Giuliano Ferrara 140304200825
SPIRITO ASPRO 5 Settembre Set 2014 1402 05 settembre 2014

Ferrara e l'attrazione per le Crociate

Il direttore de Il Foglio propone di usare contro l'Isis una «violenza superiore». I suoi toni però ricordano Zenone di Brancaleone.

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Ridateci Zenone. I cultori dell'epopea di Brancaleone coglieranno il riferimento: Zenone è il monaco invasato, interpretato mirabilmente da Enrico Maria Salerno con vocetta stridula e cantilenante più genere Paolo VI che Pietro l'Eremita, che predica la crociata al paladino di Norcia e ai suoi sodali.
LO SLOGAN DI ZENONE. «Deus vult» e soprattutto: «Sarai mondo se monderai lo mondo» sono le parole d'ordine di Zenone, che per dimostrare la forza della fede ai dubbiosi aspiranti crociati attraversa un ponte su un canalone pestando energicamente le assi pericolanti, finché precipita nel vuoto.


Sarebbe crudele pretendere che Giuliano Ferrara si cimentasse nella stessa ordalia del ponte, ma se intende veramente predicare la crociata contro l'Islam sanguinario non bastano editoriali spaccamonti come quello apparso sul Foglio: «L'unica risposta [alla violenza brutale dell'Isis] è in una violenza incomparabilmente superiore». O perlomeno bisognerebbe spiegare in modo più circostanziato cosa si intende per «violenza incomparabilmente superiore» alla decapitazione a sangue freddo di due giornalisti inermi o alle uccisioni e ai sequestri perpetrati sugli yazidi.
ESEMPI ILLUMINANTI. La bomba atomica? O, per rimanere in clima da guerra santa, un bell'eccidio tipo quello di Gerusalemme del 1099, al termine del quale il sangue musulmano (ed ebraico, o anche di cristiani dall'aspetto vagamente semitico: la violenza incomparabile non va per il sottile) aveva raggiunto livelli tipo acqua alta a Venezia?
L'invasione di terra - non in stile Tempesta non-so-dove o Enduring don't-know-what - ma alla maniera delle orde del Khan Hulagu che presero Bagdad nel 1257, con i neonati sbudellati per pietà perché i loro genitori erano stati già massacrati?
TONO DA MULLAH. Spiace per Giuliano Ferrara, ma espressioni iperboliche e vaghe come «violenza incomparabile» ricordano più l'eloquio dei mullah che quello di un giornalista occidentale. Il «sarai mondo se monderai lo mondo» di fra Zenone era una tesi meno logicamente fumosa, almeno dal punto di vista religioso: il bagno di sangue infedele è la forma più rapida e infallibile di espiazione dei propri peccati e la via più rapida per il paradiso.
Al direttore del Foglio questa storia della guerra di religione piace tantissimo da sempre, forse perché essendo cresciuto in un mondo diviso in due blocchi contrapposti, le democrazie occidentali e il comunismo, spera tanto in una sua riproposizione sotto altre forme.
UN MAGDI CRISTIANO ALLAM PRE MURO. Nato in un ambiente comunista ed educato a Mosca, per poi diventare confidente retribuito della Cia negli Anni 80, Ferrara è stato una specie di Magdi Cristiano Allam dell'era precedente alla caduta del Muro di Berlino. Difficile riconoscere nell'uomo che invocava la «violenza incomparabilmente superiore» contro l'Islam lo stesso Ferrara che nel 1982 esigeva che un concerto per la pace a Torino venisse dedicato alle vittime di Sabra e Chatila (palestinesi musulmani e sciiti libanesi, trucidati da falangisti cristiani).
Ma il noi-bene/loro-male è una struttura mentale così comoda e rassicurante, una griglia semplice ed elementare attraverso cui interpretare un mondo sempre più dannatamente complicato. La stessa griglia che rimpiangono i cattolici conservatori estimatori dell'Alto Medioevo, di qua il buon Dio e di là Satanasso, di qua i cristiani di là gli infami Saracini.
IL CAOS MEDIORIENTALE. Infami gli uomini dell'Isis lo sono eccome, così come quelli di Boko Haram e di Shaabab che fanno la jihad contro le ragazze che vanno a scuola o le famiglie che vanno a messa. E vedere le loro atrocità come risultato dell'ultimo fallimentare trentennio di politica Usa in Medio Oriente - e, prolungando il rewind della storia, del colonialismo europeo, delle Crociate medievali e mettiamoci pure la conquista romana dell'Egitto da parte dei romani - non serve a nulla, se non a evidenziare che è quello uno scacchiere dannatamente complicato da quasi 3.000 anni.
CULLA DELLA CIVILTÀ A RISCHIO. La culla della civiltà occidentale - perché mettiamola come si vuole ma è lì, fra il Libano e la Mesopotamia, che sono nate l'agricoltura, la scrittura, le scienze oltre che le maggiori religioni monoteistiche - rischia di diventare la sua tomba, se da una parte abbiamo omoni con la barba che da una moschea o dalle colonne del Foglio, incitano alla santa ultraviolenza, e dall'altra politici e diplomatici balbettanti, neghittosi, incomparabilmente inferiori a compiti che non siano conquistare territori alle multinazionali di riferimento.
Il ponte fra Islam e Occidente è stretto, fragile e vacillante, ma c'è ancora, e va rinforzato, non abbattuto da qualche monaco esagitato che ci salta sopra invocando la guerra in nome di Dio.

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