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CRIMINI 22 Agosto Ago 2014 1420 22 agosto 2014

Omicidi in famiglia: se il mostro vive in casa

Tre le mura domestiche 147 delitti con 175 morti.

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Nel 2012, ci sono stati 159 omicidi in famiglia che hanno provocato 175 vittime.

Padri che uccidono i figli nel sonno. Mariti che sparano alle mogli. Genitori che vengono eliminati da chi hanno messo al mondo.
È solo la cronaca degli ultimi giorni, piena di delitti commessi tra le mura di casa.
In Sicilia un uomo ha accoltellato le figlie di 12 e 14 anni mentre dormivano e poi ha tentato di togliersi la vita.
La più piccola è morta, l'altra bambina versa in gravi condizioni in ospedale. A fermare l'uomo è stato l'intervento degli altri due figli che, in quel momento, erano in casa.
ESTATE DI DELITTI. Qualche giorno prima, un padre di 34 anni ha ucciso la sua bimba di 18 mesi con cinque coltellate mentre era nella culla. Giustificandosi, una volta tratto in arresto, dicendo che ha «sentito una voce» che gli ordinava di uccidere.
Sempre nel mese di agosto, un uomo ha sparato in testa alla moglie: i due avevano due figli e la donna aveva deciso di andarsene.
NON È UN RAPTUS DI FOLLIA. Ma perché tra le mura domestiche, il luogo più protetto, si compiono così tanti delitti efferati?
Parlare di 'raptus di follia', in questi casi, è errato. L'omicidio in famiglia non è mai frutto di un 'colpo di testa'.
In genere è il tragico culmine di situazioni complicate che, a un certo punto, arrivano a un epilogo tragico. Non si tratta di un qualcosa che accade all'improvviso, dunque, ma della classica goccia che fa traboccare il vaso.
NEGLI ANNI 90 2 MILA OMICIDI. Sebbene la cronaca tenda ad amplifiare il fenomeno ogni volta che avviende una nuova uccisione, i numeri sono rimasti invariati da tempo: in famiglia non si muore di più rispetto al passato. Il dato rimane costante nel tempo.
NEL 2012 175 UCCISI IN CASA. Nonostante in Italia il numero delle vittime di omicidio volontario sia inferiore rispetto al passato - secondo il Rapporto Eures Ansa 2013, in Italia sono in calo (negli Anni 90 si è arrivati a quasi 2 mila omicidi all'anno, nel 2012 sono stati 526) - resta fisso il numero dei delitti commessi in famiglia: nel 2012, ce ne sono stati 159 che hanno provocato 175 vittime (147 omicidi con un solo morto, 10 duplici omicidi e due con quattro decessi).
Il dato è quindi piuttosto allarmante: significa che la famiglia non è quell'approdo sicuro in cui ci si può rifugiare dal 'mondo esterno'.
Ma ogni delitto che avviene tra membri dello stesso nucleo famigliare può avere cause diverse

1. Stragi di famiglia: quasi sempre il killer è uomo
le uccisioni in famiglia possono essere distinte in base all'autore e alla vittima del reato.

Nella maggior parte dei casi si tratta di uomini che uccidono le loro compagne (mogli, conviventi, partner o fidanzate). Assassinii di genere per i quali è stato coniato il termine «femminicidio».
Una tendenza che non stupisce, visto che la maggior parte degli omicidi (in Italia più del 90%) è commessa da uomini.
POCHI CASI E ISOLATI. Non stupisce, quindi, che anche tra i delitti tra consanguinei l'autore sia quasi sempre maschio.
In particolare, quando viene uccisa tutta la famiglia si tratta sempre di un uomo. Ma, fortunatamente si tratta ormai di casi isolati: nel 2012, sempre secondo il Rapporto Eures Ansa 2013, ce ne sono stati due che hanno provocato quattro vittime.

2. Uxoricidio: il movente spesso è la gelosia

Quasi la metà degli omicidi commessi in famiglia sono uxoricidi.
Stando al Rapporto Eures Ansa 2013, nel 49,1% dei casi chi soccombe erano donne legate sentimentalmente all'autore di reato.
NON SI ACCETTA LA FINE DI UN RAPPORTO. Il movente, nella maggior parte dei casi, è la gelosia, o meglio, la non accettazione della fine di un rapporto.
Anche se le statistiche non possono andare a fondo di ogni singolo caso, la cronaca racconta di rapporti già deteriorati.
Motivo per cui parlare di raptus potrebbe stravolgere i fatti.

