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INTERVISTA 22 Agosto Ago 2014 1830 22 agosto 2014

Tornado, un generale dell'Aeronautica: «Errore umano in fase di rientro»

A Lettera43.it la tesi di un generale.

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Dare per scontata qualsiasi ipotesi «è azzardato», ma - al di là dei silenzi ufficiali dell’Aeronautica Militare - tra i piloti dei Tornado, i comandanti e gli addestratori militari si sta facendo strada, in queste ore, il sospetto che a provocare il tragico impatto di martedì 19 agosto nei cieli delle Marche non sia stata un’avaria né una qualsiasi altra causa accidentale (leggi i cinque dubbi sull'incidente).
A determinare il tremendo impatto sarebbe stato un errore umano conseguente al «rientro ad ala, deciso - forse a sorpresa - dal pilota leader nel momento in cui, esaurita l’esercitazione, si è trattato di prepararsi al ritorno alla base».
LA DURA VITA DEI PILOTI. Di cosa si tratta? A spiegarlo a Lettera43.it è un generale dell’Aeronautica, 61 anni, comandante di stormi da prima linea, esperto di Tornado, con migliaia di ore di volo effettuate sugli F104, sugli Executive e sugli elicotteri militari: in forma anonima, ha accettato di dar voce ai sospetti spiegando nei dettagli quel che potrebbe essere accaduto.
Più in generale, il militare ha chiarito quanto dura, quanto costa e come funziona la formazione di un pilota di Tornado, ma pure quanto stress si accumuli negli anni e quali ricadute possa provocare sulla sfera privata una vita sparata oltre le nuvole, a 2 mila chilometri all’ora, facendo finta di fare la guerra. E, a volte, facendola sul serio.

Un Tornado in volo (©GettyImages).

