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EMERGENZA 26 Agosto Ago 2014 1223 26 agosto 2014

Iraq, l'Isis riprende la diga di Mosul

Strage di turcomanni: 700 morti a Beshir.

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Un caccia Usa diretto in Iraq per dare sostegno ai curdi.

In un Iraq sempre più martoriato, la diga di Mosul è di nuovo nelle mani dell'Isis. Ad affermarlo è stata l'emittente televisiva irachena al Sumaria, citando una «fonte informata della provincia di Ninive».
I peshmerga, che con l'aiuto dei raid Usa si erano ripresi la diga il 17 agosto, hanno però smentito attraverso il sito web curdo Rudaw.
AUTOBOMBA A BAGHDAD. Il 26 agosto, nel quartiere a maggioranza sciita di Jadida a Baghdad Est, un'autobomba è esplosa uccidendo almeno 11 persone e ferendone una trentina. Secondo quanto riferito dalle forze di polizia, la macchina si era diretta verso la principale zona commerciale del quartiere, all'ora di punta. Fermatasi vicino al mercato all'aperto e a un ufficio di polizia stradale, è esplosa.
Il Paese, intanto, è in piena emergenza umanitaria. Circa 700 civili appartenenti alla minoranza turcomanna sciita, tra cui «bambini, donne e vecchi», sono stati massacrati dai jihadisti dello Stato islamico (Isis) nel villaggio di Beshir, nel Nord dell'Iraq.
Lo ha detto il rappresentante dell'Unicef nel Paese, Marzio Babille, precisando che la strage è avvenuta tra l'11 e il 12 luglio.
MIGLIAIA DI TURCOMANNI ASSEDIATI AD AMERLI. La denuncia, che si basa sulle testimonianze raccolte dai profughi fuggiti da Beshir, arriva mentre si teme per la sorte di altre migliaia di turcomanni che i jihadisti assediano da giugno nella città di Amerli.
Come gli yazidi e i cristiani, i turcomanni sciiti sono tra le minoranze prese di mira dalle persecuzioni dell'Isis, che segue una dottrina fondamentalista sunnita.
È necessario un «D-Day umanitario» per i 700 mila profughi in fuga dalle violenze dell'Isis nel Nord dell'Iraq, ha detto Babille, chiedendo tra l'altro alla comunità internazionale di istituire una zona protetta come quelle realizzate in Bosnia, con truppe sul terreno.
«PONTE AEREO UE-KURDISTAN». Secondo Babille è anche necessario organizzare «un ponte aereo sistematico dall'Europa» per aiutare il Kurdistan iracheno, «l'unico baluardo dei diritti umani» in questo momento nel Paese, che dà ospitalità a profughi di ogni etnia e religione.
I 440 mila civili che sono confluiti nella regione autonoma curda a partire da giugno davanti all'offensiva dell'Isis, si sono aggiunti ai 250 mila siriani che già vi avevano trovato rifugio dall'agosto del 2013. «In tutto, quindi», ha sottolineato Babille, «il Kurdistan accoglie 700 mila profughi, rispetto a una popolazione residente di meno di cinque milioni».
EPISODI DI VIOLENZA SU BAMBINI QUADRUPLICATI. Il rappresentante dell'Unicef ha aggiunto che gli episodi di violenza registrati che hanno coinvolto bambini sono stati a partire dallo scorso giugno «quattro volte più numerosi che nei precedenti nove mesi»: «Da parte della comunità internazionale ci sono state troppe indecisioni. Se non si interviene rischiamo una disintegrazione del Medio Oriente, e anche l'Europa ne pagherà le conseguenze».

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