SENTENZA 12 Settembre Set 2014 1024 12 settembre 2014

Pistorius condannato: omicidio colposo

Il giudice: «Nessuna premeditazione».

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Nessuna premeditazione, ma omicidio colposo.
Questa è la formula con la quale l'atleta paraolimpico Oscar Pistorius è stato condannato dal giudice Thokozile Masipa del tribunale di Pretoria per la morte della sua fidanzata, Reeva Steenkamp. Il giudice ha ritenuto quindi che l'ex campione non abbia avuto intenzione di uccidere la modella. Resta da stabilire l'entità della pena: il reato di omicidio colposo, infatti, nell'ordinamento giuridico sudafricano, non ne ha una prescritta e prevede fino a un massimo di 15 anni (foto). Ragionevolmente, in questo caso, non dovrebbero essere più di 10.
STUPORE PER IL VERDETTO. Oscar Pistorius è rimasto impassibile, senza lasciar trapelare alcuna emozione, mentre il giudice pronunciava la sentenza.
Il verdetto ha stupito alcuni giuristi sudafricani, che lo hanno interpretato come un messaggio pericoloso in una società già segnata da un altissimo livello di violenza, in particolare contro le donne. Il penalista Martin Hood, ad esempio, si è detto convinto che «la giudice verrà criticata da una parte significativa della magistratura e del mondo giudiziario». Un altro avvocato di Johannesburg, Audrey Berndt, ha specificato alla stampa internazionale che in Sudafrica, per condannare qualcuno per omicidio volontario, è necessario dimostrare l'intenzione di uccidere al di là di qualsiasi ragionevole dubbio: «In questo caso, rimangono dei dubbi».



L'INTENZIONE NON SI PUÒ PROVARE. Il punto che il processo ha dovuto accertare era proprio la presunta intenzione di uccidere da parte di Pistorius: secondo l'accusa, infatti, si è trattato di omicidio volontario. Secondo la difesa, invece, di un incidente, perché l'atleta sarebbe stato convinto della presenza di un intruso, un ladro, nascosto nel bagno. Il giudice, al termine del dibattimento, ha dichiarato che «la procura non ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che l'accusato sia colpevole di omicidio con premeditazione». Masipa ha, tuttavia, riconosciuto che «una persona ragionevole nella sua posizione avrebbe previsto la possibilità che una persona dietro la porta potesse essere uccisa da colpi d'arma da fuoco e avrebbe preso le misure per evitare conseguenze di questo tipo, cosa che l'imputato non ha fatto».
LIBERO SU CAUZIONE. Fino al 13 ottobre, quando il tribunale si riunirà di nuovo per stabilire la pena, Pistorius resterà libero su cauzione, ha deciso la giudice, che ha inoltre riconosciuto lo stesso atleta «colpevole» di possesso di armi, per un altro episodio: quello di una serie di colpi di arma da fuoco sparati in un ristorante poche settimane prima della morte di Reeva. La giudice lo ha ritenuto «non colpevole», invece, per i colpi sparati in un'altra occasione, dal tettuccio trasparente della sua auto.
UN PROCESSO LUNGO E TRAVAGLIATO. Il processo a Blade Runner è stato lungo e travagliato, con un susseguirsi di colpi di scena, e un Pistorius non sempre impassibile, anzi spesso arrogante e troppo sicuro di sé, come se fosse al di sopra della legge. Ma non è stato sempre così: non di rado l'atleta ha vomitato, in particolare quando il mastino Gerrie Nel, che rappresentava l'accusa ed è probabilmente il grande sconfitto di questo processo, gli ha fatto vedere le fotografie del corpo martoriato di Reeve. Beffa nella beffa in serata è arrivato il commento del portavoce del Comitato paralimpico internazionale Creig Spence: «Non ci opporremo alla partecipazione di Pistorius ai giochi di Rio del 2016 se per allora avesse già scontato la pena».

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