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MAMBO 31 Agosto Ago 2014 1139 31 agosto 2014

Renzi ha vinto, ma non segua le mode

Con la nomina di Mogherini ha ottenuto un risultato prestigioso nel giorno peggiore della sua presidenza. E sfrutta la fragilità del Quarto potere.

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Il premier Matteo Renzi e Federica Mogherini.

Nel giorno peggiore della sua presidenza (il rinvio della riforma della scuola e il fallito big bang economico, per tacere della surreale scena del gelato con annesso carretto), Renzi porta a casa un risultato europeo indiscutibile e prestigioso. Tanti, anche chi scrive, ha espresso dubbi sulla candidatura della Mogherini ritenendo troppo evidente la sua poca esperienza e forse prediligendo leader, maschi o femmina, del passato. Resta il fatto che Renzi ha tenuto duro, la sua candidata è passata, i giornali vantano come curriculum, la militanza nella Sinistra giovanile dei Ds, che fino a pochi giorni fa disprezzavano.
NON FALLIRÀ. Ora tocca a lei e solo i soliti guastafeste possono augurarsi il suo fallimento che, conoscendo la prudenza di Miss Pesc, non ci sarà. Tuttavia, l'immagine del Pifferaio (come Scalfari chiama Renzi con strana coincidenza di giudizi con un suo ex amico non più amato, Giampaolo Pansa) resta appesa a quel surplus di proclami rispetto alle realizzazioni e a quella predilezione verso temi e posti di potere poco incidenti rispetto alla materialità delle scelte economiche.
NON CI SONO CONCORRENTI. Renzi, tuttavia, continua a essere forte perché non ha concorrenti, condizione da non sopravvalutare: come un Renzi è venuto fuori all'improvviso nel centro-sinistra così potrà accadere per un omologo nel centro-destra. Molti commentatori pensano, come il mitico Scalfari, che tutta la panna montata del giovane fiorentino prima o poi si ammoscerà. Può non accadere se siamo entrati in una fase politica mondiale in cui la fragilità culturale dei leader è corretta da una overdose di immagine, cioè l'opinione pubblica si è talmente convinta che il mondo e l'Italia siano ingovernabili da accontentarsi di leader che appaiono Pifferai.
MENO DILETTANTE DI QUANTO SEMBRI. L'altra ipotesi è che Renzi stia accumulando energie e potere per far scattare quell'ora X in cui si dirigerà come una furia sulle bardature che soffocano il paese. Questi primi mesi cioè andrebbero interpretati come una sorta di preparazione, un lavorio. Vedete la pena che fa il sindacato che si fa togliere i permessi accettando l'idea di averne abusato. Renzi cioè sarebbe meno dilettante di quel che vuole mostrare e più determinato a fare il chirurgo di quanto i suoi critici credano.
LEADER SENZA BIOGRAFIA. Resta la singolarità di un leader senza biografia, forse di poche letture (del resto si può fare un elenco di suoi predecessori che si soffermavano sulle quarte di copertina dei libri) ma dotato di un intuito verso il governo e di un amore verso il potere da renderlo pressoché imbattibile. La sua forza nasce anche dalla fragilità del cosiddetto Quarto potere. Fateci caso: Renzi è stato coccolato da tutti, come scrivevo il 30 agosto, quando bisognava rottamare gli ex Pci. Persino la sostituzione brutale di Enrico Letta è stata perdonata. Oggi che sembra un cavallo scosso della politica italiana piace meno. Tuttavia non si legge un rigo in cui si dica quel che gli si suggerisce.
IL LAVORO CHE NON C'È. I più acuti e noiosi chiedono nuove norme che disciplinino un lavoro che non c'è. Roba da ridere o da manicomio. Non c'è un intellettuale, un economista, un imprenditore che dica a Renzi: investi in quel campo, là c'è un futuro per il paese. La verità è che di Renzi, facondi e esuberanti, ce ne vorrebbero di più, vecchi e giovani, nella politica, nell'impresa, nelle università, nel giornalismo. Il guaio è che Renzi non fa moda per le sue qualità e lui rischia di seguire le mode della politica-spettacolo.

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