DOMANDA. Come si spiega il tragico tra i due Tornado nei cieli delle Marche?
RISPOSTA. L’inchiesta dell’ufficio sicurezza volo sarà, come al solito, lunga e puntigliosa. Ma sono sicuro che alla fine una spiegazione certa verrà individuata.
D. Nel frattempo, che cosa pensa?
R. Escludo avarie o cause accidentali.
D. E dunque?
R. È possibile che la causa dell’impatto sia da individuare nel tipo di rientro scelto dal leader per tornare alla base.
D. Che vuol, dire «il tipo di rientro»?
R. Il rientro in aeroporto può essere a 'tattica' o 'ad ala'.
D. Qual è la differenza?
R. Il rientro 'a tattica' mantiene i Tornado a debita distanza l’uno dall’altro e non presuppone manovre particolarmente rischiose.
D. Quello 'ad ala', invece?
R. Impone che quando si decide di tornare a casa l’aereo gregario si accosti, tramite una manovra necessariamente manuale, a quello del leader fino a situarsi a meno di un metro di distanza.
D. Chi decide un rientro 'ad ala'?
R. Il leader, che può sceglierlo anche a sorpresa contraddicendo il piano di volo illustrato nel briefing prima della partenza.
D. A che cosa serve un rientro 'ad ala'?
R. Viene provato durante le esercitazioni allo scopo di abituare i piloti a simulare particolari condizioni di soccorso in volo.
D. Cioè?
R. Con il rientro 'ad ala', i due Tornado viaggiano e poi atterrano appaiati, così che il velivolo che soccorre copre e protegge quello in difficoltà da eventuali attacchi nemici o da altro.
D. Solo un metro di distanza: è un’operazione ad altissimo rischio, no?
R. Si tratta di una manovra molto delicata, ma che si impara a scuola come molte altre.
D. Che cosa si impara, a scuola?
R. Un leader, per esempio, impara che non dovrà mai situarsi tra il sole e il pilota gregario. Impara che se si abbassa troppo repentinamente sarà più facile che un raggio di sole abbagli la vista dell’altro pilota facendo sì che i Tornado rischino di toccarsi con conseguenze disastrose.
D. Come funziona tecnicamente un rientro 'ad ala'?
R. Per favorire il ricongiungimento, a fine esercitazione il leader si mette in virata mentre il Tornado gregario si avvicina mettendosi a 45 gradi e rallentando progressivamente fino ai 50 metri e poi quasi fermandosi quando è nei pressi del velivolo leader.
D. E poi?
R. Il leader interrompe la virata e consente, con movimenti delicati e senza scosse, l’accostamento del Tornado gregario fino a sfiorarsi con le ali. Cioè, a un metro di distanza.
D. Che cosa si rischia?
R. L’operazione avviene entro due o tre miglia di volo. Per completarla, occorre un minuto e mezzo, al massimo due. Un errore in corsa si può correggere, ma solo se si ha molta prontezza ed esperienza. Guai a sbagliare velocità. O a dosare male la decelerazione. Si lavora di cloche, di istinto, di motore, di sangue freddo.
D. Descritta così, sembra una follia.
R. Per il disastro, basterebbe che i due velivoli si sfiorassero. Eppure, volare appaiati non è inutile: può proteggere da attacchi nemici. Ma serve anche se c’è maltempo e il pilota gregario non è abbastanza esperto. O in caso di avaria di uno dei velivoli.
D. Per quanto tempo un Tornado può restare in volo?
R. Un’ora e mezzo, due ore. Con rifornimenti volanti, anche sei ore e oltre.
D. Un leader può cambiare idea e decidere all’improvviso per un rientro 'ad ala'?
R. È nei suoi poteri. Ma se lo fa, deve esserci sempre un motivo: meteorologico, bellico, o di altro tipo.
D. Per accostarsi a un metro di distanza, perché non ci si affida alle strumentazioni?
R. I Tornado non sono droni. La funzione del pilota, specie nelle manovre più delicate, è fondamentale.
D. Quali sono i momenti più critici a bordo di un Tornado che vola a 2 mila chilometri all’ora?
R. L’atterraggio, se avviene in condizioni climatiche proibitive. Le basse quote, visto che un Tornado viaggia a 50 metri dal suolo con la nebbia e in automatico, cioè senza che il pilota possa vedere nulla.
D. Che cosa stressa di più un pilota di Tornado?
R. La bassa quota al buio.
D. E i rientri 'ad ala'?
R. In genere, avvengono ad altezze considerevoli. Altrimenti, sono azzardi.
D. È possibile che i due Tornado della Marche si siano per un attimo persi di vista?
R. È possibile, ma improbabile.
D. Ha mai avuto paura?
R. Molte volte. Noi militari, del resto, le complicazioni andiamo a cercarle. E se non ci sono, spesso le simuliamo per migliorarci.
D. Quanto costa la formazione di un pilota di Tornado?
R. Circa 800 mila euro. La selezione e la preparazione sono assai rigorose.
D. Come funziona?
R. In sintesi: un corso di otto mesi, poi l’Accademia aeronautica a Pozzuoli. Esami, graduatorie, chi vince va a Latina per la selezione al volo. Si frequenta l’università, Scienze politiche indirizzo internazionale. Cinque anni. Poi inizia l’addestramento sui velivoli.
D. E poi?
R. Gli allievi vanno a Galatina in Salento o alla scuola Nato di Shannon negli Stati uniti: 37 missioni al simulatore, 120 ore alla cloche. Ma prima di diventare piloti militari ci vorrà ancora un anno e mezzo.
D. Come vive un pilota militare?
R. Allenamento duro, molta pesistica, check up sanitario ogni sei mesi. Per diventare combat ready, pronto al combattimento, dovrà imparare a memoria tutti i pezzi dell’aereo. E allenarsi fino alla nausea.
D. Lo stipendio?
R. Circa 2.500 euro, nel ruolo di gregario.
D. Com’è una giornata tipo?
R. Si inizia con il briefing delle ore 8.15. Si definiscono le attività di volo. Si vola tutti i giorni, in Italia e in Europa. Un volto può durare da una a quattro ore. Dopo ogni volo, c’è il post briefing in cui si dispensano elogi e ramanzine.
D. Che cosa mangia un pilota di Tornado?
R. Riso in bianco, carne ai ferri e insalate. Un tristezza.
D. E a fine turno?
R. Si torna a casa, in famiglia. Fingendo di vivere una vita normale.
D. Ci si riesce a essere normali?
R. È difficile. Anzi, è durissima. Se li conta, vedrà che molti piloti sono stati costretti a separarsi o a divorziare.

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