Bandiera Dell Isis 140728143127
ALLARME 25 Agosto Ago 2014 0949 25 agosto 2014

Terrorismo, gli italiani dell'Isis

Giovani convertiti. Vengono soprattutto dal Nord.

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La bandiera dell'Isis.

Sono almeno 50 gli italiani reclutati dallo Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis). Si tratta di ragazzi giovanissimi, spesso indottrinati sul web, che provengono soprattutto dalle città del Nord. La gran parte di loro sono italiani convertiti all’Islam da poco, altri sono figli di immigrati. Tutti sono pronti a immolarsi per la jihad. È questo l'identikit dei cosiddetti foreign fighters (combattenti stranieri) di casa nostra in Medio Oriente.
Come si legge sul Corriere della Sera, nei rapporti della nostra intelligence che li ha posti sotto controllo, i foreign fighters italiani fungono da «ufficiali di collegamento» tra il nostro territorio e il terrorismo islamico.
ITALIA SNODO NEVRALGICO. In totale sarebbero almeno 200 i soggetti «attenzionati», ritenuti molto pericolosi dai nostri servizi perché rientrati nel nostro Paese dopo un periodo di addestramento in basi segrete, per lo più in Afghanistan. Al posto di andare a combattere come volontari nei teatri di conflitto (come i giovani jihadisti in Gran Bretagna, Germania e Belgio) in Italia la maggior parte di queste persone resta a fornire sostegno logistico, organizzativo e di reclutamento sul nostro territorio, ritenuto uno snodo nevralgico.
DA BRESCIA A PADOVA. Le città di maggiore concentrazione di questi ragazzi sono Brescia, Torino, Ravenna, Padova, Bologna e diversi piccoli centri del Veneto. Ma anche Roma e Napoli. A Cremona, invece, era attivo Adhan Bilal Bosnic, ritenuto uno dei principali reclutatori dell’Isis e considerato dagli analisti uno dei sostenitori in Siria e del Califfato oltre che uno dei leader wahabiti integralisti.
ALLARME INFILTRAZIONI CON GLI SBARCHI. I circa 50 foreign fighters partiti dall'Italia per combattere in Siria e in Iraq sono tutti molto giovani, tra i 18 e i 25 anni, per lo più maschi. Sono stati convertiti alla fede jihadista spesso attraverso il web.
L’allarme infiltrazioni è inoltre aumentato in questi mesi di grandi sbarchi. Molti di quei circa 200 «ufficiali di collegamento» presenti sul nostro territorio nazionale sono infatti rientrati in Italia da Paesi in guerra, ma è praticamente impossibile distinguerli con certezza dai richiedenti asilo.

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