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INTERVISTA 11 Settembre Set 2014 1402 11 settembre 2014

Morte di Daniza, Quilici: «Serve più educazione»

Il documentarista: «Occorre superare una cultura millenaria di cacciatori».

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L'uccisione dell’orsa Daniza, quasi un mese dopo l’aggressione a un fungaiolo per proteggere i suoi cuccioli e dopo una lunga fuga sulle montagne trentine, sta sollevando un mare di polemiche.
A farla morire è stata l'eccessiva dose di anestesia iniettatale dagli uomini della Provincia nel tentativo di catturarla.
LA RABBIA DEGLI AMBIENTALISTI. E gli ambientalisti, che già erano sul piede di guerra, si sono scatenati contro le istituzioni, che invece di tutelare la fauna della zona hanno ordinanto la cattura. E soprattutto perché a scatenare la caccia all’orsa - che era arrivata in Trentino nel 2000, in un programma di ripopolamento - era stato il suo tentativo, del tutto naturale, di proteggere i suoi cuccioli, non certo un’aggressione immotivata all’uomo.
«UNA QUESTIONE DI EDUCAZIONE». «L’atteggiamento che si ha nei confronti degli animali è questione di educazione, di coscienza», dice a Lettera43.it Folco Quilici, ambientalista, documentarista e scrittore. «Chi vive a contatto con la natura o la ama alla follia, o continua a essere cacciatore nell’animo. È questione di tradizione millenaria».

Folco Quilici.


DOMANDA. Si parla tanto di tutela dell’ambiente, eppure il caso di Daniza dimostra che l’uomo non riesce a concepire una natura che sia selvaggia.
RISPOSTA. I milioni di persone che vivono in città, che si spostano in automobile, sposano tutti la causa ambientalista. Ma i pastori, quando si tocca il loro gregge, vedono ancora rosso. E purtroppo gli animali non amano stare nelle zone protette, forse perché non sanno leggere.
D. L’orsa non ha fatto nulla se non difendere i suoi cuccioli, ma questo è bastato a darle la caccia.
R. Non attaccano mai deliberatamente l’uomo, figuriamoci. Ma magari ammazzano le pecore, entrano nei pollai: si tratta sempre di orsi. È chiaro che chi vive in quelle realtà possa non essere ben disposto.
D. Daniza era arrivata in Trentino con un progetto di ripopolazione. Non c’era da aspettarsi maggiore tolleranza?
R. Quando si parla di pescatori, cacciatori, pastori c’è una cultura millenaria che è lenta da superare. E non solo.
D. Si spieghi...
R.
Dopo millenni l’istinto dell’uomo cacciatore è ancora vivo. Basta vedere quello che accade in mare, dove pescatori col fucile sparano praticamente a tutto. L’istinto di premere il grilletto è ancora molto forte. Finché non sarà proibita la caccia e non saranno puniti i cacciatori gli animali saranno sempre di meno, purtroppo.
D. Ma chi vive a contatto con la natura, come in Trentino, non dovrebbe avere una sensibilità maggiore?
R. Chi vive a contatto con natura o la ama alla follia o continua a essere cacciatore nell’animo. Forse dovranno passare ancora una o due generazioni perché i cacciatori posino i fucili. Il rischio è che quando questo avverrà gli animali si saranno estinti.
D. Le misure prese a tutela di ambiente e animali quindi non bastano?
R. C’è pochissima sorveglianza, quasi nulla, in verità. Anzi è un miracolo che ci sia già una base di autocoscienza, perché se valessero solo le regole scritte, non ci sarebbe nemmeno una gallina nelle aree protette, altro che orsi.
D. È un problema di personale?
R. Servirebbero più uomini. Che dovrebbero però essere formati meglio. Accanto a guardie forestali preparatissime, ci sono persone improvvisate. Prima di prendercela con i cacciatori, con i pastori, prendiamocela con chi non fa lavoro di prevenzione.
D. E per quanto riguarda la coscienza ambientalista?
R. Bisogna stimolare la coscienza collettiva. C’è molto lavoro da fare nelle scuole, per esempio. Servirebbero incontri con degli esperti, con dei forestali, che raccontino come tutto sta scomparendo. E che loro rischiano di non vedere nulla di quello che abbiamo visto noi.
D. Parlare ai giovani è la soluzione?
R. Per fortuna molto è già stato fatto. I cacciatori, per esempio, tra le nuove generazioni sono pochissimi. In generale i ragazzi hanno una buona educazione ambientale: i miei nipoti non sparerebbero mai non solo a un orso, ma nemmeno a un topo. È una questione di educazione, non di leggi.
D. Intanto le istituzioni trentine sono sotto accusa.
R. Di certo in questa storia pesa la bestialità e l’ignoranza di qualcuno che ha sbagliato la dose di anestetico, forse non ha considerato che quando hanno i cuccioli gli animali sono molto deboli, trasferiscono ai piccoli la loro forza vitale. Chi ha ucciso l’orsa dovrebbe finire in un bell’ufficio, con un tavolo e una macchina da scrivere. Non è adatto a stare a contatto con gli animali.
D. C’è chi ha chiesto le dimissioni del governatore, e anche del ministro all’Ambiente.
R. Figuriamoci. Bisogna fare attenzione a questi ultra-fanatici dell'ambiente, che sono temibili almeno quanto i cacciatori.
D. In che senso?
R. Sostengono teorie e fanno dichiarazioni così assurde che finiscono per sminuire la figura dell'ambientalista. Sono un boomerang. L’animalista deve essere equilibrato, deve avere buon senso, senza fanatismo. Solo così si difende davvero la natura.

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