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GUERRA & DIPLOMAZIA 1 Settembre Set 2014 0915 01 settembre 2014

Ucraina, la finta tregua di Mosca con Kiev

Smentita l'operazione armata. Scontri a Lugansk. Jet abbattuto.

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Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov.

Lo zar Vladimir Putin ha minacciato l'Ucraina di arrivare a Kiev in un paio di settimane e di creare un nuovo Stato nell'Est del Paese. Ma il ministro degli Esteri della Russia Sergei Lavrov ha gettato acqua sul fuoco, in un gioco delle parti che ricorda tanto quello del poliziotto buono e dell'agente cattivo. Anche perché il Cremlino s'è visto accusato da Federica Mogherini, da novembre nuova lady Pesc, di non rispettare i patti. Tesi confermata anche da Kiev che, inacassato il sostegno di Ue e Nato, ha riferito della presenza delle truppe del Cremlino che combattono al fianco dei ribelli nel Donbass.
SETTE MORTI E 680 PRIGIONIERI. Solo nelle ultime 24 ore il bilancio è stato di sette soldati governativi uccisi e altri 25 feriti, mentre, stando ai dati comunicati dal portavoce militare Andreii Lisenko, 680 militari sono stati presi come prigionieri di guerra (l'80% di questi durante la battaglia vicino ad Ilovajsk nei pressi di Donetsk).
Eppure se questo è quello che succede sul campo, le voci della diplomazia russa, raccontano un'altra verità.
NIENTE INTERVENTO. «Non ci sarà un intervento militare russo in Ucraina», ha detto il rappresentante del governo di Mosca, provando a smorzare le tensioni. Poi, intervenendo davanti agli studenti dell'università Mgimo della capitale russa, Lavrov ha spiegato, come il Cremlino sta pensando a «una soluzione esclusivamente pacifica di questa gravissima crisi, di questa tragedia».
ORA IL CESSATE IL FUOCO. Inoltre, il braccio destro di Putin ha precisato di sperare che i colloqui del gruppo di contatto sulla crisi ucraina in programma lunedì 1 settembre a Minsk siano dedicati innanzitutto all'obiettivo di concordare immediatamente senza alcuna condizione il cessate il fuoco.
TEMPO DI DISCUTERE. A confermare la volontà di trovare una tregua in Ucraina del ministro degli Esteri russo c'è l'invito all'Occidente a «sedersi e a discutere, invece di minacciare sanzioni». Anche se, ha argomentato Lavrov, Mosca «non sbatterà la porta in caso di nuove sanzioni occidentali e non uscirà dal Wto», ben sapendo che «l'inerzia delle sanzioni resta molto forte».
TUTELARE GAZPROM. E sempre sulle sanzioni, Putin ha fatto sapere di auspicare che prevalga il buon senso tra gli europei, facendo appello affinché né la Russia né gli altri Paesi «paghino i costi derivanti da queste punzecchiature». Ma intanto ha inaugurato il nuovo gasdotto che porterà metano alla Cina, giusto per tutelarsi in caso di rottura definitiva con l'Occidente.

Nel Donbass la guerra continua

Ribelli filorussi nell'Est dell'Ucraina.

Al di là di proclami, promesse e minacce, in Ucraina si continua a combattere. Anche alla presenza di battaglioni inviati dalla Russia.
Il ministro della difesa ucraino, Valeri Gheletei ha, infatti, svelato che Mosca ha già mandato truppe a Donetsk e nell'aeroporto di Lugansk.
SCONTRI COI RIBELLI. Nello scalo si sono svolti «aspri combattimenti» tra militari di Kiev e reparti russi.
Qui gli scontri, come ha riferito l'ufficio stampa dell'operazione militare ucraina nell'Est del Paese, sono avvenuti tra i parà ucraini e un battaglione corazzato delle forze armate della Russia. Finché i soldati governativi hanno dovuto ritirarsi dall'aeroporto e dal villaggio di Gheorghievk in seguito proprio a tiri d'artigliera russi.
ABBATTUTO UN CACCIA. In un'altra zona, invece, i ribelli filorussi dell'Est ucraino hanno rivendicato di aver abbattuto un caccia Sukhoi 27. L'aereo è stato colpito, da quanto ha spiegato Ria Novosti, nei cieli della regione di Donetsk, vicino al villaggio di Merezhki.
Secondo il sito russo Lifenews, inoltre, i separatisti avrebbero fatto prigionieri 108 militanti del battaglione Donbass (costituito dalla Guardia nazionale) nei pressi di Ilovaisk, nella stessa regione.
MISSILI CONTRO GLI UCRAINI. A Largo di Mariupol, nel mare di Azov, due motoscafi delle guardie di frontiera ucraini sono stati colpiti da missili guidati: sette guardie di frontiera ucraini sono rimaste ferite, due risultano disperse.
Secondo il portavoce del Consiglio Andrii Lisenko, due missili sarebbero stati lanciati dalla città di Bezimenne sulla costa del mare di Azov, presa sotto controllo delle milizie ribelli filorusse e dalle truppe russe.
230 MILA GLI SFOLLATI. Secondo quanto ha riferito il Servizio statale delle situazioni di emergenza ucraina, citato dall'agenzia Unian, sono 230 mila gli sfollati costretti ad abbandonare le loro case nelle regioni di Donetsk e Lugansk.
Solo nelle ultime 24 ore 4.725 hanno dovuto lasciare le loro case nella zona dei combattimenti tra le forze militari ucraine e le milizie dei ribelli sostenute dalle truppe russe. Lo stesso rapporto ha riferito che più di 17 mila persone hanno abbandonato la Crimea dopo l'annessione russa della penisola.

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