Stefania Giannini 140522110141
SCUOLA 1 Settembre Set 2014 1400 01 settembre 2014

Università, 85 mila ai test per le professioni sanitarie

In corsa per soli 25 mila posti a partire da mercoledì 3 settembre.

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Stefania Giannini, ministro dell'Istruzione.

Aspiranti matricole ai blocchi di partenza. Mercoledì 3 settembre, 85 mila studenti sono pronti a sostenere in tutta Italia il test di ammissione per i 25.540 posti a bando nelle 38 università statali per i 22 profili sanitari fra cui infermiere, ostetrica, fisioterapista, logopedista, dietista, tecnici di laboratorio, di radiologia, di neurofisiopatologia, e altre 16 professioni. In media per le 22 professioni si registrano 3,3 domande per un posto, con un rapporto inferiore al 3,9 dello scorso anno, quando le domande furono di più, 101.865. «Segno di una crisi» - ha spiegato Angelo Mastrillo - che ha seguito la rilevazione dei dati in tutte le università per conto della Conferenza dei corsi di laurea delle professioni sanitarie - «che potrebbe essere conseguente a quella occupazionale che ora tocca anche l'ambito sanitario, con un progressivo trend negativo negli ultimi sei anni»
DIMINUZIONE DEL 24%. Come rilevato da Alma Laurea sul tasso occupazionale a un anno dalla laurea si evidenzia un calo generale di 24 punti percentuali, da 84% del 2007 a 62% del 2012, e che riguarda in maggioranza infermiere e tecnico di radiologia. Tuttavia, e in ogni caso, l'area sanitaria continua a occupare ancora il primo posto assoluto per occupazione con il 62% a un anno di laurea, staccando nettamente tutti gli altri settori che sono in media attorno al 29%. Secondo Mastrillo sul perché di questi cali si possono fare due ipotesi: la prima sarebbe dovuta alla disoccupazione per il blocco delle assunzioni, sia nuove che per turnover, che negli ultimi quattro-cinque anni grava su ispedali e cliniche universitarie. La seconda sarebbe la perdurante crisi economica gravante sulle famiglie e che per questo da qualche anno stentano a garantire l'università per tutti i figli. Non è un caso dunque che dagli infermieri sia partito un appello a Regioni e governo per chiedere uno stop ai tagli al personale del Servizio sanitario nazionale.

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