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INDAGINI 12 Settembre Set 2014 0909 12 settembre 2014

Yara, Bossetti non era in cantiere il giorno dell'omicidio

Non era al lavoro il giorno dell'omicidio.

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Massimo Giuseppe Bossetti.

La posizione di Giuseppe Massimo Bossetti si aggrava. Il muratore, accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio, il 26 novembre 2010, giorno in cui la ragazza è stata uccisa, non era andato a lavorare.
Il dettaglio è emerso dalle indagini degli inquirenti, e smentisce il racconto di Bossetti, che durante l'interrogatorio del 19 giugno 2014, aveva detto al giudice: «Passavo dalla zona del centro sportivo perché tornavo dal cantiere di Palazzago e andavo a casa».
NON ERA IN CANTIERE. Alla domanda su cosa avesse fatto quel giorno, Bossetti aveva risposto di essere andato al lavoro, e alla sera di essere rimasto a casa a guardare la tivù con la famiglia, e di avere una vita «abitudinaria».
In realtà, come ha riportato il Corriere della Sera, Bossetti non aveva una vita così abitudinaria, e spesso si assentava dal cantiere. Così come il giorno dell'omicidio. Gli inquirenti hanno ricostruito la giornata del muratore grazie ai colleghi, che hanno confermato che non si trovava in cantiere il pomeriggio del 26 novembre.
NELLA ZONA DELL'OMICIDIO. Anche le telecamere hanno incastrato Bossetti, che era con il suo furgone nei pressi della palestra dove c'era anche Yara, e il telefono è stato un altro elemento che incastra il muratore, visto che il telefono della ragazzina ha agganciato la stessa cella di quella di Bossetti.
Il muratore ai magistrati aveva detto di recarsi nella zona dove è sparita Yara per andare a trovare il fratello e andare dal commercialista. Ma le indagini hanno fatto emergere che queste visite erano saltuarie, mentre nelle settimane prima della scomparsa della ragazza, la presenza di Bossetti nella zona era costante.

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