Erri Luca 120424200433
INTERVISTA 25 Agosto Ago 2014 0919 25 agosto 2014

Erri De Luca: «L'Italia si apra ai migranti»

La città si apra ai migranti. E accetti di cambiare.

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Napoli e il Sud d’Italia sono davvero «un paradiso abitato da diavoli?».
Davvero il Regno delle Due Sicilie è decaduto a tal punto da sembrare, come Alfio Squillaci ha ipotizzato su Lettera43.it, «il Regno delle Due Calcutte?».
Insomma, fino a che punto Napoli e il Meridione saranno trascinati giù dalla crisi, dagli sbarchi degli immigrati, dal decadimento generale che li tormenta?
AGGRESSIVITÀ CRESCENTE. Il disagio, giustificato o no, affiora nell’aggressività crescente, nel fastidio esplicito verso chi è straniero, in una devianza sempre più ingovernabile.
Gerardo Marotta, seguace di Benedetto Croce e anima dell’Istituto italiano per gli studi filosofici, ha detto che «Napoli è una città di stracci, in cui il Potere è finito nelle mani dei capi-briganti».
Parole dure, che testimoniano la ferocia di una crisi che al Sud sta rendendo infinitamente più povero e disperato chi già lo è da secoli.
Parole scritte. Citazioni. Memorie.
Erri De Luca, 64 anni, scrittore napoletano, ha provato con Lettera43.it a guardare negli occhi i mali di Napoli e del Sud, che per lui costituiscono parte integrante di un Mediterraneo colto e ricco di straordinarie potenzialità.

Erri De Luca, scrittore, traduttore e poeta italiano.

