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INTERVISTA 23 Agosto Ago 2014 0752 23 agosto 2014

Armi ai curdi, Hareth Amar: «L'Italia viola la Costituzione»

Il presidente dei Giovani musulmani italiani a L43.

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Hareth Amar ha 21 anni, è nato e cresciuto in Italia, figlio di genitori palestinesi. Studia architettura all'università Federico II di Napoli e dallo scorso marzo è presidente dei Giovani musulmani italiani (Gmi), associazione che riunisce circa un migliaio di iscritti e ha sedi attive in 42 citta italiane.
«L'ISIS? NON C'ENTRA CON L'ISLAM». Il 22 agosto, Gmi ha diffuso un comunicato di condanna dei massacri commessi in Iraq dai jihadisti dell'Isis. «Quello che sta succedendo in Iraq non ha nulla a che fare con l'Islam, che ci insegna a rispettare la vita di tutti e il parere di chi non la pensa come te», dice Amar in questa chiacchierata con Lettera43.it. «L'unico obiettivo dell'Isis è creare terrore e far parlare di sè».
SULLE ARMI AI CURDI: «PERCHÉ NON AGLI ALTRI?». Ma aggiunge, riferendosi alla decisione del governo italiano di fornire armi ai peshmerga curdi che combattono contro le milizie di Al Baghdadi: «L'Italia non deve approfittare delle guerre che ci sono nel mondo semplicemente per aprire le fabbriche d'armi. Se le armi sono per fermare l'Isis allora bisogna fermare chiunque attacchi degli innocenti».

Hareth Amar, presidente dei Giovani musulmani italiani.

