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ESTERI 6 Settembre Set 2014 0743 06 settembre 2014

Repubblica Centrafricana, il conflitto religioso tormenta Bangui

I musulmani di Seleka contro i cristiani di Anti-Balaka.

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Ha una lunga storia di colpi di Stato, la Repubblica Centrafricana, nonostante abbia alle spalle solo 54 anni di indipendenza.
L'ultimo si è consumato nel 2013, per mano dei ribelli musulmani di Seleka che hanno messo in fuga il presidente François Bozizé. Il nativo di Mouila, 67 anni, fu a sua volta autore di un golpe un decennio prima, anche se poi si legittimò con elezioni riconosciute dalla comunità internazionale nel 2005.
OLTRE 3 MILA MORTI. Non è durato molto il suo successore, Michel Djotodia, uno dei leader della rivolta, che si è dimesso il 10 gennaio scorso. Per 10 giorni appena lo ha sostituito Alexandre Ferdinand Nguendet. Poi è stata nominata presidente di transizione Catherine Samba-Panza. Prima donna al potere nella storia della Repubblica Centrafricana. Ma a Bangui, capitale della quale era stata sindaco, né la reggente ad interim né nessun altro sembra avere il controllo della situazione. Negli ultimi mesi la parte occidentale del Paese è caduta nel caos e il conflitto tra i Seleka e le milizie cristiane degli Anti-Balaka ha fatto oltre 3 mila vittime.

Alcuni ribelli di Seleka per le strade di Bangui. © Getty

Il conflitto religioso che non c’era

Eppure, a differenza di quanto accaduto in Paesi vicini come Nigeria e Mali, fino a poco tempo fa lo scontro religioso non era mai entrato nell’ampio novero dei problemi che affliggono la Repubblica Centrafricana. Povertà in primis (il Pil pro-capite è di 320 dollari all'anno).
Perfino quando l'ex presidente Jean-Bédel Bokassa si convertì all’Islam di ritorno da un viaggio in Libia, non ci furono reazioni di sorta da parte della popolazione cristiana, che rappresenta la maggioranza: 85% contro il 15% di musulmani. Si disse che gli conveniva, per stringere accordi con Muammar Gheddafi e per giustificare il suo harem di mogli straniere. Nessuno fu particolarmente sorpreso nemmeno dal suo repentino ritorno al cattolicesimo.
SELEKA NASCE A FINE 2012. E allora come si è arrivati alla guerra civile nel nome dell’Islam? Seleka, che significa «alleanza», nacque sul finire del 2012, dall’unione di diversi gruppi di ribelli. Inizialmente il suo obiettivo era quello di far rispettare gli accordi firmati in Gabon nel 2008 che avrebbero dovuto portare a libere elezioni. L'Alleanza si era ripromessa di conseguirlo costringendo Bozizé a indire le consultazioni o a lasciare il potere.
IL FALLIMENTO DI DJOTODIA. Il passo indietro arrivò con l'irruzione nella capitale del 24 marzo 2013. Bozizé fu rimpiazzato da Djotodia, il quale ritenne ben presto non solo di lasciare il ruolo di presidente brevemente ricoperto, ma di procedere anche allo scioglimento di Seleka, che non aveva più ragione di essere a quel punto. Le cose, però, andarono diversamente. Nei pochi mesi tra la loro nascita e la conquista di Bangui, le fila dell'Alleanza cominciarono a infarcirsi di criminali comuni e mercenari provenienti da Ciad e Sudan, protagonisti di razzie ai danni dei cittadini.

Un combattente Anti-Balaka davanti a una chiesa. © Getty

Contro l'Alleanza nascono gli Anti-Balaka

«Chiassosi, ubriachi, fatti, super-eccitati» li descrive chi ha subito le loro irruzioni sotto la minaccia «o ci date tutto quello che avete o vi spariamo».
E non necessariamente la visita era di un gruppo solo. Ne arrivavano due o tre, uno dietro l'altro, rivendicando bottini che qualcun altro aveva preso già. Non si sono salvati nemmeno i quartieri abitati in netta prevalenza da musulmani, che teoricamente l'Alleanza afferma di rappresentare. E non mancano episodi di sevizie, stupri, esecuzioni sommarie.
GENOCIDIO BIPARTISAN. Per opporsi a questi soprusi sono nati i gruppi degli Anti-Balaka, letteralmente «anti-machete», figurativamente «indistruttibili». C'è voluto poco perché anche gli avversari si rendessero responsabili di crimini simili a quelli attribuiti a Seleka. Nel villaggio di Bossemptélé 100 musulmani sono stati trucidati in un giorno, secondo quanto afferma Amnesty International.
Che la situazione sia andata degenerando se ne sono accorte anche le Nazioni Unite, che hanno minacciato sanzioni, ottenendo in cambio, a luglio, un accordo sottoscritto da Seleka e Anti-Balaka e controfirmato da Samba-Panza.
IL GOVERNO NEL CAOS. Un blocco delle ostilità che ha portato alla nomina di Mahamat Kamoun a capo del governo, il primo musulmano nella storia del Paese ad avere questo ruolo. I ribelli, tuttavia, hanno immediatamente contestato la scelta, affermando di non sentirsi rappresentati. Ciononostante, Kamoun ha nominato nel governo diversi membri di Seleka, poi espulsi dall'Alleanza stessa.
Uno dei leader dell'organizzazione ha dichiarato di aver formato uno Stato indipendente nel Nord Ovest della regione. A Sud il controllo è dei cristiani. La tormentata, breve storia della Repubblica Centrafricana sembra destinata a nuovi efferati capitoli.

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