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BATTAGLIA 6 Settembre Set 2014 1700 06 settembre 2014

Libia, offensiva esercito: 200 qaedisti uccisi

L'attacco è avvenuto a Bengasi. Intanto tregua in bilico a Tripoli.

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Il cratere di una bomba, dopo un attacco nella periferia di Bengasi.

I militari fedeli al parlamento libico eletto a giugno, costretto a riunirsi a Tobruk, si preparano a una nuova offensiva su Bengasi, mentre a Tripoli la sostanziale tregua che si registra da settimane potrebbe cedere il passo a nuovi combattimenti.
Sono «200 gli estremisti uccisi a Bengasi», ha annunciato il portavoce dell'esercito libico nella 'capitale' della Cirenaica, colonnello Mohamed Hegazi: tra le fila dei miliziani di Ansar al Sharia, filo al Qaeda, ci sono anche molti «algerini, pachistani ed egiziani», e la ripresa della città da parte delle forze governative «procede a rilento perché gli estremisti si annidano in zone residenziali, altamente popolate», ha poi spiegato.
SCONTRI IN AEROPORTO. Notizie di nuovi massicci raid aerei si erano diffuse giovedì 4 settembre, con nuove potenti esplosioni nella zona dell'aeroporto, teatro da giorni di una furiosa battaglia tra Ansar al Sharia e le forze speciali fedeli a Khalifa Haftar, che sostiene il parlamento eletto e ha lanciato una campagna militare contro i jihadisti che per ora ha dovuto incassare sonore sconfitte.
Il Califfato di Bengasi ha anche rotto i ponti con i potenziali alleati a Tripoli, le formazioni di Misurata filo-islamiche che hanno rifiutato di costituire un fronte comune.
TENTATIVI DI CESSATE IL FUOCO FALLITI. E proprio a Tripoli si sono consumati diversi tentativi per arrivare a un cessate il fuoco permanente, con le forze di Haftar e dei suoi alleati di Zintan che hanno minacciato di preparare un'offensiva per riconquistare la città. Al Cairo il parlamento eletto si prepara a incassare il sostegno 'implicito' della Lega Araba: il ministro degli Esteri ha infatti in programma la partecipazione a una sessione ministeriale dell'organizzazione.
Un ulteriore passo diplomatico in attesa che il piano egiziano per la stabilizzazione della Libia trovi altri consensi, in particolare a Washington.

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