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INTERVISTA 2 Settembre Set 2014 1335 02 settembre 2014

Adozioni gay, Federico Ferrari: «Nessun rischio per i bambini»

Per gli etero a volte è un ripiego. Per quelle omo un dono. Bullismo? È nella media. Lo psicologo Ferrari a Lettera43.it.

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La decisione del tribunale di Roma di riconoscere l’adozione di una bimba che vive in una coppia omosessuale ed è figlia biologica di una soltanto delle due, primo caso di stepchild adoption in Italia, ha aperto il dibattito.
Letteralmente infuocato dal manifesto di Fratelli d’Italia che sfruttando una foto di Oliviero Toscani - senza averne i diritti, cosa che ha spinto il fotografo a minacciare querele - si oppone alle famiglie omogenitoriali dicendo «No alle adozioni per i gay. Difendiamo il diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà».
«IL LIVELLO DI BULLISMO NON CAMBIA». Ma è davvero così? Davvero una mamma e un papà sono l’unica via possibile? «Tutti gli studi, e sono oltre un centinaio, sulle famiglie omogenitoriali non evidenziano alcun rischio», ha detto a Lettera43.it Federico Ferrari, psicologo e psicoterapeuta sistemico-relazionale. «Certo, subiscono delle discriminazioni per questo. Ma complessivamente il livello di bullismo cui vanno incontro non è dissimile da quello subito da altri bambini che subiscono prese in giro».

Nel riquadro Federico Ferrari, psicologo e psicoterapeuta sistemico-relazionale. © Getty

DOMANDA. In Rete si ritrovano parecchie opinioni contrastanti rispetto alla questione delle famiglie omogenitoriali.
RISPOSTA.
In realtà gli studi sono tutti molto favorevoli, non ce ne sono che evidenzino rischi. Addirittura recenti studi in Inghilterra hanno convinto le istituzioni che se ne occupano a prendere posizioni ufficialmente a favore dell’adozione in famiglie omosessuali, che poi è stata legalizzata.
D. Non esistono opinioni contrarie?
R.
Esistono solo tre studi molto pubblicizzati da chi ha una posizione contraria, ma sono molto stati criticati dal punto di vista metodologico e sconfessati dalla comunità scientifica.
D. Quanti sono invece quelli a favore?
R.
Ce ne sono ben più di 100, e hanno affrontato tutte le diverse sfaccettature della questione. Questo non significa che non esistano posizioni contrarie da parte di clinici, soprattutto.
D. Che dicono?
R.
Partono dalle teorie, come quella secondo cui la costruzione dell’identità sessuale passa dalla contrapposizione uomo-donna dei due genitori. A partire da queste teorie si dice che i bambini in famiglie omogenitoriali potrebbero non avere sviluppo sereno.
D. Ed è vero?
R.
Il punto è che tutti gli studi dicono il contrario quindi forse andrebbero riviste le teorie.
D. Qual è la situazione in cui si ritrovano i bambini?
R.
Innanzitutto bisogna fare una distinzione: quello di cui si parla oggi è l’adozione da parte della compagna, o del compagno, di bambini nati da subito in un nucleo omogenitoriale, non sono calati in queste situazioni che invece conoscono bene. Il discorso dell’apertura dell’adozione classica alle coppie omosessuali, invece, pone interrogativi differenti.
D. Ovvero?
R.
Chiaramente per un bambino calato in una famiglia omogenitoriale quando ha già sei o 10 anni è diverso. Ma le evidenze dei dati ci dicono che non vanno incontro a problemi diversi da quelle delle adozioni tradizionali, segnate da un passato sconosciuto, che porta con sé dei fantasmi. Anche come le famiglie arrivano all’adozione, con quali aspettative, influisce sullo sviluppo del bambino.
D. Cosa cambia tra una famiglia etero e una omosessuale?
R.
Spesso gay e lesbiche arrivano all’adozione come prima scelta. La differenza tra una famiglia tradizionale e una omogenitoriale è che spesso nel primo caso si tratta di coppie che hanno provato ad avere figli e vivono l’adozione come una riparazione rispetto a un insuccesso, una fatica.
D. E nel secondo?
R.
Le famiglie adottive omogenitoriali arrivano all’adozione come primo pensiero, con una serenità diversa, e questo aspetto potrebbe andare a bilanciare e compensare aspetti negativi, come quello di far parte di una minoranza, che è comunque in qualche forma una realtà vissuta da ogni bambino che sappia di essere adottato, e comprende di far parte di una famiglia non tradizionale.
D. Quanto è alto il rischio di discriminazioni nell’inserimento scolastico?
R.
Questi bambini vengono discriminati per la loro appartenenza famigliare ma nonostante questo se la cavano altrettanto bene rispetto agli altri.
D. In che modo?
R. Questo tipo di discriminazione è atteso, i genitori sono molto attenti, si allertano e hanno iniziative che magari non vengono messe in atto in situazioni tradizionali. Questo perché anche loro magari sono stati discriminati e più di altri hanno sviluppato competenze da utilizzare in situazioni difficili, per esempio di discriminazioni omofobiche.
D. Questo cosa comporta?
R. Che da una parte il genitore omosessuale si attiva nel contesto, parlando con gli insegnanti, cercando di instaurare buoni rapporti con altre famiglie, di creare un clima di serenità, dall’altra passa delle competenze direttamente al bambino. E poi c’è un altro aspetto.
D. Quale?
R. Essendo l’appartenenza a una famiglia omogenitoriale un elemento molto pregnante questi bambini vengono spesso presi in giro per questo e non per altre cose, come l’essere basso, o avere gli occhiali o quant’altro. Ma complessivamente il livello di bullismo cui vanno incontro non è dissimile da quello subito da altri bambini che subiscono prese in giro.
D. Quali vantaggi può avere per i bambini il riconoscimento dell’adozione omosessuale?
R. Qualunque istituzionalizzazione e normalizzazione della famiglia omosessuale è un fattore protettivo verso questi bambini perché con un esempio dello Stato, delle istituzioni, si normalizza e si rende meno bersaglio di discriminazione la sua situazione famigliare. Oltre naturalmente a offrire garanzie e tutele legali alle loro relazioni familiari, che sono quelle primarie e fondamentali della loro vita.

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