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IL CASO 27 Agosto Ago 2014 1500 27 agosto 2014

Catania, medico lavora 15 giorni in nove anni

Lui: «Rispettata la legge». Asp valuta revoca aspettativa.

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Interno di un ospedale.

Quindici giorni di lavoro in nove anni. A prima vista sembra una barzelletta per chiunque conosca un minimo il mondo dell'occupazione ma da Catania è arrivato un caso che stupisce.
Un medico ospedaliero di Giarre, nel Catanese, sarebbe infatti riuscito a lavorare per due settimane nell'arco di quasi una decade.
Il tutto dopo aver concluso i sei mesi di prova e garantendosi il contratto a tempo indeterminato nella pubblica amministrazione.
OK PER LEGGE. Ma il caso fa scalpore perché pare che sia tutto a norma di legge.
L'uomo, in servizio al pronto soccorso del Sant'Isidoro, superato il periodo di prova, ci sarebbe stato alcune settimane utilizzando cinque mesi per un permesso familiare e altri periodi per corsi di specializzazione e borse di studio.
«Sono servite per arricchire le mie conoscenze professionali che metterò a disposizione dell'ospedale», si è giustificato il medico che, in aspettativa, dovrebbe rientrare al lavoro nel 2016.
Ma l'Azienda sanitaria provincia 3 di Catania vuole vederci chiaro e ha avviato accertamenti.
BORSA DI STUDIO PER TRE ANNI. Secondo quanto emerso dalle prime verifiche, in fase di riscontro, il medico, che vive a Messina, sua città d'origine, ha usufruito di una borsa di studio dal 1 giugno del 2005 al 31 ottobre del 2008.
Il giorno del rientro ha chiesto un congedo parentale fino al 31 maggio. Dal 4 al 21 maggio ha prestato servizio al pronto soccorso del Sant'Isidoro di Giarre.
Poi dal 22 maggio al 22 luglio è assente per malattia.
ASPETTATIVA PER DOTTORATO. Successivamente ha ottenuto un permesso fino al 30 giugno 2014 per una borsa studio e attualmente è in aspettativa per un dottorato di ricerca che scadrà il 31 dicembre del 2016.
LUI: «NESSUN DANNO AL PRONTO SOCCORSO». Assenze prolungate che, secondo il medico, «non hanno procurato alcun danno all'Asp3 e neppure al pronto soccorso dell'ospedale di Giarre».
«I permessi di cui ho usufruito», ha spiegato, «erano non retribuiti: mi sono mantenuto con le borse di studio, che sono inferiori allo stipendio, e ho dovuto pagare tasse e iscrizioni. Durante le mie assenze sono stato sostituito da una collega. Sono sereno, ho rispettato la legge: altrimenti i permessi non mi sarebbero stati concessi».
REVOCA ASPETTATIVA POSSIBILE. Ma l'Asp3 ha contestato l'ultima parte della ricostruzione del medico: «È vero la legge è stata rispettata, ma ci sono problemi di opportunità», ha osservato il direttore sanitario, Franco Luca, «inoltre l'ultimo permesso è retribuito e noi non possiamo sforare il budget e sostituirlo. Questo ci crea problemi di organico nell'assistenza ai malati e quindi vedremo se ci sono le condizioni per revocare l'aspettativa in corso».
Più in generale, ha annunciato il direttore sanitario, «abbiamo avviato dei controlli sui permessi, sull'opportunità di concederli dove c'è carenza di personale se non è strettamente necessario e indispensabile».

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