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CRIMINALITÀ 31 Agosto Ago 2014 1355 31 agosto 2014

Brasile, il Pcc spaventa il Paese

La maggiore organizzazione del narcotraffico carioca.

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Secondo il quotidiano di San Paolo, Folha, i membri dell'organizzazione, infatti, sono 11.400 in tutto il Brasile, dei quali 8.807 detenuti nelle carceri del Paese.

Dopo le proteste di piazza che hanno preceduto e accompagnato l'ultima coppa del mondo di calcio, il Brasile ripiomba nella violenza.
È dei giorni scorsi la notizia della rivolta consumatasi all'interno del carcere di Cascavel, nello Stato di Paranà, a 500 chilometri da Curitiba, nel Sud del Paese, che ha provocato la morte di quattro persone, due barbaramente decapitate e altre due spinte giù dal tetto dell'edificio.
Nata per protestare contro la mancanza di cibo e la scarsa condizione igienica della prigione, la rivolta è scoppiata nella mattinata di domenica 24 agosto durante la distribuzione dei pasti, quando circa 700 detenuti (il carcere ne ospita esattamente il doppio) hanno iniziato a prendere il controllo di buona parte dell'edificio, incendiando e distruggendo intere parti del penitenziario e prendendo in ostaggio anche due guardie, rilasciate dopo 48 ore.
DIETRO LA RIVOLTA L'OMBRA DEL PCC. Immagini di alcuni media locali hanno mostrato come molti dei detenuti saliti sul tetto abbiano esposto striscioni con la scritta 'Pcc'. La sigla sta per Primeiro Comando da Capital ed è, oggi, una delle maggiori organizzazioni criminali del Paese. Che proprio in carcere è nata più di 20 anni fa e che ha fatto del carcere il luogo ideale dove reclutare nuovi membri per far nascere e crescere la spirale di violenza che negli ultimi anni sta colpendo tutto il Brasile.
IL NUCLEO PIÙ FORTE A SAN PAOLO. Era il 31 agosto 1993 quando, dopo una partitella a pallone, durante l'ora d'aria, otto detenuti del carcere paulista di Taubaté decisero di fondare il Primeriro Comando da Capital.
Nato per «combattere le oppressioni all'interno del sistema penitenziario» e per vendicare i 111 detenuti del carcere di Carandiru uccisi dalla polizia il 2 ottobre del 1992, il Pcc ha raggiunto ormai dimensioni vastissime, divenendo oggi una delle maggiori organizzazioni criminali brasiliane.
UN'ORGANIZZAZIONE DA 11.400 MEMBRI. Secondo il quotidiano di San Paolo, Folha, i membri dell'organizzazione, infatti, sono 11.400 in tutto il Brasile, dei quali 8.807 detenuti nelle carceri del Paese.
Presente in 22 dei 26 Stati brasiliani (ma si contano anche una cinquantina di membri operativi in Bolivia e Paraguay), il Pcc ha il suo nucleo più forte e organizzato nello Stato di San Paolo: 7.800 membri (6mila in carcere e 1.800 in libertà) e un controllo quasi totale (90%) di ben 132 delle 157 carceri dello Stato, all'interno delle quali può contare sul sostegno di quasi 130mila detenuti. Sui 500mila detenuti reclusi in tutto il paese, una cifra non da poco.
UN GIRO D'AFFARI DA 120 MLN DI REAIS. Il suo giro d'affari si aggira intorno ai 120 milioni di reais all'anno (circa 40 milioni di euro), che arrivano nelle casse dell'organizzazione quasi esclusivamente dal narcotraffico e che servono a finanziare evasioni e attentati, a pagare le parcelle degli avvocati e perfino a finanziare gli studi in materie giuridiche ad alcuni simpatizzanti.

Il mercato della cocaina è nelle mani del Pcc

Membri del Pcc armati.

