Alcoa Stabilmento Chiusura 140825215245
MULTINAZIONALE 25 Agosto Ago 2014 1730 25 agosto 2014

Alcoa, chiude lo stabilmento di Portovesme

Il colosso americano dell'alluminio: «Non è competitivo».

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Manifestante dell'Alcoa protesta davanti al ministero dello Sviluppo Economico, Roma, 31 agosto 2012.

Chiude lo stabilimento Alcoa di Portovesme.
Ad annunciare la decisione di chiusura della fonderia è la stessa azienda che nel polo del Sulcis Iglesiente produceva alluminio primario.
«La chiusura ridurrà la capacita produttiva complessiva di Alcoa di 150 mila tonnellate a 3,6 milioni tonnellate annue», si legge in una nota. L'interruzione della produzione era stata attuata nel 2012 per gli elevati costi di produzione, tra i più alti negli smelter di Alcoa, e delle limitate prospettive di competitivitàdell'impianto».
IMPIANTO NON COMPETITIVO. Nella nota si leggono anche le ragioni che hanno spinto l'azienda alla decisione. «Le ragioni di fondo che rendevano non competitivo l'impianto di Portovesme non sono purtroppo cambiate», ha dichiarato Bob Wilt, presidente di Alcoa Global Primary Products. «Continueremo a rispettare gli impegni assunti con i nostri dipendenti e con gli stakeholder agendo in buona fede come abbiamo sempre fatto».
SOSTEGNO AI DIPENDENTI. L'azienda spiega poi come «come da impegni presi con governo e sindacati», ha predisposto per i dipendenti «un programma di sostegno finanziario e sociale comprensivo di servizi per l'outplacement e la ricerca di una nuova occupazione. La chiusura di Portovesme», sottolinea ancora l'azienda, «è coerente con la strategia di Alcoa di creare un business nelle commodity competitivo a livello globale e con l'obiettivo di migliorare il proprio posizionamento sulla curva del costo mondiale di produzione dell'alluminio raggiungendo il 38esimo percentile entro il 2016». La nota dell'azienda americana spiega anche che «gli oneri complessivi per le ristrutturazioni, che saranno registrati nel terzo trimestre 2014 a seguito della chiusura, si attesteranno tra 170 e 180 milioni di dollari al netto delle imposte, o tra circa 0,14 e 0,15 dollari per azione, di cui circa il 60% è non-cash».

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