3. Padri e figlicidio: il 20% era affetto da depressione

Nel 17,1% degli omicidi in famiglia del 2012 è stato un genitore a uccidere il figlio.
Chi compie tali delitti può avere motivazioni, ovvero moventi, differenti.
In qualche caso si tratta di padri che non riescono più a sopportare un figlio violento, perché affetto da patologie psichiatriche o perché sotto l'effetto di sostanze stupefacenti.
Spesso sono genitori, in genere piuttosto anziani, che non possono più prendersi cura degli eredi disabili e che hanno paura che, morti loro, finiscano in una casa di cura.
SI UCCIDE UN FIGLIO ANCHE PER PUNIRE LA MOGLIE. Un caso del tutto diverso è il padre che uccide i figli per fare un torto alla madre che, magari, lo ha lasciato (come il caso dell'uomo che ha accoltellato le due figlie uccidendone una).
Nel 20% dei casi considerati dal Rapporto Eures Ansa 2013 ci si trova di fronte persone che hanno manifestato un disagio psichico prima dell'omicidio.
Non è da escludere la depressione (o un'altra patologia psichiatrica, come la schizofrenia, per esempio).

4. La sindrome di Medea: «Io ti ho fatto, io ti distruggo»

Le donne che uccidono se la prendono nel 60% dei casi con il compagno e nel 20% dei casi con i figli (nel 2012 le madri che hanno ammazzato la prole sono state tre. Nove quelle che hanno eliminato i partner).
Quando una madre elimina la propria prole, la criminologia parla Sindrome di Medea.
FIGLI COME PROLUNGAMENTO DELLA MADRE. La donna, più dell'uomo, quando arriva a uccidere i figli ha la convinzione che questi siano una sorta di un suo prolungamento. La giustificazione che si danno si può sintentizzare in questa affermazione: «Io ti ho fatto, io ti distruggo». Molto frequentemente la madre che decide di suicidarsi, porta con sé anche la sua prole, soprattutto se si tratta di bambini o minorenni.
Siamo di fronte, ancora una volta, a situazioni di profonda depressione (che spesso non è stata notata dai familiari): se nulla ha più senso e se il mondo è un 'posto brutto', ammazzare i figli prima di suicidarsi pare, nella mente malata di una persona che vive il suo disagio in solitudine, un ragionamento lineare.
SINDROME DI MUNCHAUSEN PER PROCURA. Ci sono anche le madri affette dalla Sindrome di Munchausen per procura.
Si tratta di donne che vogliono stare (patologicamente) al centro dell'attenzione e, per farlo, si servono dei figli cui somministrano farmaci o veleni (in qualche caso tentano anche di soffocarli).
I bambini stanno male e loro, a quel punto, hanno l'occasione di frequentare ospedali e farsi notare nel loro dolore.
Non sempre arrivano a uccidere i figli, ma può succedere se non vengono fermate in tempo.
È il caso dell'infermiera torinese arrestata il 12 agosto dopo essere stata sorpresa a iniettare dosi di insulina (usata per curare il diabete) al figlio di 4 anni.

5. Figli che uccidono i genitori: la liberazione dal giogo

Nel 2012 i figli che hanno ucciso uno o entrambi i genitori sono stati in tutto 12 (di cui nove delitti sono attribuibili a maschi e tre a femmine).
È ancora vivo nella memoria il caso di Erika e Omar che, nel 2001 a Novi Ligure, uccisero premeditatamente la madre e il fratellino di lei.
Ma pure il caso di Pietro Maso che, con complici e premeditatamente, ammazzò entrambi i genitori per entrare in possesso dell'eredità.
SI AMMAZZA PURE PER DENARO. In molti casi si tratta di figli che uccidono un padre padrone, o che ritengono tale. A questo punto, per liberarsi dal giogo, non resta che l'omicidio, soprattutto quando il genitore è un violento, un prevaricatore, o addirittura ha comportamenti incestuosi.
Ma ci sono anche figli affetti da disturbi psichiatrici o che abusano di sostanze stupefacenti e, per una serie di motivi (dalle allucinazioni al denaro), arrivano ad ammazzare il genitore.

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