Totò Riina, ex capo di Cosa Nostra.
COSA NOSTRA 30 Agosto Ago 2014 0924 30 agosto 2014

Mafia, Riina: «Berlusconi ci pagava 250 milioni ogni sei mesi»

Riina: «Denaro ogni sei mesi».

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Totò Riina.

Spunta il nome di Silvio Berlusconi nelle intercettazioni in carcere ai danni di Totò Riina. Conversando con il compagno di ora d'aria, il pugliese Alberto Lorusso, l'ex capo di Cosa Nostra, dopo essersi lasciato andare a battutine sui «festini in Sardegna e in Puglia», si è fatto serio, ricostruendo le vicende degli Anni 80 e 90 che avrebbero accomunato il boss e l'ex presidente del Consiglio. «A noialtri ci dava 250 milioni ogni sei mesi», sarebbero state, secondo quanto riferito dal quotidiano Repubblica, le pesanti affermazioni di Riina.
Che, per la prima volta, ha rivelato come si sviluppò quel «patto di protezione» che la Cassazione ha accertato definitivamente, finendo col condannare l'ex senatore Marcello Dell'Utri a sette anni di carcere.
IL CAV TEMEVA IL SEQUESTRO. Perché Dell'Utri sarebbe stato l'intermediario tra i vertici della mafia e Berlusconi, che prima temeva un sequestro, poi attentati ai suoi ripetitori in Sicilia. Le parole di Riina risalgono al 22 agosto dello scorso anno e suonano più o meno in questi termini: «È venuto, ha mandato là sotto ad uno, si è messo d'accordo, ha mandato i soldi a colpo, a colpo, ci siamo accordati con i soldi e a colpo li ho incassati». E ancora: «Gli hanno dato fuoco alla Standa ed i catanesi dicono: ma vedi di.... Non ha le Stande? gli ho detto: da noi qui ha pagato... così li ho messi sotto. Gli hanno dato fuoco alla Standa... minchia aveva tutte le Stande della Sicilia. Gli ho detto: bruciagli la Standa».
IL RUOLO DI MARCELLO DELL'UTRI. Poi è la volta del passaggio che per i pm vale più di tutti i racconti dei pentiti al processo Dell'Utri: «A noialtri ci dava 250 milioni ogni sei mesi», si è lasciato sfgggire l'ex capo di Cosa nostra dopo 47 minuti di passeggiata nell'atrio del carcere milanese di Opera. Prima di spiegare come tutto sarebbe iniziato: «Quello... è venuto il palermitano... mandò a lui, è sceso il palermitano ha parlato con uno... si è messo d'accordo... Dice vi mando i soldi con un altro palermitano. Ha preso un altro palermitano, c'era quello a Milano. Là c'era questo e gli dava i soldi ogni sei mesi a questo palermitano. Era amico di quello... il senatore». Ovvero, Dell'Utri, che Riina ha descritto come «una persona seria». Il «palermitano» dovrebbe essere invece il boss Tanino Cinà, che negli Anni 70 suggerì a Dell'Utri di mandare Vittorio Mangano come stalliere ad Arcore quando Berlusconi cercava «protezione».
Ora questo monologo di Riina è agli atti del processo Stato-mafia: per i pm Di Matteo, Del Bene, Tartaglia e Teresi è una conferma del ruolo di intermediario svolto da Dell'Utri nella seconda fase della trattativa.

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