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BATTAGLIA 23 Agosto Ago 2014 1652 23 agosto 2014

Libia, raid a Tripoli contro postazioni jihadiste

Almeno 15 morti, ma i miliziani islamici conquistano l'aeroporto.

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Tripoli: fumo da alcuni edifici lungo una strada che conduce all'aeroporto.

Ancora raid a Tripoli contro le postazioni 'filo-islamiche'. La capitale libica ha visto il 23 agosto il secondo attacco dal cielo in meno di sette giorni, comunque insufficiente a fermare l'avanzata delle milizie, che hanno annunciato di aver conquistato l'aeroporto.
Il bilancio dei raid è stato di almeno 15 morti, incerto quello della battaglia per lo scalo, al centro da settimane di combattimenti con armi pesanti. Il Paese è al collasso, e preoccupa la comunità internazionale, Italia in testa, con il premier Matteo Renzi che ha definito la questione una sfida che l'Ue deve essere in grado di affrontare.
MIGRANTI IN FUGA. E il conflitto ha aperto le porte al fiume di migranti che fuggono dalle guerre africane e medio orientali, con il Mediterraneo che il 23 agosto ha registrato una nuova strage, si temono oltre 200 morti nell'affondamento di un barcone. L'instabilità interna, hanno scritto i media locali, sta poi causando il collasso delle aziende straniere, «comprese le 200 italiane», che punterebbero a ottenere fondi di garanzia dai rispettivi governi.
Il parlamento, 'esiliato' a Tobruk dopo la proclamazione del 'Califfato' islamico a Bengasi, città dove si sarebbe dovuto riunire, avrebbe deciso di silurare il capo di Stato maggiore dell'esercito, in un estremo tentativo di serrare i ranghi e consolidare la propria autorità. Dimissionato anche il ministro della Difesa, accusato di aver armato milizie irregolari al suo comando.
COLPITA SEDE DEL MINISTERO DELL'INTERNO. I raid secondo i miliziani di Misurata, schierati con l'operazione Alba contro i rivali di Zintan, hanno colpito una sede del ministero dell'Interno, in precedenza conquistato dalle stesse milizie, e altri obiettivi, nella zona Sud della capitale. Anche questo secondo raid, dopo il primo scattato nella notte tra domenica 17 e lunedì 18 agosto, sempre colpendo postazioni di Misurata, è stato rivendicato da Khalifa Haftar, l'ex generale e ora 'signore della guerra' che ha lanciato una propria offensiva anti-islamica nell'Est del Paese.
Ma i media hanno insistito nel definire misteriosi i raid: l'aviazione libica non è nelle condizioni di utilizzare i propri caccia in operazioni notturne e lanciare raid dall'Est del Paese comporterebbe rifornimenti in volo. Alcune fonti militari hanno affermato, dopo le accuse a Francia e Italia di essere dietro ai raid - prontamente smentite da Parigi e Roma - che si tratta di «aerei dati in prestito», da utilizzare in chiave anti-jihadista.
UN CONFLITTO PIÙ AMPIO. L'indice è stato puntato contro questo o l'altro Paese nord africano, ma senza conferme di nessun genere. Quel che appare chiaro è che, perlomeno sul fronte politico-militare, i micro-conflitti tra le varie milizie che hanno caratterizzato l'ultimo anno si sono evolute in un confronto ben più ampio, con la saldatura strategica tra le formazioni di Zintan, operative a Tripoli, e quelle di Haftar, attive a Bengasi.
Sull'altro fronte, la coincidenza di interessi e il conflitto contro avversari comuni, sta unendo le forze di Misurata e quelle più estremiste come Ansar al sharia. E allo stato attuale non sembra che si possa arrivare a una soluzione negoziale del confronto.

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