziato a diffondere foto in cui si può vedere James - Jim per gli amici - al lavoro, col giubbotto antiproiettile e una telecamera, tra edifici distrutti dalle bombe, o anche in famiglia, a Natale, con un cappellino rosso e bianco. E un contagiorni: da quando è scomparso ne sono trascorsi, fino all'ultimo, 636.

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