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SCENARIO 27 Agosto Ago 2014 1540 27 agosto 2014

Ucraina, tre grane dopo la guerra nel Donbass

Anche con la tregua, Paese nel caos.

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da Kiev

Una fase dell'incontro tra la Russia e l'Ucraina.

L’incontro di martedì 26 agosto a Minsk tra il presidente ucraino Petro Poroshenko e quello russo Vladimir Putin ha aperto lo spiraglio perché la crisi ucraina possa ancora avere una soluzione politica e l’escalation militare lasci lo spazio al necessario dialogo per raggiungere la pacificazione nel Donbass.
I due leader si sono trovati più o meno d’accordo su una road map che porti a passi veloci verso il cessate il fuoco e a una tregua duratura, ma le posizioni di Kiev e Mosca rimangono sostanzialmente lontane.
SOLO BUONI PROPOSITI. Al di là dei buoni propositi - già per altro messi sul tavolo delle trattative nei vertici di Ginevra ad aprile e di Berlino a luglio, quando sono stati non i capi di Stato, ma i ministri degli Esteri a tentare il compromesso sotto la supervisione dell’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa - fino a ora si sono visti pochi passi concreti verso la de-escalation.
IMMOBILISMO RUSSO. Da una parte la Russia, respingendo a parole le accuse di voler destabilizzare l’ex repubblica sovietica foraggiando i separatisti, di fatto ha esercitato solo a singhiozzo la propria influenza per scoraggiare i ribelli e gli episodi degli ultimi giorni hanno indicato un’intensificazione del coinvolgimento russo.
KIEV, NIENTE DIALOGO. Dall’altra parte l’Ucraina solo sulla carta si è adoperata per il dialogo e ha optato da subito per la risoluzione militare della crisi, mettendo in conto l’emergenza umanitaria che tra Donetsk e Lugansk è ormai passata in secondo piano nonostante l’allarme lanciato da settimane da Croce Rossa Internazionale e Osce.
VERSO LA PACIFICAZIONE. Ma anche vedendo il bicchiere mezzo pieno e scorgendo all’orizzonte l’esaurimento del conflitto armato nel Donbass, entro qualche settimana e prima delle elezioni parlamentari del 26 ottobre, la pacificazione del Sud Est ucraino non coinciderà certo con la fine dei problemi, sia quelli interni ucraini, sia quelli tra Kiev e Mosca e Russia e Occidente.
Ecco i rebus aperti in Ucraina.

1. Il Donbass resta un focolaio con tensioni mai sopite

Mezzi blindati ucraini nel Donbass (©Ansa).

Il Donbass, con gli oblast di Donetsk e Lugansk, rimarrà a lungo una brutta gatta da pelare per Kiev, anche se sarà trovata una soluzione per una maggiore autonomia regionale, decentramento o federalizzazione che dir si voglia.
Le ferite sociali, economiche e politiche apertesi tra periferia e centro non saranno certo rimarginate con un cambiamento costituzionale, se e quando arriverà.
Governo e presidente hanno definito «operazione terroristica» una guerra che sì vede in campo forze filorusse legate in qualche modo a Mosca, ma buona parte di chi combatte nel Donbass è costituita da ucraini.
La definizione di «guerra civile» non è quindi molto lontana dalla realtà.
MOSCA PRONTA A INTERVENIRE. L'élite politica ed economica della regione non è certo schierata senza se e senza ma con Kiev e la ricerca di un equilibrio tra le esigenze locali e quelle nazionali continuerà per un pezzo, anche perché la vicinanza geografica alla Russia implica, per forza di cose, il raggiungimento di un compromesso, a meno che non si voglia tirare la corda fino a che si spezzi.
Il Cremlino, anche se taglierà definitivamente il cordone ai separatisti lasciandoli affondare più o meno lentamente, sarà pronto a intervenire nuovamente con i soliti mezzi poco ortodossi.

2. Il Paese è vicino al crac e il sistema politico resta marcio

L'incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e il capo di Stato Petro Poroshenko (©Ansa).

Ammesso e non concesso che Poroshenko trovi la giusta misura per uscire dal ginepraio del Sud Est, a Kiev lo aspettano i problemi di sempre.
Il sistema politico ucraino è sostanzialmente marcio, il Paese sull’orlo del tracollo economico. Solo il supporto occidentale ha consentito sino a ora di non sprofondare, ma i guai interni l’Ucraina devi risolverli da sola.
POTERE AGLI OLIGARCHI. Gli oligarchi continueranno a fare il bello e il cattivo tempo come hanno fatto sinora, il cancro della corruzione è impossibile da estirpare. Le rivoluzioni hanno fatto rotolare qualche testa, ma il Paese non è cambiato.
Le elezioni di ottobre possono portare una rinfrescata, ma senza riforme strutturali, politiche ed economiche, la stabilità sarà difficile da raggiungere e l’Ucraina continuerà la sua transizione cominciata con l’indipendenza da Mosca nel 1991 e di fatto non ancora terminata. Destinazione ignota.

3. In sospeso l'accordo del gas che può scatenare altri scontri

Truppe di Kiev (©Ansa).

Accanto ai rebus interni, ci sono quelli internazionali, vale a dire i rapporti da definire con la Russia da una parte e l’Occidente dall’altra, che al momento si estrinsecano fondamentalmente in due questioni, quella del gas e quella dell’implementazione dell’Accordo di associazioni che Kiev e Bruxelles hanno firmato a giugno e che il parlamento ucraino deve a dire il vero ancora ratificare.
I problemi naturalmente sono collegati e come dimostrano gli ultimi 20 anni le soluzioni definitive sono impossibili.
RISCHI PER L'EUROPA. Il nodo impellente è quello del gas, non fosse per altro che senza un compromesso nel braccio di ferro tra Russia e Ucraina anche l’Europa potrebbe finire congelata. Un accordo sulla revisione dei contratti, con un prezzo accettabile per entrambe le parti e il pagamento degli arretrati, farebbe scongiurare il pericolo di una guerra per un paio d’anni, ma senza una cornice adeguata il quadro crollerebbe alla prossima puntata.
UN PONTE VERSO L'UE. Per trovare un equilibrio interno duraturo e diventare davvero quel ponte tra Russia ed Europa a cui di fatto la obbliga la sua posizione geografica, l’Ucraina deve insomma prendere decisioni sì radicali, considerando però il fatto che uno spostamento da un lato implica una reazione dall’altro.
Se Poroshenko e il futuro nuovo governo saranno in grado di farlo, è tutto da vedere: il rischio è che se il ponte viene costruito su un solo pilastro, crolli in fretta trascinando con sé tutto il Paese.

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