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VENTI DI GUERRA 9 Settembre Set 2014 1849 09 settembre 2014

Washington Post: «Siria, Obama pronto a dare l'ok ai raid»

Il presidente: «Ho l'autorità per agire».

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Il presidente Usa Barack Obama.

Il presidente americano, Barack Obama, sarebbe pronto ad autorizzare bombardamenti aerei in Siria come parte di una più vasta campagna per sconfiggere i jihadisti dell'Isis. Lo ha scritto il Washington Post, sottolineando come la Casa Bianca non ritenga di aver bisogno dell'ok del Congresso.
CENA CON GLI ESPERTI. Le indiscrezioni sul possibile imminente via libera di Obama ai raid - secondo il Wp - sarebbero trapelate dalla cena che il presidente americano ha offerto alla Casa Bianca a un gruppo di esperti di politica estera, per avere da loro un giudizio sul piano anti-Isis da presentare al Congresso e illustrare agli americani nell'atteso discorso del 10 settembre.
POTERI PER L'ATTACCO. Obama - secondo il racconto di alcuni dei partecipanti - avrebbe quindi detto di essere convinto di avere come Commander in chief i poteri necessari per attaccare i gruppi jihadisti su entrambe le parti del confine tra Iraq e Siria, al fine di proteggere la sicurezza nazionale.
La mossa di attaccare in Siria con bombardamenti aerei - ha sottolineato quindi il Post - rappresenterebbe una notevole escalation nella strategia di Obama.
«INSIEME PIÙ FORTI». A confermare la presa di posizione di Obama, le parole rivolte dallo stesso presidente ai leader del Congresso. «Ha l'autorità necessaria per agire contro l'Isis», ha detto Obama in vista del discorso che intende pronunciare la sera di mercoledì 10 settembre.
Obama ha comunque ribadito che il Paese è più forte e i suoi sforzi più efficaci quando il presidente e il Congresso lavorano insieme per combattere una minaccia alla sicurezza nazionale come l'Isis.
NESSUN SOLDATO INVIATO. Nessun invio di truppe di terra, questo è un punto fermo che Obama ha intenzione di ribadire più volte nel corso del suo discorso in programma il 10 settembre alle 21 (le tre del mattino in Italia).
Avanti invece con i bombardamenti aerei (proseguiti anche nelle ultime ore nell'Ovest dell'Iraq) per agevolare il compito delle forze irachene, curde e sunnite che combattono l'esercito dello stato islamico sul campo, e con la creazione di un'ampia coalizione internazionale che sia in grado di aggredire e indebolire l'influenza dell'Isis agendo su più fronti. Col segretario di Stato, John Kerry, partito per un'offensiva diplomatica in Medio Oriente dove ha in programma di incontrare i ministri degli Esteri di Egitto, Giordania Turchia, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Qatar , Kuwait, Barhein e Oman.

I sondaggi favorevoli all'intervento

Un drone Usa: Washington potrebbe usare i velivoli senza pilota per i raid in Siria.

A confortare la Casa Bianca ci sono gli ultimi sondaggi, che mostrano come il consenso verso i bombardamenti aerei in Iraq e Siria sia decisamente aumentato rispetto solo a qualche settimana prima, complice, probabilmente, anche l'orrore per i video con cui l'Isis ha mostrato la decapitazione dei due reporter americani James Foley e Steven Sotloff.
Secondo un sondaggio del Wall Street journal-Nbc, quasi i due terzi degli americani ritengono che sia nell'interesse degli Stati Uniti attaccare l'Isis. Il 40% degli americani ritiene che l'azione militare debba essere limitata agli attacchi aerei a fronte di un 34% che oltre agli attacchi ritiene importante anche truppe a terra.
POPOLARITÀ AI MINIMI. Mentre la popolarità di Obama rimane ai minimi di sempre, con la gran parte degli americani che non lo vede come un leader forte. E che critica una politica estera troppo cauta e, per molti, fallimentare.
E proprio questa immagine che Obama vuole contrastare in quello che alcuni osservatori non esitano a definire il discorso più importante e delicato della sua presidenza. E fondamentale per la Casa Bianca è ottenere l'appoggio del Congresso. Perché se è vero che il presidente, in presenza di una minaccia della sicurezza nazionale, può ricorrere ai suoi poteri anche per l'uso della forza militare, è altrettanto vero che il sostegno di Camera e Senato può garantire una maggiore efficacia della sua strategia, e una sua maggiore accettazione da parte dell'opinione pubblica.
CONGRESSO DIVISO. Ma il presidente, come ha scritto il New York times, deve fare i conti con un Congresso diviso. Molti vorrebbero arrivare a un voto che autorizzi l'uso della forza. I leader delle due camere, che Obama ha ricevuto nello Studio Ovale per illustrare nel dettaglio il suo piano, non sono invece del tutto convinti che questa sia la strada giusta: vorrebbero evitare un voto che potrebbe avere conseguenze imprevedibili a otto settimane dalle elezioni di midterm, quelle di metà mandato, in programma il 4 novembre.
PIANI ANTI-ISIS AL VAGLIO DEGLI ESPERTI. Intanto Obama, la sera dell'8 settembre, ha sottoposto il piano anti-Isis anche a diversi esperti di politica estera, invitati a cena alla Casa Bianca, per raccogliere giudizi e suggerimenti. Attorno al tavolo anche alcuni stretti consiglieri di tre ex presidenti (George Bush, Bill Clinton e Jimmy Carter) che lavorarono rispettivamente ai piani della guerra in Iraq, a quelli del conflitto in Kosovo e alla crisi degli ostaggi americani in Iran. Proprio alcuni partecipanti a questo meeting avrebbero fatto trapelare le indiscrezioni sulla volontà del presidente di avviare al più presto raid aerei anche sulle roccaforti jihadiste in Siria.

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