Maro Latorre 140906102959
BATTAGLIA LEGALE 10 Settembre Set 2014 1825 10 settembre 2014

Latorre, chiesta perizia prima del rimpatrio

Ricorso presentato dall'armatore Bosco.

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Il fuciliere Massimiliano Latorre.

Non sarà facile tornare in Italia per Massimiliano Latorre. Il pescatore Freddy Bosco, proprietario dell'imbarcazione coinvolta nell'incidente della petroliera Enrica Lexie, ha presentato un ricorso in cui chiede alla Corte Suprema una perizia medica indipendente per verificare le condizioni di salute del marò, colpito da un'ischemia il 31 agosto, prima di concedergli una eventuale autorizzazione a curarsi in Italia.
ISTANZA IN ATTESA. In una 'application', registrata alla Corte Suprema indiana, ma in attesa di accoglimento, i legali di Bosco hanno messo in dubbio la malattia del fuciliere e hanno citato l'incidente diplomatico del 2013 in occasione della licenza di quattro settimane concessa ai due militari per votare in Italia.
In particolare, il ricorrente ha ricordato alla Corte che «è pratica comune verificare la veridicità e la serietà di una malattia», e che «un rapporto di specialisti qualificati dopo un esame medico del paziente è altamente necessario». Si è suggerito poi che questo compito venga affidato a una commissione medica dell'All India institute of medical science (Aiims), il più grande ospedale pubblico di New Delhi.
LA RICHIESTA NON FIGURA NEI REGISTRI. L'avvocato Usha Nandini ha confermato di aver presentato l'istanza la mattina del 10 settembre, insieme a un affidavit (dichiarazione scritta di Bosco), ma che essa deve ora essere «verificata e approfondita». Si è appreso tuttavia da fonti vicine al team dei legali della difesa di Latorre che «a un controllo presso il registro della Corte Suprema, di questa istanza non si è trovata traccia». È probabile che la procedura di verifica richieda qualche giorno.
Secondo quanto disposto dai giudici nell'ultima udienza, venerdì il governo indiano deve presentare la sua opinione alla Corte Suprema in merito alla richiesta di autorizzare Latorre a rientrare per alcuni mesi in Italia per motivi di salute.
NEW DELHI NON SI OPPONE. Ci sono forti possibilità che la domanda venga accolta in quanto, come anticipato dalla ministro degli Esteri indiano, Sushma Swaraj, New Delhi non intende opporsi all'eventuale concessione del permesso terapeutico.
In aprile il proprietario del St. Antony, a bordo del quale si trovavano i due pescatori Valentine Jelastine e Ajeesh Binki uccisi il 15 febbraio 2012, aveva già presentato un ricorso al massimo organo giudiziario indiano per chiedere il trasferimento del processo da New Delhi al Kerala, dove è avvenuto l'incidente e dove risiedono la maggior parte dei testimoni.
Lo stesso Bosco, che è anche colui che ha presentato la denuncia per omicidio alla polizia portuale di Neendakara, ha affermato di essere stato ferito e di aver subito lesioni alla colonna vertebrale che gli impediscono lunghi viaggi.
BOSCO AVEVA CONCILIATO CON ROMA. Nell'aprile 2012 il pescatore aveva firmato un accordo di conciliazione con il governo italiano ricevendo come risarcimento la somma di 1,7 milioni di rupie (all'epoca circa 25 mila euro) per i danni provocati al peschereccio che è ancora sotto sequestro della polizia keralese. In cambio si era impegnato a ritirare le cause intentate contro i due marò e contro l'armatore della petroliera Enrica Lexie.

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