Lo spaccio di droga - oltre al traffico di armi - è diventata, infatti, l'attività principale del gruppo e il mercato della cocaina, ormai, è quasi completamente nelle loro mani.
I 'PIZZINI' E IL VOCABOLARIO PARALLELO. A coordinare tutto ci pensano i leader dell'organizzazione che, dietro le sbarre delle loro celle, con cellulari di contrabbando o attraverso messaggi in codice consegnati da parenti, avvocati o poliziotti conniventi, riescono a comunicare con i membri del comando che stanno fuori, in libertà.
Il Pcc ha, infatti, un vero e proprio vocabolario parallelo, dove gli affiliati sono i “fratelli”, le “torri” i leader più potenti, le prigioni sotto il loro controllo diventano le “facoltà” e “far subire” significa condannare a morte qualcuno.
Dietro le rivolte, mascherate da una richiesta di condizioni più umane per i detenuti, il motivo sarebbe sempre lo stesso: una ritorsione contro le decisioni della polizia di trasferire i principali leader dell'organizzazione in carceri di massima sicurezza - sotto quello che in Brasile si chiama Regime Disciplinar Diferenciado, una sorta di nostro 41bis - dalle quali non potrebbero più controllare i traffici di droga e di armi.
LE MINACCE AL MONDIALE E GLI ATTACCHI ALLE CITTÀ. Già lo scorso inverno minacce e piani d'attacco contro i mondiali di calcio furono sventati dalla polizia grazie ad alcune intercettazioni telefoniche: un'operazione descritta come una delle più grandi e importanti contro la criminalità e il narcotraffico mai condotte in Brasile e che ha portato all'arresto di 175 membri del Pcc.

Il ricordo delle ribellioni nelle carceri pauliste e gli attentati del 2006

Lo stadio Maracanà a Rio de Janeiro.

Ma a preoccupare adesso sono le elezioni presidenziali, che si terranno tra due mesi, in ottobre, e la sicurezza di molte città brasiliane, San Paolo in testa, dove la guerriglia urbana tra membri dell'organizzazione e forze di polizia non è una novità. Già nel 2012, infatti, nella capitale economico-finanziaria del Paese si contarono ben 106 morti.
Scontri che richiamano alla memoria quelli avvenuti nel 2001, nel 2003 e nel 2006 quando, tra maggio e agosto di quell'anno, si ribellarono 74 carceri pauliste e vennero organizzati più di 250 attentati contro banche, autobus, stazioni della metropolitana e caserme.
Il bilancio, alla fine, fu di quasi 500 morti tra membri dell'organizzazione, poliziotti e civili.
UN UOMO AL COMANDO DELL'ORGANIZZAZIONE. Degli otto fondatori non è rimasto quasi più nessuno - sette sono stati assassinati negli anni in prigione - e il comando è passato, dal 2002, nelle mani di Marco Willians Herbas Camacho, meglio conosciuto come Marcola o Playboy. Quarantacinque anni, nato nella periferia di San Paolo, ha passato quasi metà della sua vita in carcere (dove tuttora si trova), entrandoci per la prima volta già a 18 anni.
GIURARE FEDELTÀ AL GRUPPO. Affiliarsi al Pcc richiede una vera e propria iniziazione: un 'battesimo'. Innanzitutto, bisogna avere un 'padrino' all'interno dell'organizzazione che garantisca per chi voglia entrare a far parte della gang. Davanti ad un bicchiere - riempito con acqua o alcolici - padrino e affiliato si fanno un piccolo foro sul dito indice, lasciando cadere una goccia di sangue nel bicchiere, dal quale tutti e due poi dovranno bere.
L'affiliato giura fedeltà al gruppo («Una volta nel Pcc sempre nel Pcc» è il motto, ed infatti a volerne uscire spesso si paga con la propria vita) e riceve una copia dello statuto dell'organizzazione: 16 articoli in cui ricorrono spesso le parole lealtà, libertà e giustizia.
UNA QUOTA PER L'AFFILIAZIONE. Per chi sta in carcere la quota di iscrizione è fissata a 50 euro, 150 per chi è in libertà. Ne devono sborsare 80, invece, i detenuti-affiliati che godono del regime di semi-libertà. Soldi che spesso servono a garantirsi una protezione e qualche vantaggio nella vita di tutti i giorni in prigione.
LE MANI ANCHE SULLE FAVELAS. Ma il Pcc non opera solo all'interno del carcere: la sua azione si estende soprattutto nelle favelas dove, qualche anno fa, ha addirittura creato un programma (Aiuto per le attività sociali) attraverso il quale distribuisce latte, cibo e benzina agli abitanti in difficoltà, i quali, in cambio, si chiudono nell'omertà non denunciando alla polizia spacciatori e delinquenti della gang che proprio nelle favelas concludono i loro migliori affari. Un modo per comprare il loro silenzio.
I CONTATTI COI GRUPPI DI ULTRÀ. Insomma, il Pcc sembra essere una vera e propria società nella società, con propri poteri e proprie regole. E che vuole allargarsi ancora, reclutando nuove forze non più solo all'interno delle carceri, ma, anche, nelle curve degli stadi. Sempre più fitti sono diventati, infatti, negli ultimi anni, i contatti tra l'organizzazione e gruppi di ultrà di squadre puliste come il Palmeiras e il Corinthians.

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