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STRATEGIE 22 Agosto Ago 2014 1615 22 agosto 2014

Ucraina, il piano di Kiev per vincere la guerra nel Donbass

Poroshenko vuol chiudere la crisi.

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da Kiev

Milizie filogovernative impegnate nell'Est dell'Ucraina per contenere le rivolte dei filorussi.

La crisi nel Donbass è arrivata ormai a un punto di svolta. La cosiddetta operazione antiterrorismo iniziata dal governo di Kiev ad aprile ha subito recentemente una notevole accelerazione.
Le truppe governative hanno ripreso il controllo di buona parte delle due regioni di Lugansk e Donetsk e i due capoluoghi sono sotto assedio da giorni.
KIEV RECUPERA. I filorussi hanno perso terreno: si sono arroccati in pochi strategici punti e hanno cambiato buona parte della leadership: i vecchi capi se la sono data già a gambe, sostituiti da personaggi di secondo piano.
Il nuovo comandante Alexander Zakharchenko ha annunciato l’arrivo di rinforzi, ma gli insorti sono sempre più alle corde.
2.100 MORTI NEGLI SCONTRI. L’avanzata di Kiev non è stata priva di effetti collaterali e il numero delle vittime dalla fine di luglio è più che raddoppiato rispetto a tutto il periodo precedente.
Secondo le Nazioni unite il bilancio complessivo è ormai di oltre 2.100 morti, in realtà da correggere verso l’alto, visto che dai territori controllati dai separatisti è difficile tirare fuori cifre precise.
INCOGNITA SUI PROFUGHI. Anche per il numero dei profughi manca l’esattezza, ma si va nell’ordine delle centinaia di migliaia, se non fino al milione. Soprattutto nelle ultimi giorni, in concomitanza con il peggioramento della situazione soprattutto nel distretto di Lugansk, l’emergenza umanitaria è diventata d’attualità non solo per la Russia.
VIA LIBERA AI TIR RUSSI. Il braccio di ferro sul convoglio umanitario russo si è risolto con l'iniziativa unilaterale di Mosca e se Kiev ha fatto la voce grossa ha detto comunque che lascerà transitare i camion e non ci sarà nessun attacco.
Gli autotreni devono passare in ogni caso nella striscia di territorio controllata dai governativi che dal 14 agosto circondano completamente Lugansk.

Cremlino e Bankova allo scontro finale nell'Ucraina dell'Est

L'incontro in Normandia tra il presidente russo Vladimir Putin (sinistra) e Petro Poroshenko. Al centro la cancelliera tedesca Angela Merkel.

La strategia è chiara da entrambe le parti: il Cremlino vuole stoppare l’offensiva ucraina, la Bankova vuole chiudere la partita con i separatisti il più velocemente possibile e dare la spallata finale, anche se il prezzo sarà alto.
Nel braccio di ferro la propaganda gioca un ruolo fondamentale e alla Russia l’Ucraina risponde per le rime.
UN MORTO AMERICANO. Gli episodi più recenti, dallo sconfinamento di colonne di militari russi distrutte appena varcata la frontiera ai bombardamenti di civili, fanno parte della guerra mediatica che si combatte tra Mosca e Kiev, ma pure tra il Cremlino e l'Occidente.
Altra benzina sul fuoco è in arrivo dopo che si è saputo che tra le vittime nelle fila del battaglione filogovernativo Donbass, uno dei tanti al soldo degli oligarchi, vi è stato un mercenario americano.
LUGANSK ALLO STREMO. Anche la gazzarra sugli autotreni russi visti come 'cavalli di Troia' non è stata altro che una puntata della cinica telenovela trasmessa alla faccia di buona parte degli abitanti di Lugansk, almeno quelli rimasti, che da due settimane non hanno acqua corrente ed energia elettrica: il punto fondamentale non è stato tanto il timore che i tir portassero altri lanciarazzi ai separatisti, quanto il fatto che con una pausa umanitaria l'offensiva avrebbe perso di slancio. Negli ultimi 10 giorni l'esercito ucraino ha cercato di dare la spallata definitiva.

Putin vuol riportare in patria i suoi uomini impegnati oltreconfine

I tir russi al confine tra Russia e Ucraina.

Gli sviluppi recenti dimostrano che i ribelli non possono resistere ancora a lungo: se il piano di Mosca fosse stato quello di prolungare la resistenza filorussa o invadere il Donbass questo sarebbe già successo. Ma il punto è un altro: Vladimir Putin non ha certo come priorità quella di far marciare il suo esercito fino a Donetsk e i 280 camion arrivati non stracolmi servirebbero per trasportare indietro un po’ di materiale e di uomini attraverso i varchi di confine ancora controllati dagli insorti.
CONFLITTO VERSO LA FINE. Si è arrivati quindi alla fase cruciale: i separatisti sono sulla via della sconfitta che potrebbe arrivare nel giro di qualche settimana, se non ci saranno sorprese.
La diplomazia internazionale è al lavoro proprio per evitarle. Se l’incontro di Berlino tra i ministri degli Esteri di Ucraina, Russia, Germania e Francia non ha condotto a molto, anche da questo punto di vista i movimenti indicano che le trattative per uscire dal tunnel si sono intensificate.
MERKEL VA IN MISSIONE. Sabato 23 agosto la cancelliera tedesca Angela Merkel è attesa direttamente a Kiev per la prima volta dall’inizio della crisi e poi a Minsk è in programma il secondo faccia a faccia tra il presidente ucraino Petro Poroshenko e Putin dopo quello di giugno in Normandia. Poi il capo di Stato dell'Ucraina sarà a Bruxelles al vertice Nato in Galles.
MOSSA PER VINCERE AL VOTO. La Bankova ha tutto l’interesse nel terminare velocemente e vittoriosamente la campagna nel Donbass per arrivare con un bonus alle elezioni parlamentari anticipate che probabilmente si devono tenere in ottobre e incassare una vittoria per rafforzare il controllo sul governo e stabilizzare il Paese. Ma per raggiungere questi obiettivi sul breve periodo, Poroshenko non può fare a meno di Putin, con cui in ogni caso il duello proseguirà al di là del destino del Donbass.

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