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CONFLITTO 24 Agosto Ago 2014 2146 24 agosto 2014

Siria, l'Is avanza: scontri a Raqqa

In sei giorni 500 morti tra jihadisti e soldati di Damasco.

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Combattenti del califfato islamico.

La guerra dell'Is in Iraq e Siria ha seminato negli ultimi giorni centinaia di morti nella regione siriana di Raqqa e minaccia la sopravvivenza di migliaia di turcomanni sciiti nella regione irachena di Salaheddin, a due giorni dal brutale massacro di sunniti da parte di miliziani sciiti a Nord Est di Baghdad.
500 MORTI IN SEI GIORNI. I jihadisti dello Stato islamico (Is), padroni ormai di un territorio grande quanto l'Ungheria tra Iraq e Siria, hanno conquistato il 24 agosto la base aerea di Tabqa, nella regione settentrionale di Raqqa. La base era l'ultima sacca di resistenza delle forze di Damasco in una zona sotto il controllo dell'Is dalla primavera del 2013. Secondo fonti delle opposizioni siriane, circa 350 jihadisti e 170 militari siriani sono morti negli ultimi cinque giorni di combattimenti. Ma il bilancio non è verificabile in maniera indipendente.
LE FORZE DI DAMASCO RIPIEGANO. I media del regime siriano confermano il «ripiegamento» delle truppe governative dalla base di Tabqa senza però menzionare alcuna perdita umana. In Iraq, a Sud della città contesa di Kirkuk, da settimane pienamente in mano alle milizie curde, migliaia di turcomanni della cittadina di Amerli attendono invano soccorsi militari e umanitari che li liberino dall'assedio, in corso da due mesi, dei jihadisti dello Stato islamico. I turcomanni sciiti sono in quella regione una minoranza due volte: non sono arabi e non sono sunniti.

Abdel Rauf Bayati: «L'Is è una minaccia per tutta la regione»

L'attuale capo del governo iracheno, Nuri al Maliki.

Ad Amerli, dal 23 agosto salita agli onori delle cronache per l'allarme lanciato dall'Onu, non ci sono solo turcomanni sciiti ma anche sunniti. «Siamo uniti contro l'aggressore e non distinguiamo tra scuole religiose», ha affermato Abdel Rauf Bayati, membro del consiglio amministrativo di Suleiman Bek, altra cittadina turcomanna completamente occupata dallo Stato islamico.
Bayati ha parlato all'Ansa raggiunto via Skype in una località non precisata nel Kurdistan iracheno. «Tutti noi turcomanni siamo minacciati. E l'Is è un pericolo per l'Iraq e per tutta la regione», ha aggiunto.
IL MINISTRO IRANIANO VEDE AL MALIKI. Più a Sud, l'esercito governativo iracheno, sostenuto da consiglieri americani, russi e iraniani, è riuscito a respingere l'ennesimo attacco dei jihadisti al complesso di raffinerie petrolifere di Baiji, tra Baghdad e Mosul. Per portare il sostegno di Teheran al nuovo premier iracheno Haydar al Abadi è arrivato il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, che ha incontrato sia il premier uscente Nuri al Maliki sia quello incaricato, oltre al collega Hoshyar Zebari.
MERKEL PARLA DI GENOCIDIO. Dai colloqui è emerso l'accordo totale tra Iran e Iraq per creare un fronte comune contro i jihadisti e velocizzare gli sforzi per creare un governo che contribuisca a placare le tensioni politico-confessionali. Alla stessa conclusione è arrivata la cancelliera tedesca Angela Merkel che ha parlato di rischio di un «genocidio» che avviene sotto gli occhi di tutti in Iraq. La creazione di un fronte comune contro l'Is è stata evocata, sempre il 24 agosto, anche dai ministri degli esteri saudita, egiziano, giordano, del Qatar e degli Emirati Arabi Uniti che si sono incontrati a Gedda, in Arabia Saudita.

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