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ACCUSE SUI QUOTIDIANI 8 Settembre Set 2014 0845 08 settembre 2014

Marò, stampa indiana: pressing sul capitano dell'Enrica Lexie

I due fucilieri chiesero di scrivere che i pescatori possedevano armi.

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I due marò Massimiliano Latorre (a destra) e Salvatore Girone durante la visita in Italia a marzo 2013.

I fucilieri di Marina coinvolti nell'incidente che il 15 febbraio 2012 provocò la morte di due pescatori indiani al largo del Kerala «presumibilmente cercarono di coprire il loro operato spingendo il capitano della petroliera Enrica Lexie a inviare un rapporto per le organizzazioni internazionali di sicurezza marittima in cui si sosteneva che i pescatori erano armati e che questo fu alla base della decisione di sparare».
A scriverlo nell'edizione di lunedì 8 settembre è il quotidiano indiano Hindustan Times.
L'ARMATORE SMENTISCE. Pio Schiano, direttore generale della Fratelli D'Amato Dolphin Tanker, armatrice della Enrica Lexie, ha però smentito: «Il comandante Umberto Vitelli non ha mai rilasciato a qualsivoglia autorità alcuna dichiarazione in cui ha detto di avere visto armi o persone armate».
PESCATORI SENZA ARMI. Una fonte del ministero dell'Interno indiano che ha richiesto l'anonimato ha detto però al giornale che «il capitano della Enrica Lexie generò un rapporto via email in cui si sosteneva che sei dei pescatori a bordo del peschereccio St. Antony erano armati». «Ma gli investigatori indiani», ha detto ancora la fonte anonima, «verificarono che tutti gli 11 pescatori a bordo erano disarmati. Non c'erano armi sul peschereccio».
PRESSING SUL CAPITANO. Il giornale ha indicato che secondo dati a sua disposizione la email fu mandata a una organizzazione per la sicurezza marittima che la avrebbe poi inoltrata all'International Maritime Organisation, agenzia dell'Onu per il rafforzamento della sicurezza marittima.
«Ma quando durante le sue indagini l'Agenzia nazionale per la sicurezza (Nia) indiana ha interrogato il capitano (Umberto Vitelli, ndr) della Enrica Lexie», ha detto infine la fonte degli Interni, «questi ha negato di essere stato testimone dell'incidente e della sparatoria, dichiarando di aver redatto la email sotto la pressione dei fucilieri di Marina accusati. L'obiettivo era quello di presentare i pescatori come pirati».
SILENZIO DALLA NIA. Fonti della polizia anti-terrorismo Nia, ha scritto infine il quotidiano, non hanno voluto commentare queste dichiarazioni, limitandosi a rispondere che «presenteremo il rapporto con i capi di accusa al tribunale che deve processare Massimiliano Latorre e Salvatore Girone una volta che tutte le questioni sollevate saranno state risolte dalla Corte Suprema».

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