DOMANDA. Insofferenza, violenza, invivibilità: a Napoli si va di male in peggio?
RISPOSTA. L’auto-denigrazione fa parte del carattere del luogo. La conosco, la censuro. Preferisco non praticarla.
D. Vuol dire che Napoli non è in decadenza?
R. Rispondo con una frase che il poeta Izet Sarajlic scrisse per Sarajevo: «Tutte le volte che la mia città avrà bisogno di una parola buona, io ci sarò».
D. Qualcosa però sta cambiando. In peggio. Lo ammette o no?
R. Anni fa a Napoli tentarono di appiccare il fuoco ai campi Rom. Oggi, l’insofferenza riaffiora. Napoli sta imparando a comportarsi come le metropoli moderne del Nord d’Italia e dell’Occidente civilizzato.
D. Troppi immigrati. C’è chi ha detto che sono «brutti, cattivi, violenti». Lei che cosa ne pensa?
R. Sono estremista in senso opposto. Per me, accogliere a casa propria chi viene dal mare è un onore. Anzi, un raro privilegio di cui esser grati.
D. Accoglienza. Con la A maiuscola.
R. Con la regista Costanza Quatriglio abbiamo di recente realizzato un cortometraggio intitolato Lampedu-Sani, con la esse maiuscola.
D. Di che cosa tratta?
R. Delle storie di quegli isolani, della mediterranea capacità di offrire il benvenuto alle migliaia di diseredati che sbarcano ogni giorno.
D. Lampedusa candidata al Nobel per la pace?
R. Quell’isola è un formidabile avamposto di civiltà.
D. Napoli ha paura. Perciò, forse, si rifugia nell’egoismo.
R. Con la paura non si può polemizzare. La paura è un diritto. Chi ha paura fa bene a buttarla fuori.
D. Che cosa è la paura?
R. Un sentimento politico. Come il coraggio, la fraternità, la solidarietà.
D. Che altro è la paura?
R. Un sentimento legittimo, ma che la politica può manipolare e sfruttare facilmente nel proprio interesse.
D. In che modo?
R. Definendo, per esempio, ondate migratorie i normali flussi di trasferimento che periodicamente avvengono nel mondo.
D. Qual è lo scopo?
R. Incutere paura a chi vive sulla terraferma: se arriva un’ondata, chiunque è indotto per istinto a difendersi. E a impedire che l’eventuale tsunami ci travolga.
D. È possibile governare i flussi migratori in atto?
R. No, da essi siamo stati già trasformati nel profondo. E ancor di più ci modificheranno i connotati.
D. Cioè?
R. È cambiata l’età media, si è trasformata la fisionomia delle città, si sono innalzati gli indici di natalità, si sono ripopolate le aule scolastiche. Siamo terra di ineludibile passaggio, per i migranti. E non è che l’inizio.
D. Non c’è da rallegrarsi. Ma neanche da arrabbiarsi. È così?
R. Si tratta di una condizione contingente, che non intaccherà nel profondo l’indole secolare dei napoletani tendente sempre all’accoglienza e al mutuo soccorso.
D. Insomma: Napoli, al di là delle crisi temporanee, tornerà a essere una città disponibile?
R. I napoletani sono pezzi unici, non omologabili: li accomuna solo il dialetto, che non dimenticano mai. E l’orgoglio, sopito ma inesauribile.
D. Napoli è ancora il paradiso abitato da diavoli?
R. È una città di mare, fondata da gente venuta dal mare. Perciò, ha vista pregiata. Fruga. Perquisisce il mondo con gli occhi.
D. E poi?
R. Sa vivere anche di notte.
D. Quando, cito Erri de Luca, «in giro vanno quelli senza sonno, gli artisti, gli assassini».
R. Appunto.
D. Lei ha anche scritto: la luce del giorno accusa, lo scuro della notte dà l’assoluzione.
R. Sì, Napoli di notte è vitale e libera, non chiede di conto a nessuno. Perciò, è più vivibile di migliaia di altri luoghi che alle nove di sera muoiono ma di cui si parla sempre e solo bene.
D. È vivibile, nonostante i diavoli che la governano?
R. Definire diavoli gli esponenti della classe dirigente nazionale vuol dire sopravvalutarne le capacità.
D. Che giudizio dà di chi governa?
R. L’Italia e il Sud soffrono per colpa di una classe dirigente mediocre, la cui selezione non è mai stata meritocratica. E per l’assenza, a suo tempo, di un re capace di stipulare con casa Savoia un contratto di unificazione che fosse un po’ più paritario.
D. Quanto il Sud, nella sua storia moderna, deve dire grazie ai governi nazionali? E all’Europa?
R. Il Sud è sopravvissuto grazie alle rimesse degli emigranti e non grazie ai finanziamenti della Cassa per il Mezzogiorno. Dall’Europa, Napoli ha avuto gli eserciti che in primavera scendevano attraverso le Alpi per saccheggiare e depredare.
D. A chi appartiene Napoli?
R. Al Mediterraneo, alla sua cultura. Ne è parte integrante.
D. Napoli è ancora capitale?
R. In cuor suo, si sente ancora capitale. E forse lo è davvero. Ma alla sua maniera.
D. Perché si è espresso in positivo sull’elezione di Luigi de Magistris a sindaco di Napoli?
R. La sua elezione è avvenuta contro e non in ossequio alla volontà delle segreterie dei partiti. De Magistris ha rappresentato, come è accaduto a Milano con il sindaco Giuliano Pisapia, la volontà dei cittadini di provare a rinnovarsi.
D. Per molti, le speranze sono state deluse.
R. Si resta sempre delusi se non si ragiona in un arco temporale di almeno 10 anni.
D. Che cosa pensa della frase pronunciata di recente da Gerardo Marotta, l’anima dell’Istituto italiano per gli studi filosofici: «Napoli è città di stracci governata da capi-briganti»?
R. Non conosco le sue fonti. E non mi piace polemizzare a distanza.
D. È o no comprensibile chi si dice spaventato dai comportamenti anomali, a volte eccessivi, che gruppi di immigrati attuano in alcuni quartieri?
R. La paura è legittima. Ma la verità è che ovunque gli stranieri all’estero tendono ad accorparsi, a fare comunità e a riprodurre comportamenti per noi incomprensibili. Anche noi, da emigranti, abbiamo fatto formicaio.
D. Che cosa si può fare?
R. Che cosa vuole che si faccia? In piazza Vittorio a Roma è pieno di immigrati. I romani non ci sono più. Il processo è inesorabile, tentare di condizionarlo è tempo perso.

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