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CONFLITTO 8 Settembre Set 2014 2146 08 settembre 2014

Ucraina: l'Ue adotta nuove sanzioni, ma le congela

Poroshenko: «Liberati 1.200 nostri soldati».

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Petro Poroshenko.

Le prospettive del cessate il fuoco in Ucraina sono state rafforzate, l'8 settembre, da uno scambio di prigionieri, malgrado gli avvertimenti e le recriminazioni lanciate reciprocamente dalle due parti. E l'Ue - sullo sfondo dei dubbi di alcuni Paesi - ha congelato «per alcuni giorni» l'attuazione del nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia, di fronte al quale Mosca aveva già minacciato di essere pronta a rispondere con una chiusura del suo immenso spazio aereo ai voli civili europei.
PICCOLI SEGNI DI DISTENSIONE. Sul campo, del resto, qualche segnale di distensione ha già preso vita. A partire dal rilascio di 1.200 militari ucraini dopo l'accordo sul cessate il fuoco concordato il 5 settembre scorso tra Kiev e i ribelli filorussi nell'Est del Paese: a dare l'annuncio, auspicando che entro fine settimana ne siano rilasciati altri 863, è stato lo stesso presidente ucraino Petro Poroshenko, volato a Mariupol per arringare i 500 mila abitanti di questa strategica città portuale sul mar d'Azov contro gli attacchi isolati che qui, come all'aeroporto e in alcuni quartieri di Donetsk, minano una fragile tregua.
NUMERI CONTROVERSI SUI PRIGIONIERI. I numeri dei prigionieri sono controversi (i leader dei separatisti hanno ammesso solo un primo scambio di una trentina di persone e parlato di una lista di circa 700 militari per parte) ma in ogni caso si tratta di un nuovo passo avanti dell'intesa. La strada, peraltro, resta in salita: per le incognite legate alle sanzioni europee e alle possibili contro misure russe (il premier Medvedev ha evocato il blocco dello spazio aereo russo), per le tensioni tra Mosca e Nato-Usa, alimentate dall'avvio di manovre navali congiunte di Kiev con gli americani nel Mar Nero. E per l'incertezza sul futuro status del Donbass, di cui i ribelli rivendicano «l'indipendenza». Eppure qualcosa sembra continuare a muoversi sul piano politico-diplomatico.
NUOVO COLLOQUIO PUTIN-POROSHENKO. Lo ha fatto presagire anche la nuova telefonata fra Poroshenko e Vladimir Putin in cui è stato ribadito che «il dialogo prosegue». Telefonata preceduta da una visita a Poroshenko del consigliere presidenziale russo Vladislav Surkov, influente eminenza grigia del Cremlino che dietro le quinte starebbe negoziando la crisi dell'est ucraino dopo aver preparato la strada all'annessione della Crimea. Da Mariupol, Poroshenko ha in ogni modo mostrato i muscoli, denunciando che subito dopo l'annuncio della sua visita si è cominciato a sparare contro i posti di controllo locali in mano alle forze di Kiev. «Volevano spaventarmi, ma nessuno ne ha paura», ha scritto su Twitter, aggiungendo che «questa è la nostra terra, non la daremo a nessuno». «Dobbiamo essere pronti a una perfida violazione del cessate il fuoco, sappiamo dei loro piani per circondare Mariupol usando i carri armati da Sud di Donetsk e da Novoazovsk», ha dichiarato ancora, garantendo di avere «tutte le forze necessarie per difendere» la città. Ma il presidente ucraino ha anche ammesso che «è impossibile uscire vittoriosi dal conflitto con i soli mezzi militari». Per ottenere la pace, ha insistito, sarebbe necessario un «ritiro delle truppe straniere e la chiusura della frontiera: in una settimana troveremmo un compromesso». In realtà i contendenti, pur facendo tacere sostanzialmente le armi, sembrano aver congelato le loro posizioni sul fronte, in attesa della piena attuazione dell'accordo di Minsk.

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