DOMANDA. Amar come giudica quello che sta accadendo in Iraq?
RISPOSTA. In Iraq sono successe molte cose purtroppo. Noi ripudiamo l'Isis in toto perchè la nostra religione, l'Islam, insegna a rispettare la vita del prossimo, il suo parere, e a conviverci in pace, senza alcun problema. Tu hai la tua religione e io la mia, ci rispettiamo a vicenda e non pretendo che tu debba per forza abbracciare la fede islamica. Questo dice il Corano. Non c'è costrizione nella religione ed è questo che ci insegna l'Islam.
D. I miliziani di Al Baghdadi vogliono la sharia, obbligano alla conversione cristiani, yazidi, uccidono i musulmani che non accettano le loro regole. Tutto in nome del Corano.
R. Questo potrebbe essere frutto di una cattiva comprensione dei precetti islamici, dovuta forse a una interpetazione autonoma, personale, del Corano. Sono 1.400 anni che si studia ogni lettera del testo sacro e nulla in esso giustifica quello che sta facendo l'Isis.
D. Tra i jihadisti ci sono molti ragazzi nati e cresciuti in Europa, come lei. Come spiega quest'odio in chi, in Occidente, ha trovato accoglienza?
R. Può darsi che delle persone che sono cresciute in degli ambienti in cui non hanno avuto la possibilità di informarsi bene oppure di chiedere ai sapienti si offrano alla guerra. Noi lo reputiamo sbagliato ovunuqe sia. La nostra associazione lavora sui giovani cercando la giusta interpretazione dell'Islam.
D. L'interpretazione però è soggettiva e consente letture fondamentaliste. Non dovrebbe essere la comunità musulmana tutta a biocottare l'isis?
R. Come qualsiasi insegnamento nessuno può attingere al sapere religioso da solo. Bisogna essere in gruppo, cercare delle associazioni, ci sono tantissime moschee in Italia dove gli imam sono disponibili a dare risposte a chi le cerca. Chi vuole sentire sente, chi non vuol sentire prende delle strade non conosone a quel che insegna l'Islam, ma quella è una sua scelta personale. Noi ci sforziamo perchè tutti i giovani conoscano i veri ideali della religione islamica ma non possiamo raggiungere tutti.
D. Avete mai avuto notizia di ragazzi musulmani e italiani che si sono avvicinati a gruppi estremisti?
R. No, mai. Tempo fa ci fu il caso di un italiano di Genova che morì in Siria, ma non c'entrava nulla con l'Isis.
D. In Germania gli imam hanno l'obbligo di predicare in tedesco. Sarebbe d'accordo a introdurre questa norma anche in Italia?
R. Un imam in Italia deve parlare italiano e riuscire a comunicare anche con i non musulmani. Il sermone si può fare nelle due lingue, quella di origine e in italiano, senza alcun problema.
D. In Germania esistono anche scuole di formazione di imam. Un modello da importare?
R. Secondo me si, bisogna seguire gli imam che fanno un lavoro non facile e sono molto ascoltati dalla comunità islamica.
D. Tornando all'Iraq: condivide la scelta del governo italiano di inviare armi ai peshmerga curdi che combattono contro i jihadisti?
R. L'italia purtroppo molte volte nelle sue decisioni contraddice la propria Costituzione. Non giudico il conflitto che è in corso fra i peshmerga e gli altri, oppure altri conflitti che ci sono nel mondo. Però l'Italia non deve approfittare delle guerre semplicemente per aprire la prima industria italiana, ovvero le fabbriche di armi. Ci auguriamo almeno che ci sia la stessa coerenza con le altre situazioni simili nel mondo.
D. A cosa si riferisce?
R. In Siria i ribelli hanno chiesto armi a tutti i Paesi, ma nessuno li ha ascoltati e abbiamo visto quante persone sono morte.
D. Come pensa si possano fermare i jihadisti senza dare armi a chi li fronteggia?
R. Bisogna fermarli cercando la migliore delle soluzioni. Non so i curdi come utilizzeranno le armi, se solo contro l'Isis oppure in altro modo. Purtroppo abbiamo visto che le armi non fanno differenza. E poi bisogna fermare chiunque attacchi degli innocenti, non solo l'Isis.
D. Una condanna con molti «ma» la sua.
R. Il nostro messaggio è chiaro: bisogna fermare l'Isis, ma dobbiamo pensare con una visione ampia, non vedere solo alcuni gruppi terroristi e altri no.
D. Il deputato M5s Alessandro di Battista dice che è anche colpa «dell'imperialismo americano» se il giornalista Foley è stato ucciso. Condivide questa lettura?
R. Chi milita nell'Isis forse si sente parte di un movimento di resistenza nazionale ma noi dall'esterno vediamo solo un gruppo che continua a commettere omidici e crimini contro cristiani e musulmani. Non c'è una spiegazione logica né religiosa che giustifichi quello che stanno facendo. Di Battista lo abbiamo seguito quando ha parlato di Gaza e condividiamo in pieno quello che affermava.
D. Cosa condividete?
R. Hamas non utilizza qualcosa contro il popolo palestinese, Hamas è il popolo palestinese. I razzi sono un urlo da un territorio assediato, sotto embargo, dove c'è la maggiore densità di popolazione in tutto il mondo, dove persino l'acqua arriva con difficoltà. Non so con quale cuore si possano condannare dei razzi fabbricati lì con i mezzi che hanno a disposizione e lanciati senza una meta precisa, solamente come difesa. Il diritto alla resistenza è uno dei diritti universali dell'uomo.
D. La resistenza giustifica esecuzioni di massa di palestinesi accusati di essere collaboratori di Israele da parte di Hamas?
R. Non ho seguito questa vicenda, tuttavia credo che la polizia interna, i servizi interni a Gaza, avranno studiato la cosa e sicuramente il popolo di Gaza ne sa di più. Se è stato fatto qualcosa di sbagliato sicuramente saranno i parenti delle vittime a denunciarlo. Ma altre volte erano gli stessi parenti a essere in prima fila alle esecuzioni perchè si trattava davvero di collaborazionisti. Tutti i palestinesi vogliono che vada avanti la resistenza perchè la vedono come l'unico modo per difendersi.
D. Mi sembra di capire che non crede molto nella ripresa dei negoziati.
R. I palestinesi non li vogliono i negoziati perchè dicono che non hanno portato a nulla in 40 anni: solo a ulteriori privazioni, all'aumento dei coloni, delle vittime, delle usurpazioni delle terre.
D. Meglio morire che trattare?
R. Preferiscono morire una volta anziché morire ogni giorno sotto l'embargo. Non sappiamo nemmeno quanti bambini sono morti perchè senza medicinali a causa dell'embargo. Quelle non sono vittime?
D. E i civili usati come scudi umani da Hamas che vittime sono?
R. Non è vero che Hamas usa i civili come scudi. Ognuno è libero di accusare come vuole ma la verità dei fatti è un altra. Quando viene bombardato un ospedale e tutti dicono non c'era nemmeno una persona armata, come si fa a dire che Hamas usa i civili come scudo? Nessun civile a Gaza ha mai detto «mi hanno usato come scudo».
D. I tunnel sono stati costruiti sotto le case degli abitanti di Gaza. Non è usarli come scudi?
R. Questo succede perchè non c' è spazio a Gaza. Gaza è una prigione. Se mi attacchi dove vado? La resistenza è parte del tessuto sociale palestinese, non è una cosa a sè stante.
D. Due popoli, due Stati: non è una strada percorribile?
R. La verità oggettiva è che i negoziati da 40 anni a questa parte non hanno portato ad alcun beneficio per i palestinesi. Ancora oggi non si sa quali siano questi confini dello Stato di Israele. Ci sono? E allora li rispettino. Bisogna guardare le cose con obiettività come diceva Vittorio Arrigoni.
D. Arrigoni è stato ammazzato a Gaza, nella terra che amava e raccontava, da chi non accettava il suo stile di vita occidentale, la sua libertà di espressione.
R. Non è mai stato accertato chi l'ha ucciso. La resistenza palestinese quando fa qualcosa annuncia di averlo fatto. L'unica parte a cui poteva dar fastidio Arrigoni era proprio Israele.
D. Non crede sia stato ucciso dai jihadisti salafiti che operano a Gaza?
R. Non credo, non avevano interesse a uccidere una persona che raccontava la verità dei fatti. Sarebbe stato davvero stupido.

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