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I NUMERI DELLA DISUGUAGLIANZA 21 Agosto Ago 2014 1200 21 agosto 2014

Usa, bianchi e neri: le differenze razziali in cifre

I primi guadagnano il 21% in più.

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La differenza tra un nero e un bianco negli Stati Uniti d'America di Barack Obama si legge ancora nelle nude cifre. Nei sei proiettili che hanno crivellato il corpo appena adulto di Michael Brown, ucciso da un poliziotto a Ferguson, Missouri. E nei numeri delle statistiche messe in fila dal New York Times, capaci di raggelare a un oceano di distanza, figuriamoci nel Paese che ha eletto per la prima volta nello studio Ovale un presidente nero.
DIVARIO STRUTTURALE. Mentre il gap tra uomini e donne e tra non ispanici e latinos si è ridotto, quello tra bianchi e afroamericani è rimasto quasi intatto, come 50 anni fa.
Come se Martin Luther King e Malcom X non ci fossero mai stati.
Ecco i dati che fanno venire voglia di marciare, perchè la strada dei diritti è ancora lunga.

1. Per ogni disoccupato bianco ce ne sono due neri

L'andamento della disoccupazione nella comunità nera e in quella bianca dal 1975 al 2014 (Bureau f Labor Statistics).

Negli ultimi 40 anni gli afroamericani senza lavoro sono stati, in media, il doppio di quelli bianchi.
Nel 1972, la disoccupazione tra i neri era 2,04 volte maggiore di quella degli yankee. Nel 2013 la proporzione è praticamente intatta: 2,02 disoccupati colored per ogni bianco senza occupazione.
E il livello di educazione sembra non avere impatto. Ogni 100 laureati ci sono 3,5 bianchi senza impiego contro i 5.7 tra gli afroamericani.

2. È laureato il 21% dei 30enni neri contro il 38% dei bianchi

La differenza nei livelli di istruzione (Bureau f Labor Statistics).

Il numero dei laureati tra le persone di colore è certamente aumentato, ma è cresciuto anche tra la popolazione di origine europea.
Risultato: secondo due economisti di Harvard, Claudia Goldin e Lawrence Katz, nel 2012 era laureato il 21% dei 30enni neri, contro il 38% dei coetanei bianchi.
Nel 1970 il gap era di 10 punti percentuali oggi è di 17. Le cifre, insomma, sono positive in termini assoluti, terribili in termini relativi.
Certo gli ingegneri e gli avvocati di origine afroameticana (gli Obama insegnano) erano il 6,7% nel 1990, sono diventati il 9,3% nel 2013, i manager erano il 5,7%, nel 2013 il 7,4%.
Tuttavia i neri sono ancora la maggioranza dei lavoratori a bassa qualifica.

3. Il divario salariale è cresciuto: un bianco guadagna il 21,6% in più

Il divario salariale dal 1980 al 2013 (Bureau f Labor Statistics).

Il gap di istruzione e formazione si riflette sul lavoro e sul salario.
Nel 1983 un lavoratore bianco guadagnava in media a settimana il 18,4% in più di un nero.
Oggi, a tre decenni di distanza, la differenza è persino aumentata: a parità di impiego gli uomini con la pelle rosea di Bill Clinton incassano ogni sette giorni il 21,6% in più di quelli con la pelle di Barack Obama. Una differenza pari a quasi un quarto dello stipendio.

4. I bianchi sono 4,3 volte più ricchi di afroamericani e latinos

La quota di popolazione che vive sotto la soglia di povertà, dal 1975 al 2012 (Centers for disease control and prevention).

La crisi finanziaria non ha impoverito tutti allo stesso modo: anzi ha ampliato in maniera sorprendentemente rapida il trend della disuguaglianza razziale. Nata dalla finanziarizzazione dei mutui delle fascie meno abbienti, secondo i dati della Federal Reserve e dello Urban institute non ha fatto altro che aumentarne la povertà.
Nel 2007 le famiglie bianche erano 4,3 volte più ricche di quelle di neri e latinos, solo tre anni dopo la proporzione era aumentata a 6,1.
Anche se, su questo fronte, i termini assoluti tendono a confortare. O quasi.
Nel 1980, infatti, le famiglie afroamericane con un tenore di vita sotto la soglia di povertà erano quasi un terzo, il 32,5%: nel 2012 la percentuale è scesa al 27,2%.
Tradotto significa che ancora oggi una famiglia nera su quattro è tecnicamente in povertà. Tra i bianchi la quota si ferma al 12,7%, meno di una su sette.

5. Il 19,6% dei neri è affetto da diabete contro il 9,5 dei bianchi

Povertà significa peggior cibo, peggior qualità della vita, più malattie.
Tra il 2007 e 2010 al 9,5% degli afromericani è stato diagnosticato il diabete, praticamente uno su cinque, contro il 9,5% di incidenza sui bianchi.
Così come la percentuale di obesità infantile è più del doppio tra i neri (14.7%) rispetto ai bianchi (6,4%). In compenso i bianchi sono più colpiti dal cancro e l'incidenza dei problemi cardiaci è di pari livello.

6. I bianchi hanno una speranza di vita di 3,8 anni in più

Nel 1950 un cittadino americano bianco poteva sperare di vivere in media ben 8,3 anni in più di un uomo di colore. Un bel pezzo di vita.
Nel 2010 invece la forbice si è ridotta a 3,8 anni. Tuttavia la popolazione nera resta la meno longeva.

7. Un 30enne nero ha una probabilità nove volte maggiore di essere ammazzato

Ma non si muore solo di malattia.
Il rischio di finire ammazzato per un giovane afroamericano è più alto che per un bianco.
Nel 2010 ogni 100 mila persone uccise, tra i 25 e i 34 anni, 76 erano ragazzi di colore: più di nove volte il numero di quelli di razza bianca della stessa classe di età e 14 volte la percentuale della popolazione degli Stati Uniti nel suo insieme.

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