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SPIRITO ASPRO 12 Settembre Set 2014 1619 12 settembre 2014

Floris, Diciannovequaranta lontano dal successo

La striscia su La7 non decolla ancora. Segno che innovare nella tivù è una mission quasi impossible.

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Giovanni Floris.

C'è un padron 'Ntoni dentro ognuno di noi, anche se non abbiamo mai letto i Malavoglia, nemmeno a pezzi nell'antologia delle scuole medie. Padron 'Ntoni è il patriarca della famiglia di pescatori siciliani protagonista del romanzo di Verga, anziano custode delle tradizioni secolari e infallibile cecchino armato di proverbi calibro 9 di cui impallina chiunque non si comporti secondo i precetti degli avi.
LA MALEDIZIONE DI PADRON 'NTONI. Appena un nipote prova a intraprendere qualcosa di nuovo, parte la raffica di adagi portasfiga - e difatti tutti i nipoti finiscono uno peggio dell'altro - il che fa di padron 'Ntoni uno dei più colossali menagramo (anzi, «gufi», come si dice ora) della letteratura italiana. È l'anti-Gattopardo: per lui bisogna che tutto rimanga com'è perché tutto rimanga com'è, e uno dei suoi motti preferiti è: «Chi lascia la via vecchia per la nuova peggio trova».
LA SFIDA DI GIOVA. Con Giovanni Floris traslocato da Raitre a La7 con biglietto di prima classe e già in debito di audience con la sua striscia preserale di approfondimento, siamo tutti come il nonnetto dei Malavoglia: Floris non doveva cambiare, era meglio continuare con mamma Rai e il collaudatissimo Ballarò, ecco cosa succede a chi non si accontenta. Per inciso, i critici più spietati sono i medesimi che pochi mesi fa si lamentavano per la ripetitività del talk del martedì e invitavano Floris a rinnovarsi.
LA SOLITA MINESTRA. Ora, rinnovare qualcosa nella tivù generalista italiana è facile come far germogliare petunie in un deserto salato, e difatti Floris riproporrà a La7 la vecchia formula con Crozza e Pagnoncelli, con il pedestre titolo Dimartedì.
La Rai, anziché approfittare della fuga di Floris per sperimentare nuove formule, affida Ballarò a uno dei suoi ospiti più affezionati, l'aitante 50enne Massimo Giannini, coadiuvato da un nuovo comico di nome Roberto Benigni.
STRISCIA L'AUDIENCE. La striscia quotidiana, Diciannovequaranta (se questi due sono i migliori titoli partoriti da Giova e dai suoi collaboratori ci domandiamo con terrore quali dovevano essere quelli scartati), era il pet-project che Floris accarezzava da tempo e cui la Rai aveva detto no, e, con tutti i suoi difetti, rappresenta l'unica novità, la scommessa, la sperimentazione: un info-appetizer confezionato da un grande chef per ingolosire l'audience attirandola verso il tg di Mentana ai danni della concorrenza.
Purtroppo è un appetizer servito all'ora sbagliata, quando il pubblico in grado di apprezzarlo è ancora in auto di ritorno dal lavoro o cerca senza successo un parcheggio sotto casa con la Zanzara di Radio24 a palla.
PALINSESTO AVVERSO. Chi è davanti alla televisione a quell'ora ha una certa età e gusti semplici: preferisce i pacchi e le tombole alle interviste a Susanna Camusso, e la troverebbe solo nel contesto dei Soliti ignoti, il quiz delle identità nascoste: «Ecco i miei indizi: non amo le tinture per capelli. Mi piace andare in barca a vela. L'associazione che dirigo un tempo era molto importante».
Floris, che è esperto uomo di televisione, lo sapeva, eppure ci ha provato ugualmente. Può anche sentirsi un piccolo dio del talk politico e chiedere ingaggi da Pallone (gonfiato) d'Oro, ma per quanto vanitoso e tendente ad allargarsi come tutti quelli che conducono un programma di successo circondati da una squadra di fedelissimi, non poteva non sapere di rischiare qualcosina, però ha rischiato. La temerarietà è uno dei pochi lati positivi della presunzione.
NUMERETTI DI DAMOCLE. Ehi, qui i rischi si misurano solo in punti di audience, non si tratta di questione di vita o di morte: ma chi ha lavorato anche per poco in televisione conosce bene la spasmodica dipendenza da quei numeretti che vogliono dire prestigio, soldi e sponsor. È troppo presto per parlare di flop di Diciannovequaranta, anzi, sarà interessante osservare quali strategie escogiterà Floris, a parte le solite trasfusioni di Crozza fresco, per risollevare le sorti della sua striscia.
Ma onore al merito: a parità di ipertrofia dell'ego e superstipendi, meglio l'azzardoso Floris di Santoro, che fa lo stesso programma da quasi 30 anni e si avvia a diventare il Corrado del talk politico.
CAIRO ALL NEWS. Il problema, semmai, è un altro. Il menù giornaliero servito dalla rete di Cairo per questa stagione televisiva consisterà quindi in un antipasto-Floris, seguito da una pietanza-Mentana e coronato dal dessert-Gruber. Ma dalla prossima settimana, per tre giorni su sette, dopo il dolce verrà servita un'altra abbondante portata di informazione chiacchierante con i talk di Formigli, dello stesso Floris e di Santoro, con Omnibus Notte come contorno, roba da saturare perfino i cecchini di Twitter che pattugliano tutti i salotti politici dell'etere per sparare battute e commenti.
Se padron 'Ntoni vivesse nell'epoca dei social network, sarebbe una tweetstar.

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