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OFFENSIVA 10 Settembre Set 2014 2118 10 settembre 2014

Isis, Obama prepara i raid a tutto campo

Gli Usa pronti ai raid in Iraq e Siria.

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Barack Obama.

Raid aerei a tutto campo a cavallo della frontiera tra Iraq e Siria e offensiva diplomatica per costruire una robusta coalizione anti-Isis.
«La campagna che stiamo per iniziare sarà uno sforzo continuo e senza sosta per eliminare la minaccia dell'Isis ovunque si trovi, utilizzando la nostra potenza aerea e sostenendo le forze alleate sul campo», è la linea di Barack Obama. «Questa strategia è quella che abbiamo perseguito con successo in Yemen e in Somalia per anni».
Dopo una politica apparsa esitante, il presidente accelera ora per l'applicazione della sua strategia per «neutralizzare e distruggere» lo Stato islamico: il suo segretario di Stato John Kerry è andato a illustrarla di persona a Baghdad e in altre capitali della regione, mentre lui stesso lo farà nella notte agli americani, forse non a caso alla vigilia del 13esimo anniversario degli attacchi dell'11 settembre 2001.
VERTICE DI GUERRA A WASHINGTON. E dopo aver ricevuto il 9 settembre i leader del Congresso nell'ufficio ovale, in giornata il Commander in chief ha convocato nella Situation room della Casa Bianca una riunione con il National security council, di fatto una sorta di 'vertice di guerra' con tutti i massimi responsabili della sicurezza nazionale, dal Pentagono alla Cia all'antiterrorismo.
Intanto il presidente americano ha autorizzato 25 milioni di dollari destinati a un'immediata assistenza militare al governo iracheno e al governo regionale curdo in Iraq, con l'obiettivo di addestrare le truppe impegnate sul campo.
KERRY: «L'ISIS È L'ANTI-ISLAM». La coalizione internazionale sconfiggerà l'Isis, «eliminerà la minaccia dall'Iraq, dalla regione e dal mondo», ha assicurato Kerry incontrando il nuovo premier iracheno Haider al Abadi nel palazzo sul Tigri che fu di Saddam Hussein. «L'Isis è l'anti-Islam e nel mondo moderno non c'è spazio per la loro barbarie e la loro brutalità», ha ammonito. Il capo della diplomazia Usa ha in agenda incontri con i suoi colleghi di Egitto, Giordania, Turchia, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Qatar, Kuwait, Barhein e Oman. Al Abadi ha appena formato il governo delle larghe intese e ha di fatto avviato quella condivisione del potere tra sciiti, sunniti e curdi che Washington considera necessaria per potersi impegnare in maniera attiva contro l'Isis. «In Iraq si sta facendo un duro lavoro», gli ha dato atto Kerry, aggiungendo che però «siamo solo all'inizio». Un riferimento al fatto che in realtà i fondamentali ministeri della Difesa e degli Interni rimangono ancora da assegnare, e non sarà facile.

Alleati ancora da convincere, l'Italia si fa da parte

Laurent Fabius, ministro degli Esteri francese.

Come non sarà facile convincere alcuni degli alleati chiave, ma recalcitranti a collaborare attivamente alla coalizione anti-Isis. A cominciare da Riad, che non sembra disposta a sbilanciarsi troppo in una guerra contro lo Stato islamico che potrebbe provocargli contraccolpi con gli integralisti sunniti all'interno del regno. Non a caso, Kerry andrà a parlare con la leadership saudita direttamente da Baghdad, mentre Obama ha personalmente telefonato a re Abdallah bin Abdul Aziz. E non sembra semplice neanche la partita con la Turchia, che non vede certo di buon occhio la fornitura di armi ai curdi e che teme rappresaglie da parte dei miliziani dell'Isis sui 49 turchi catturati lo scorso giugno.
LA FRANCIA PRONTA A INTERVENIRE. Nei giorni scorsi, il capo del Pentagono Chuck Hagel è stato ad Ankara per chiedere alla Turchia di bloccare le cosiddette 'autostrade della jihad' che attraverso il suo territorio hanno consentito l'arrivo in Siria e Iraq di migliaia di jihadsiti. Non è chiaro cosa abbia ottenuto, ma non ci sono stati impegni ufficiali. Chi è disposto a partecipare anche ai raid aerei è invece la Francia: Parigi prenderà parte «se necessario a un'azione militare aerea» sull'Iraq contro lo Stato islamico, ha detto infatti il ministro degli Esteri Laurent Fabius. Mentre l'Italia no: «Gli Usa hanno deciso di fare raid aerei, noi abbiamo scelto un'altra strada», ha spiegato il ministro della Difesa Roberta Pinotti, sottolineando che «l'idea di oggi è che dobbiamo sostenere e rafforzare gli attori locali che possono fermare l'Isis all'interno dei loro territori». E a questo proposito Pinotti ha citato l'invio di armi ai curdi «in accordo con le autorità irachene», aerei da rifornimento e capacità addestrative. Oltre questo Roma non andrà.
I SONDAGGI SOSTENGONO OBAMA. Sul piano interno americano, infine, complici le elezioni di medio termine ormai all'orizzonte, ben pochi sembrano voler sfidare Obama a chiedere un'autorizzazione del Congresso per avviare le azioni militari previste dalla sua strategia. Anche perché una serie di sondaggi ha mostrato che una vasta maggioranza di americani è ormai apertamente a favore di una robusta politica contro l'Isis. Fermo restando che di soldati americani sul campo non se ne parla.

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