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TENSIONE 5 Settembre Set 2014 1145 05 settembre 2014

Ucraina, ok dal vertice Nato ai nuovi piani

Cinque nuove basi-deposito. Più spese per la difesa.

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Il segretario della Nato, Anders Fogh Rasmussen.

La tanto sospirata tregua è arrivata, ma la Nato tiene la guardia alta nei confronti della Russia. Il vertice dell'Alleanza atlantica ha approvato il nuovo piano di risposta dell'Alleanza (Rap) che include le spearhead, una forza di intervento immediato con cinque basi-deposito nei Paesi baltici, Polonia e Romania e che sarà «molto reattiva» e «avrà una presenza continua» nell'Est europeo. Lo ha annunciato il segretario Anders Fogh Rasmussen.
Decisioni che non sono piaciute a Mosca, che ha reagito a muso duro parlando di situazione che mette «la pace a rischio».
«CHIARO MESSAGGIO». L'ok al nuovo piano di risposta «manda un chiaro messaggio: la Nato protegge tutti gli alleati, in ogni momento», ha aggiunto Rasmussen, secondo cui la decisione «manda anche un messaggio ai potenziali aggressori: se anche dovessero solo pensare di attaccare un alleato, sappiano che dovranno affrontare l'intera Alleanza».
Sempre a Est la Nato ha annunciato una collabrazione più stretta nell'ambito della iniziativa per 'Defence Capacity Building' con Georgia, Moldavia e Giordania.
MERKEL: «DURI MA APERTI AL DIALOGO». Che il clima sia teso l'ha confermato Angela Merkel, che ha spiegato come la Nato abbia intenzione di tenere fede agli accordi presi con Mosca e al Memorandum di Budapest, ma la Russia «ne ha violato i principi in più punti, e dunque l'articolo 5, la disponibilità di essere pronti gli uni per gli altri, ha assunto maggior significato».
La cancelliera tedesca ha parlato di una «speranza» riposta nella possibilità che si arrivi a una «tregua» tra Ucraina e Russia. Merkel ha sottolineato che la Nato va avanti sulla «doppia strategia»: «durezza, ma lasciando la porta aperta al dialogo».
CAMERON: «PUTIN SBAGLIA». Dura anche la presa posizione del premier britannico David Cameron, secondo cui emerge un «messaggio chiaro», verso la Russia : «Quello che il presidente Putin sta facendo è indifendibile e sbagliato».
Per la Nato, però, l'annuncio del cessate il fuoco in Ucraina è «benvenuto» ma «basandoci sull'esperienza sappiamo che una cosa sono le dichiarazioni, un'altra la loro messa in atto», ha spiegato Rasmussen aggiungendo di «sperare che sia l'inizio di un processo politico» e che «sia messo in atto in buona fede».
Il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier ha rivolto un appello simile a Mosca e Kiev, perché le parti non si accordino «solo su un cessate il fuoco», ma «per una deescalation complessiva dello scenario del conflitto».

Iraq, task force anti combattenti stranieri

Segretario di Stato americano John Kerry.

Nel giorno in cui i leader della Nato (per la prima volta all'unanimità) hanno deciso di «invertire l'andamento di riduzione dei bilanci per la difesa» e di portarli al livello del 2% del Pil entro 10 anni, c'è stato un altro tema che ha tenuto banco: l'Iraq.
E mentre anche l'Iran sembra aver offerto la propria collaborazione alle forze occidentali, una nota congiunta del segretario di Stato Usa John Kerry e del capo del Pentagono Chuck Hagel ha annunciato una task force multinazionale per bloccare il flusso di combattenti stranieri che arrivano in Siria e da lì approdano in Iraq.
Una coalizione guidata dagli Usa e di cui, ha annunciato Matteo Renzi, farà parte anche l'Italia oltre a Gran Bretagna, Francia e gli altri che si aggiungeranno per combattere l'orrore della jihad.
BLOCCARE FINANZIAMENTI. La coalizione internazionale anti-Isis, si legge, deve inoltre dare sostegno militare all'Iraq, contrastare le forme di finanziamento dell'Isis, affrontare le crisi umanitarie e delegittimare l'ideologia dello Stato islamico.
«I combattenti stranieri rappresentano una grave minaccia per gli alleati della Nato», hanno affermato Kerry e Hagel aggiungendo che «lavoreremo di concerto per annullare ogni fonte di entrata per l'Isis, anche sul fronte del commercio dei prodotti petroliferi. E riterremo responsabili tutti coloro che violeranno i divieti internazionali su tale commercio».
PRONTI A CONSIDERARE MISSIONE MILITARE. Il vertice Nato ha inoltre deciso che se l'Alleanza dovesse ricevere una richiesta di assistenza dal governo di Baghdad, «gli alleati sono pronti a considerare una missione di assistenza militare (defence capacity building)». Ma, «salutando con favore l'aiuto che i singoli membri stanno dando all'Iraq», il segretario generale Rasmussen ha precisato che nel vertice «non c'è stata alcuna richiesta di nostro coinvolgimento diretto in tali azioni militari». Poi ha ricordato che fino al 2011 la Nato aveva una missione di addestramento in Iraq.

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