LE INDAGINI 11 Settembre Set 2014 0600 11 settembre 2014

Omicidio Bifolco, la camorra dietro le manifestazioni

Per i carabinieri i clan fomenterebbero l'odio contro le forze dell'ordine.

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Meno controlli delle forze dell'ordine uguale più droga. Più droga uguale più soldi. L'equazione dell'orrore è disarmante nella sua semplicità.
LA STRATEGIA DELLA TENSIONE. Le ultime proteste di piazza per l'uccisione, a opera di un carabiniere, del 17enne Davide Bifolco nel rione Traiano a Napoli farebbero parte di una «strategia della tensione» alimentata dalla camorra. Lo dice un appunto riservato del nucleo informativo del Comando provinciale dell'Arma finito, da qualche giorno, sulla scrivania del prefetto di Napoli.
Lo scenario è chiaro, e se n'è anche discusso in Comune nel corso di una riunione tecnica di coordinamento nsull'ordine pubblico. Che cosa sta succedendo in città?

A Traiano la regia del clan Puccinelli

Una manifestazione a Traiano.

Nel rione Traiano, oggi comanda il clan Puccinelli dopo un periodo di faide e inchieste che lo avevano quasi raso al suolo a metà degli Anni 2000. La cosca gestisce in regime di monopolio il traffico di stupefacenti nei quartieri di Soccavo, Fuorigrotta e Pianura trattando, soprattuto, cocaina e hashish.
LA STRUMENTALIZZAZIONE DELLA RABBIA. I «servizi segreti» dei carabinieri sono convinti che l'attacco frontale alle istituzioni parta proprio dalla necessità di tenere lontane le forze dell'ordine dal territorio. Come? Sfruttando il sentimento e l'emozione del momento per la tragica morte di un ragazzo per delegittimare e rendere impraticabile il controllo da parte dello Stato.
Da almeno quattro giorni, infatti, il rione Traiano è un bunker dove gazzelle e volanti hanno rinunciato a passare. Inaccessibile per le divise, ma presidiato giorno e notte dalle sentinelle del clan che sorvegliano il flusso di tossici che acquistano le dosi negli scantinati riempiendo di bigliettoni i forzieri dell'organizzazione.
L'appunto del nucleo informativo dell'Arma si sovrappone, nelle conclusioni, all'attività di intelligence che la Digos partenopea sta conducendo in parallelo sui disordini nell'area nord-occidentale del capoluogo.
IN CORTEO AFFILIATI AL CLAN. Anche gli 007 della Questura, infatti, sono al lavoro per identificare l'habitat in cui è nata la ribellione dei residenti che hanno inscenato sit-in e blocchi stradali contro lo «Stato che non protegge, ma ci uccide». Alcuni dei partecipanti sono stati riconosciuti dagli inquirenti come soggetti appartenenti alle fazioni criminali locali.
Uno spunto investigativo - frutto, con tutta probabilità, di colloqui dei militari con informatori e doppiogiochisti del clan - che potrebbe trasformarsi in un'attività d'indagine vera e propria se l'escalation di intolleranza e di aggressività, nei confronti dell'Arma, diventasse ancor più evidente.

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